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CHAVES: “BISOGNA CREDERE NEI SOGNI. 10 MESI FA ANDAVO A 8 KM/H IN SALITA…”

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Esteban Chaves ottiene una vittoria da impazzire. Il corridore colombiano ha dimostrato di avere ancora i numeri del Giro d’Italia 2016, anno in cui lottò fino alla fine con Vincenzo Nibali per la conquista della maglia rosa. Dopo quell’anno, una serie di problemi hanno caratterizzato la carriera di Chaves: prima un problema al ginocchio, che gli ha impedito di gareggiare per tutta la prima parte del 2017, poi, l’anno dopo, ha contratto il virus di Epstein-Barr, che lo ha fatto stare lontano dalle corse per 8 mesi, fino allo scorso febbraio. 

Nonostante questo, nel 2018 Chaves è riuscito a vincere la tappa sull’Etna, ma quella al Giro d’Italia è stata la sua ultima apparizione in gara per lo scorso anno. Mesi lunghi e duri, lottando contro questo virus che, alla fine, non ha avuto la meglio. Esteban è tornato, più forte che mai.

“Bisogna credere ai sogni, non bisogna mai mollare. Dopo il 2016 ho avuto qualche problema non solo fisico, tante piccole cose riguardo la mia vita. Ma non ho mollato, sono sempre stato con la mia famiglia e la mia squadra, i miei amici, i ragazzi della mia fondazione, sono tutti incredibili e sono sempre stati vicini a me. Oggi è il giorno della liberazione, l’ultima salita è stato il riassunto di questi ultimi due anni della mia vita: bisogna crederci, provarci sempre perché prima o poi gli altri si staccheranno e potrai tagliare il traguardo tutto solo”. 

Esteban Chaves è felice per i complimenti che Vincenzo Nibali gli ha fatto: “Siamo rivali in corsa, ma penso che al di fuori tutti noi siamo amici, per questo lui ha sorriso di fronte alla mia vittoria. Ho visto una foto di Vincenzo e Antonio insieme sul Mortirolo: ieri era il compleanno di mio fratello, ha compiuto 22 anni, milita nella nostra squadra Under 23 e spero un giorno di poter correre il Giro d’Italia insieme a lui”. 

Rispetto al 2016, il colombiano della Mitchelton-Scott è maturato: “dal 2016 al 2019 sono passati tanti anni, ho sempre l’animo di un bambino che sogna di vincere una grande corsa, ma quando passi questi momenti difficili affronti tutto con una maggiore maturità. 10 mesi fa ero in Colombia a fare due ore in bici e tornavo a casa morto, andavo su in salita a 8 km/h, ora invece ho vinto una tappa del Giro d’Italia. Ho lavorato tantissimo per farmi trovare pronto perché ho voluto provarci fino alla fine. I miei genitori? Non sapevo che oggi avrei vinto, loro sono qui perché da quando avevo 8 anni vedevo il Giro alla tv con mio padre: la vittoria più importante, per me, è essere al Giro d’Italia”. 

 

Da San Martino di Castrozza, Carlo Gugliotta per InBici Magazine

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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