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GIRO DI COMMENTI – PREPARARE IL GIRO IN MENO DI 20 GIORNI: FROOME, DUMOULIN E PINOT POSSONO

Riprendendo l’ottimo ragionamento fatto da Stefano Garzelli quest’oggi ai microfoni della Rai, c’è un numero che balza all’occhio per gli amanti delle statistiche: 12. Sono i giorni di gara che ha affrontato Tom Dumoulin per preparare al meglio questo Giro d’Italia.

 

Sia chiaro, questo non vuol dire che l’olandese ha preparato il Giro in soli 12 giorni: vuol dire semplicemente che ha preferito fare molti allenamenti in altura piuttosto che gareggiare contro gli avversari. A questo c’è un pro, ovvero beneficiare dei lavori e programmare al meglio la corsa rosa; ma c’è anche un contro, quello che non si potrebbe avere un buon ritmo di gara.

14 sono invece i giorni di gara che hanno visto impegnato Thibaut Pinot; anche il corridore francese si è visto poco fino ad oggi, ma la sua preparazione è stata fino ad oggi molto efficace visto che ha già vinto il Tour of the Alps. Un altro che si vede poco nel corso dell’anno è anche Chris Froome, che ha preparato il Giro con 17 giorni di gare nelle gambe.

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Oltre i 20 giorni di gare disputate prima del Giro troviamo Aru (23 giorni), Pozzovivo (24 giorni) e la maglia rosa Simon Yates, che è il corridore che ha corso più di tutti, con 25 giorni di gare nelle gambe. In sostanza, è difficile trarre delle conclusioni: ad oggi il corridore che ha gareggiato di più ha la maglia rosa, ma è anche vero che Tom Dumoulin lo scorso anno vinse il Giro con soli 13 giorni di gare svolte prima del grande appuntamento con la corsa rosa.

Di sicuro, questi sono numeri che ci fanno capire come, purtroppo, si gareggi sempre meno: ci sono degli obiettivi da raggiungere e non si possono sprecare energie nelle corse “minori”.

Quale sarà la prima conseguenza di questo tatticismo? Sicuramente il fatto che le corse più piccole, non avendo grandi nomi alla partenza, faranno sempre più fatica a farsi notare, e calando l’interesse calerà anche l’attenzione dei loro sponsor, con il rischio di chiusura. Inoltre, in questo modo i corridori sembreranno sempre più “distanti”, ancorati a quei due o tre obiettivi stagionali e basta.

Il ciclismo cambia, ma – per fortuna – non lo spettacolo che ci sta offrendo in questi giorni il Giro d’Italia.

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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