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Tour De France 2019 - 106th Edition - 9th stage Saint Etienne - Brioude 170 km - 14/07/2019 - Scenery - photo Peter De Voecht/PN/BettiniPhoto©2019

IL CICLISMO A PORTE CHIUSE NON PUO’ ESISTERE

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Il mondo del ciclismo cerca di guardare avanti, o almeno ci prova. L’emergenza Coronavirus è ben lontana dal terminare, ma la voglia di ripartire è tanta: lo sport è vita, e ripartire di slancio con il calendario ciclistico e sportivo in generale sarebbe un bellissimo slancio per tutti, al fine di riprendere la vita di tutti i giorni dopo la quarantena.

In vista di una possibile ripartenza, si fa sempre più riferimento alla possibilità che le prime gare possano disputarsi a porte chiuse. In modo particolare, l’idea di far correre delle gare di ciclismo senza il pubblico deriva soprattutto dal calcio e dagli sport che si svolgono all’interno di stadi o di palazzetti, dove la possibilità di limitare l’accesso alle persone è legata alla vendita dei biglietti.

Il ciclismo è però uno sport di massa. Il pubblico riveste una componente fondamentale di uno sport che, è necessario ricordare, vive di sole sponsorizzazioni. Offrire la possibilità a uno sponsor di entrare a stretto contatto con il pubblico è uno dei principali motivi di interesse che spongono le aziende a investire su questo sport. Questo è uno dei motivi principali per i quali ci sentiamo di dire di no all’eventualità che il ciclismo possa svolgersi a porte chiuse, anche solo per un periodo.

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Esiste poi un altro fattore, legato soprattutto a una questione “sanitaria”: impedire alle persone di recarsi a bordo strada a tifare non mette al sicuro i corridori da un possibile contagio. Basta che un componente di una squadra entri a contatto con una persona infetta da Coronavirus, anche accidentalmente, e questo può far scoppiare un vero e proprio focolaio all’interno del gruppo. Basta davvero poco: in fondo i corridori e lo staff ogni sera devono entrare in hotel, mangiare e condividere spazi comuni. La facilità del contagio da Coronavirus non aiuta sotto questo aspetto.

Tour de France 2019 – 106th Edition – 21th stage Rambouillet – Paris 127 km – 28/07/2019 – Scenery – Champs Elysees – photo Peter De Voecht/PN/BettiniPhoto©2019

Un altro fattore importante riguarda l’organizzazione: il ciclismo è uno sport nel quale non si paga il biglietto. Come si fa ad impedire alle persone di venire a bordo strada? Bisognerebbe non solo transennare partenza e arrivo di una tappa, ma anche inserire del personale che possa vigilare sulle persone, che non devono creare assembramenti. Ma in tutto questo verrebbe meno quella che è la vera poesia del ciclismo, che ne racchiude l’essenza. Vivere il ciclismo è restare per delle ore ad aspettare il passaggio dei corridori, che dura un attimo. Questa è la vera passione per questo sport. Aspettare il lancio di una borraccia, rimanere davanti ad un pullman per una foto e un autografo, cercare gadget. In una parola, aggregazione. Quell’aggregazione, che, per il momento, ci è ancora impedita.

Giornalista del sito internet www.inbici.net. Giornalista e scrittore, dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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