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BARTALI, LO STORICO: “NON SALVO’ NESSUN EBREO”. LA COMUNITA’ E LA FAMIGLIA DIFENDONO LA MEMORIA

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


E’ polemica in seguito alle tesi riportate dagli storico Marco e Stefano Pivato nel libro L’ossessione della memoria. Secondo quanto riportato nel volume, quella di Gino Bartali che salvò gli ebrei nel corso della seconda guerra mondiale, portando con sé anche dei documenti importanti mentre andava ad allenarsi, sarebbe tutta una storia inventata.

Secondo quanto riporta Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, gli storici sostengono che questa storia si sarebbe alimentata «anche grazie a quella mancanza di tutele della storia rispetto a una serie di memorie ripescate a decenni di distanza, di sentito dire, di sussurri e supposizioni di seconda e di terza mano».

Gli storici autori del libro sostengono che la leggenda di un Gino Bartali salvatore degli ebrei sarebbe dovuta ad «amici, parenti e tifosi di ciclismo che attribuiscono al campione un ruolo destinato ad aumentarne il fascino già straordinario non solo per via della rivalità con Fausto Coppi. Una parte non secondaria è svolta dai politici sempre pronti a cavalcare l’onda della popolarità e a trasformare gli eventi in consenso elettorale. E questo nonostante non un solo documento e neppure una testimonianza credibile certifichi il suo ruolo di “postino della pace”».

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Nel 2006, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi consegnò alla moglie di Gino Bartali, Adriana, la medaglia d’oro al valor civile «per aver salvato almeno 800 ebrei».

Attraverso un comunicato stampa, la famiglia Bartali difende la memoria del grande campione di ciclismo: Prendiamo totalmente le distanze da iniziative che intendono dare una rappresentazione distorta delle vicende che hanno visto Gino Bartali tra i protagonisti dell’impegno umanitario e solidale nei confronti dei perseguitati dal nazifascismo. Ricordiamo che, aldilà dei suoi grandi meriti sportivi, Gino ha ricevuto molte onorificenze tra cui, significativa, il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni dallo Yad vashem nel 2013, la medaglia d’oro al Valor Civile ricevuta postuma nel 2006 da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele nel 2018.

Oltretutto, secondo quanto riporta Stella, ci sono alcune testimonianze dirette sull’impegno di Bartali, tra le quali quella dell’avvocato fiorentino Renzo Ventura, che da otto anni vive in Israele: «Io sono in possesso di quattro carte d’identità false. Una di mio nonno, una di mia nonna, una di mia zia e una di mia mamma. E sono cresciuto sentendo dire in famiglia, in ogni momento, che quei documenti li dovevamo a Gino Bartali. Lo so, da avvocato, non è una testimonianza diretta. Ma io, in casa, per anni e anni, prima che se ne parlasse sui giornali, solo questo ho sentito da mia mamma: dovevamo la nostra vita a Gino Bartali».

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Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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