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Road World Championship Innsbruck - Tirol 2018 - Men Elite Road Race 258,5 - 30/09/2018 - Alejandro Valverde (Spain) - photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2018

ALEJANDRO VALVERDE, LA VITA CHE SI AUTOCELEBRA

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C’è un traguardo, incastrato in una stradina di una città austriaca famosa per un tetto d’oro. Innsbruck, che oggi è il nostro centro del mondo. Innsbruck, che è una perla piccolissima, dall’infinita bellezza di viuzze che paiono opere d’arte, con la strada principale con le insegne in ferro battuto, che danno quel sapore di antico ed elegante anche alle catene di fast food uguali in ogni luogo del globo. Innsbruck, il caldo suono dell’amore e delle vibrazioni armoniche delle biciclette. Sono ovunque da una settimana, le biciclette. Portano aria pura e serenità. Passione e sentimenti buoni.

Innsbruck è stato inferno, per circa tre chilometri, quando la crudeltà della montagna ha portato le ruote a impennare su asfalto inclinato al 28% di pendenza. Allucinazione, forse. Massacro, sicuramente. Quasi si ribaltano i loro esili corpi, dai muscoli così tesi da sembrare corde di violino sottoposte alla troppa foga del musicista impazzito. Si piegano in avanti, oltre i manubri, senza sapere quali pensieri tirare fuori in quei minuti di sforzo sovrumano. Quasi sbandano, in cima, quando tutto è finito, confusi e stremati. Manca ancora una discesa, poi sarà questione di spietatezza informale. Hanno nomi ben definiti, ma oggi corrono per la bandiera che hanno dipinta addosso.

Oggi niente ordini, solo resistenza.

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Un canadese, un francese e uno spagnolo. Quasi una barzelletta anni ’80. “E che ci fa un trio del genere in una città come Innsbruck, famosa per il tettuccio d’oro?” si potrebbe quasi pensare. Si gioca un pezzo importante di vita. Una maglia, un simbolo, un modo di essere. Perché ad Innsbruck, la città famosa per il tetto d’oro, oggi, si diventa Campione del Mondo. Ecco perché sono lì, quei tre, e perché hanno paura dell’olandese che sta rientrando. L’olandese, che ad un certo punto, in quei tre chilometri di inferno mascherato da strada nei boschi, ha dato tutto, pur di essere insieme a quel trio da barzelletta anni ’80.

Lo spagnolo ha la barba incolta, forse per effetto della scaramanzia. Pare un grido disperato di un animale ferito, il suo ultimo scatto. Sono 300 i metri della sua volata, sempre davanti agli altri tre (nel mentre, l’olandese è rientrato). Sono molti di più i giorni in cui aveva immaginato un giorno come questo, dove il sole lo aveva sempre accompagnato, dove tutto era stato finalmente perfetto. Su quel traguardo, incastrato in una stradina di una città austriaca famosa per un tetto d’oro, si è realizzato un destino. Si è scritto il presente bellissimo di un uomo che combattuto, perseverato, costruito e lottato, ha perso e subìto.

Ma è sempre stata grande la sua voglia di essere, finalmente, raccontato come Campione del Mondo.

Alejandro Valverde, lo spagnolo dalla barba incolta, ha pianto due volte, dopo aver tagliato un traguardo. Una, a Liegi, lo scorso anno. Era appena scomparso un amico. L’altra, oggi, sulle strade dove quell’amico aveva vinto per l’ultima volta. E’ la vita che si autocelebra.

Alejandro Valverde, cuore e medaglia d’oro, “e un arcobaleno come braccialetto”.

 

A cura di Giulia Scala per InBici Magazine

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