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BUCHE SULLE STRADE ABRUZZESI: L’AMMINISTRAZIONE VIETA IL TRANSITO A CICLI E MOTOCICLI INVECE DI SISTEMARLE

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


A causa delle buche troppo pericolose nel Parco Nazionale d’Abruzzo, la Provincia dell’Aquila, con un’ordinanza del dirigente Francesco Bonanni, ha disposto il divieto di transito ai veicoli su 2 ruote (biciclette e motocicli) su 25 strade diventate pericolose a causa delle buche.

A rendere pubblica la notizia sono diversi siti di informazione locale in Abruzzo. Il tutto nasce in seguito all’incidente di Angelo Pascale, caduto durante una gita in moto sulla strada tra Villetta Barrea e Civitella Alfedena. Siamo nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, una zona frequentata moltissimo sia da motociclisti che da ciclisti per via delle bellissime salite e delle meraviglie naturali che offre il Parco.

Il motociclista ha perso la vita in quanto ha preso in pieno una buca che lo ha fatto finire fuori strada, perdendo la vita sul colpo. In seguito a questo incidente mortale, è stata presa la decisione di chiudere le strade ai veicoli a due ruote, quindi non solo ai motocicli ma anche alle biciclette.

Si tratta di un provvedimento che sta suscitando molte polemiche, sia dagli albergatori e ristoratori locali che dalle associazioni dei motociclisti. Molto probabilmente, presto anche i ciclisti scenderanno sul piede di guerra. Il ciclismo è infatti una delle attività che riesce a portare degli introiti importanti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, con tanti turisti che ogni anno vengono a pedalare in uno dei polmoni verdi più belli d’Italia.

Come riporta il sito Abruzzoweb, Serenella Masci, titolare del Ristorante Serena, sul lago di Campotosto, afferma: “Lo scorso week-end abbiamo avuto circa 200 motociclisti e ormai, da quando c’è stato il terremoto, è l’unico tipo di introito sul quale possiamo contare. Questi posti, una volta meta di villeggianti anche settimanali, adesso vengono scelti solo come meta di passaggio e se chiudono le strade al transito di bici e moto, noi siamo condannati alla rovina. Stiamo tentando di ricominciare a fatica dal disastro causato dal terremoto e dallo scorso inverno, chiudere una strada, invece di riparare le buche per noi è la fine! Viviamo solo di questo, non abbiamo altro e veramente non so davvero adesso cosa pensare”.

La chiusura della Forca D’Acero, una delle salite più ricercate dai ciclisti, e di tante altre strade, è sicuramente un brutto colpo al cuore per tanti appassionati, che ora dovranno pedalare su altre strade. Nell’attesa che un giorno le buche vengano finalmente sistemate.

 

 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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