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A Gerusalemme, la Maglia Rosa è tornata a casa

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Dall’alto, un mare di case, l’una vicina all’altra, abbracciate alle colline. E’ Gerusalemme.

C’è storia dentro ogni pietra, in questa Città di Pace. Dentro quella delle sue case, antiche di 3mila anni. Dentro quella del Muro del Pianto, il simbolo più importante del Giudaismo, fatto erigere da Erode durante il rinnovamento del Secondo Tempio della città. La pietra della Chiesa delle Chiese, la Basilica del Santo Sepolcro, il simbolo più caro al cristianesimo, che ricorda dove Gesù venne crocifisso e sepolto. La pietra della Spianata delle Moschee, dove vi è la Cupola della Roccia, completamente rivestita d’oro, e la Moschea al-Aqsa. Dentro Gerusalemme si fondono le tre religioni monoteiste più seguite al mondo, perché, fondo, Gerusalemme è storia un po’ di tutti.

E’ storia di Rohan Dennis, rimasto col fiato sospeso e la risata isterica, cercando in ogni modo di non pensare agli avversari che ancora sarebbero dovuti arrivare. Gli occhi rivolti al monitor, le speranze alla Maglia Rosa, che tanto sperava di indossare. Invece no, lo schiaffo è arrivato.
Due secondi, il tempo di un respiro. Tom Dumoulin ha aperto i giochi esattamente come li aveva chiusi. E la Maglia Rosa, possiamo dire, è tornata a casa. Nel giorno del Campione del Mondo, c’è anche il dolore di Chris Froome e Miguel Angel Lopez, caduti durante la ricognizione, un po’ ammaccati, ma al traguardo con un po’ di ritardo; e soprattutto quello di Kanstanin Siutsou caduto anche lui, ma tornato a casa con una frattura ad una vertebra lombare.

 

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Ma oggi è anche il giorno di Gino Bartali, “Giusto tra le nazioni” dal 2013, cittadino onorario di Gerusalemme per quelle che lui definiva “medaglie appese all’animo e non alla giacca”, per quel bene che “si fa, ma non si dice”. Salvò più di 800 ebrei durante la guerra, ma nessuno lo seppe mai prima che lui lasciasse questa terra; il suo nome è anche inciso nel Muro dei Giusti nel mausoleo dedicato alla Shoah. Questo Giro è tutto per lui, e a Gino, credo, sarebbe garbato molto.

E’ Città di Pace, Gerusalemme, nonostante tutto quello che le sta intorno. Se ne sta lì, innocente culla culturale in mezzo a conflitti che non le appartengono. Il Giro è andato a trovarla, a viverla, a respirare i suoi odori di spezie, profumi e tradizioni. Il Giro, che come nessun’altra corsa sa dare un significato alla parola “famiglia”. Il Giro, che oggi è finalmente partito e che, proprio come Gerusalemme, è storia di tutti noi.

 

A cura di Giulia Scala per InBici Magazine

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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