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BERZIN: “IL RITARDO DELL’UCI SU FROOME NON E’ GIUSTIFICABILE, E IL SISTEMA ANTIDOPING E’ VECCHIO”

Eugenij Berzin è ad Aprica, in occasione della Granfondo Internazionale Gavia e Mortirolo. L’ex corridore, vincitore del Giro d’Italia e della Liegi-Bastogne-Liegi nel 1994, sarà autore di un gesto molto significativo: domani, durante la gara, depositerà una corona di fiori sotto il monumento di Marco Pantani presente sul Mortirolo, la salita che ha fatto conoscere al mondo intero il Pirata di Cesenatico. 

Marco Pantani mise in mostra tutta la sua classe proprio nella Merano-Aprica, il 5 giugno 1994. Berzin era in maglia rosa, e la difese con le unghie e con i denti contro uno scatenato Pantani, che andò a vincere la tappa davanti a corridori già di gran lunga affermati come Miguel Indurain e Claudio Chiappucci. L’occasione della visita di Eugenij Berzin presso il bus di InBici Magazine alla Granfondo Internazionale Gavia e Mortirolo è una bella occasione per parlare non solo del passato, ma anche del presente e del futuro del ciclismo.

Quel giorno è stata veramente dura difendere la maglia rosa. Che ricordi ha di quella tappa?

“Si arrivava proprio ad Aprica. Mi ricordo che mi sono salvato da Marco in classifica generale. Quel giorno ho seriamente rischiato di perdere la maglia rosa. In quel Giro noi non avevamo nulla da perdere, io e Marco abbiamo corso insieme da giovani, eravamo alla nostra seconda partecipazione alla corsa rosa e siamo andati fortissimi. Credo che i suoi attacchi non se li aspettassero Indurain, Bugno e Chiappucci”.

Che ricordi ha del Giro d’Italia?

“Tanta fatica ma bellissimi ricordi. Ma mi ricordo anche i tanti sacrifici fatti, perchè quando arrivi al via della corsa rosa hai già macinato tantissimi chilometri in allenamento. Sono tanti i corridori che vogliono vincere la maglia rosa, quindi ogni giornata non è mai semplice”.

Le è piaciuto il Giro d’Italia di quest’anno?

“Sì, sono anche andato a vedere una tappa, quella da Abbiategrasso a Pratonevoso. E’ stato un Giro molto controllato fino alla fine, poi Chris Froome ha dimostrato la sua superiorità negli ultimi giorni. La sua azione nella tappa di Bardonecchia mi ha ricordato il ciclismo degli anni ’90 perchè non si vedeva da tanto tempo un corridore andare in fuga così da lontano per cercare di ribaltare la classifica generale. Tom Dumoulin è stato molto regolare, ma questo non gli è bastato perchè il Giro è molto lungo, dura 23 giorni: quante persone abbiamo visto andare forte all’inizio e poi non regge più negli ultimi giorni? Sono tanti i fattori che possono incidere nell’ultima settimana”.

Che opinione ha su Chris Froome?

“E’ sicuramente un corridore che va forte. Se vince 4 Tour de France, un Giro e una Vuelta vuol dire che deve per forza andare forte. Poi posso dire che mi piace il suo stile in bici. Per la posizione da crono è impeccabile, ma sulla bici normale sembra quasi una rana. Probabilmente sarà lo stile del futuro su quella posizione. Però va forte, vuol dire che ha ragione lui”.

E sul tanto discusso caso salbutamolo che ha coinvolto Froome, che idea si è fatto?

“Secondo me quelli che hanno il potere, eventualmente, di squalificare Froome devono prendere una decisione in fretta. Non è giusto che stia lì in ballo per mesi, non è possibile che dopo 2 o 3 anni saltino fuori i problemi. Questo ritardo nella sentenza non è giustificato. Faccio un esempio: domani è domenica, c’è la festa, della Granfondo, ma lunedì è finita. Finita la festa, è finito tutto. Quindi: o si decide subito, oppure non se ne parli più. Il mondo del ciclismo è cambiato tanto ma il sistema antidoping è molto vecchio. E poi non è possibile che in ogni grande gara ci sia sempre qualche discorso riguardo vecchie storie dell’antidoping. A cosa serve? Solo per giustificare le spese dell’UCI? Il tempo per prendere le decisioni c’è anche prima, non è necessario aspettare così tanto”.

 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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