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COMMENTOUR – LE LACRIME DI PINOT SONO QUELLE DI TUTTI NOI

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Ci ho pensato a lungo prima di scrivere questo articolo, ma non potevo sottrarmi dall’emozione che tutti noi abbiamo provato ieri al momento del ritiro di Thibaut Pinot. Il dispiacere arriva non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto da quello umano. Già, perché questi corridori, che a volte sembrano delle macchine nate per sprigionare watt su watt, sono prima di tutto delle persone, che fanno dei sacrifici incredibili per farsi trovare pronti al grande appuntamento.

Il corridore della Groupama-FDJ pedala, ma non riesce a sprigionare forza sui pedali. Cosa succede? Ieri ha sbattuto contro un’altra bici. Una cosa che può capitare, quante volte gli sarà successo nella sua vita? E invece no, stavolta non è come le altre volte: la fatica si trasforma in minuti di ritardo. Un minuto, due minuti, tre minuti. E la classifica generale? Non era oggi la tappa in cui Pinot avrebbe potuto fare la differenza in salita, lui che è sempre sembrato il più brillante rispetto alla concorrenza?

E invece no, e invece questa bici non vuole saperne di andare avanti. Sono tutti troppo lontani, e Thibaut inizia a piangere. L’obiettivo è fallito. Mesi di lavoro per ritrovarsi con un DNF in questa edizione del Tour de France. 

Quante volte noi stessi ci siamo trovati nella stessa situazione di Pinot? Quante volte abbiamo lavorato duramente per raggiungere un obiettivo, sacrificando magari del tempo agli amici e alla famiglia, per poi vedere tutti i nostri progetti andare a monte per un piccolo incidente?

Quante volte facciamo le cose con tutto l’impegno del mondo per poi vedere tutto andare male?

Il ciclismo è come la vita: è crudele. Il ciclismo è capace di essere spietato come poche altre cose al mondo. E in quel momento pensi davvero di aver buttato via tutto. 

L’abbraccio del compagno di Pinot, però, è anch’esso metafora di questa vita. Perché sappiamo che ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra possibilità, un nuovo avvenire. E allora vale davvero la pena stringere i denti.

 

Da Tignes, Carlo Gugliotta per InBici Magazine

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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