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IL CALCIO E’ RIPARTITO, ORA ASPETTIAMO LE REGOLE PER IL CICLISMO

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


E’ inutile nasconderlo, anche perché tutti possono vederlo sui social: la pagina Facebook del ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, è stata presa di mira da diversi rappresentanti degli altri sport, i quali stanno chiedendo a gran voce di far ripartire le varie discipline con regole certe.

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Non sono poche, infatti, le persone che si stanno lamentando del fatto che sia ripartito solo il gioco del pallone nel corso di questi ultimi giorni, e che ieri si sia disputata la finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico di Roma.

Iniziamo dicendo che il calcio sta seguendo un protocollo ben preciso, una serie di regole che dovranno essere seguite, a grandi linee, anche dalle altre discipline sportive. Bisogna partire da un presupposto: i calciatori professionisti sono (numericamente) pochi, stanno svolgendo dei ritiri continui e si sottopongono continuamente a tamponi, pagati dalle squadre di appartenenza. Tutto può succedere, ma è anche vero che ci troviamo in una fase in cui la parola d’ordine deve essere ripartire, ed è giusto che lo si faccia sulla base di regole ferree che staff e calciatori devono seguire.

Il ministro Spadafora

Venendo al nostro ambito, quello del ciclismo, sembra chiaro che tutte le squadre debbano adeguarsi a rispettare una serie di regole. Anche in questo caso, il numero dei ciclisti professionisti non è grandissimo, e le formazioni dovranno gestire il protocollo facendo sottoporre i corridori a test continui, facendo rimanere tutti loro il più tempo possibile in ritiro. Una sorta di “isolamento di gruppo”, che permetterà piano piano a tutti di rimettersi in gioco.

L’unica vera nota stonata è il fatto che ad oggi, 18 giugno, non siano ancora state stabilite le regole per la ripartenza del ciclismo. Rispetto al calcio esiste infatti un grande problema: se il gioco del pallone può essere svolto in una struttura chiusa, lo stadio, il ciclismo si svolge all’aria aperta, e bisogna quindi gestire anche quella che è la componente più bella e romantica del ciclismo, il pubblico. Quello che viene da pensare è che nella fase di convivenza con il Coronavirus vedremo il pubblico del ciclismo sempre più distante dai corridori: non sarà bello da vedere, ma almeno si riparte.

L’augurio, quindi, è che con la ripresa del calcio si possa finalmente parlare anche di ripartenza di tutti gli altri sport, con norme anti-contagio ben precise. Regole che dovranno essere ben chiare anche nel ciclismo giovanile: le squadre fanno sempre più difficoltà ad andare avanti, e lo stop per il Covid-19 non aiuta quelle piccole formazioni che hanno permesso ai grandi campioni di crescere. Ormai non c’è più tempo per aspettare, l’1 agosto è dietro l’angolo: se vogliamo salvare la stagione servono subito regole chiare e precise da parte del Governo.

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Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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