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Lawson Craddock (USA - EF Education First - Drapac) - photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2018

IL PRIMO E L’ULTIMO

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Il primo e l’ultimo, la benedizione e la condanna. Nello sport, nel ciclismo in questo caso, è necessario accettare la condizione di poter essere benedetti o condannati. E’ la prassi.

Ha la maglia verde, il primo di oggi, sull’arrivo. Nasconde l’arcobaleno, sotto. E’ già stato primo un’altra volta, nel giro di tre giorni. E’ stato primo tante, ma tante altre volte. Si chiama Peter, è il Campione del Mondo. Alle sue spalle, Sonny Colbrelli, che al Tour de France, primo, non lo è ancora stato; eppure, ci è quasi arrivato.

 

E a proposito di primi, oggi Toms Skujiņš è diventato il primo corridore lettone a portare una maglia da leader al Tour de France, conquistando lo speciale vessillo a pois della classifica dei GPM, oltre che lo speciale numero rosso di corridore più combattivo di giornata.

Scorrono i secondi, i minuti, più di venti. Arriva un corridore con la divisa rosa e bianca. Arriva l’ultimo. Sbuffa di fatica, mentre ferma il computerino, per ribadire anche a sé stesso che la tappa è finalmente finita. E’ stata dura, anche oggi. Da cinque giorni va avanti così, il traguardo è un miraggio sempre più sbiadito, che poi si materializza dopo un’incalcolabile sofferenza. E’ un ragazzo americano, ha una ferita ben visibile sul sopracciglio sinistro; ha ancora i punti di sutura. Soffre per una microfrattura alla scapola, che lo costringe ad assumere una posizione del tutto innaturale in bici, con la spalla leggermente portata in avanti. Entrambe le ferite le ha riportate al termine della prima tappa di questo Tour. Lawson ha deciso di andare avanti e di scommettere con sé stesso: per ogni tappa conclusa, avrebbe donato cento dollari al velodromo di Houston; dal suo esempio, è nata una raccolta fondi, che ha racimolato quasi 17mila dollari in pochi giorni. Ha promesso, Lawson, che farà di tutto per restare il più possibile.

Essere uomo è un concetto comune; il ciclista, a volte, sa anche andare oltre.

E dicono “beati gli ultimi, che saranno i primi”. Lawson non arriverà primo alla classifica agonistica, ma credo che nel cuore di molti lo sia già diventato.

 

A cura di Giulia Scala per InBici Magazine

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