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Memorial Marco Pantani 2018 - Castrocaro e Terra del Sole - Cesenatico 199,8 km - 22/09/2018 - Stefano Giuliani - photo Roberto Bettini/BettiniPhoto©2018

L’INTERVISTA – STEFANO GIULIANI: “IL CICLISMO SI STA SNATURANDO, ASSOMIGLIA AL MONDO DELLA FORMULA 1”

In occasione del suo compleanno, avvenuto il 2 gennaio, abbiamo avuto modo di parlare con Stefano Giuliani, che si prepara a vivere un’altra importante stagione con la Giotti Victoria Palomar, al suo secondo anno di attività a livello Continental. Come di consueto, il direttore sportivo abruzzese non è mai banale, e con lui abbiamo avuto modo di parlare sulla situazione generale del ciclismo mondiale.

Stefano, per il secondo anno lei è a capo di una squadra di livello Continental, ma nel 2019 sono tante le formazioni che da Under 23 hanno deciso di compiere questo passo in avanti. Quale è la sua opinione in merito?

“Penso sia una necessità, è la direzione che sta prendendo il nuovo ciclismo. Bisogna rimanere al passo con i tempi. E’ un ciclismo che diventa sempre più globalizzato: anche se la squadra che dirigo è di matrice rumena, bisogna sempre pensare a livello globale. Il problema è che secondo me non siamo sulla strada giusta. Le Professional faranno sempre più fatica, il World Tour è un sogno e a noi Continental non ci rimane altro. Sono nel mondo del ciclismo da 50 anni e devo dire che questo sport si sta snaturando, sta avendo sempre più somiglianze con il mondo della Formula 1, e se non si crea un sistema che aiuti le società diventa difficile continuare a fare attività. Io credo che l’UCI debba provare a mettere in piedi un progetto globale che permetta la distribuzione di introiti dalle squadre professionistiche alle scuole per bambini. Se non ci sarà una riforma globale il ciclismo sarà uno sport per pochi, come avviene nel motociclismo o nell’automobilismo. Anche le stesse squadre World Tour non possono essere tutte felici: i grandi giri sono tre, e su 18 squadre ci sarà sempre qualcuna che non vincerà”. 

In occasione del suo compleanno, noi di InBici l’abbiamo paragonata a Carlo Mazzone, due allenatori che fanno della veracità il proprio punto di forza.

“Mi piace molto questo paragone, amo il mondo del calcio così come quello di tutto lo sport in generale. Sono molto vicino al presidente del Pescara Calcio, Daniele Sebastiani, il quale, a mio modo di vedere, sta facendo grandi cose con la sua squadra se paragoniamo il budget dei biancazzurri a quello di altri team. La stessa cosa accade nel World Tour: ci sono sponsor che fanno investimenti enormi, ma solo 4 o 5 squadre riescono ad ottenere dei risultati molto importanti. Nel mio piccolo, spero di aver dato al ciclismo un contributo importante: sono orgoglioso delle mie squadre, dalla Cantina Tollo in poi ho sempre creato squadre con le quali sono riuscito ad emergere e sono ripartito da zero dopo aver lavorato nella Nippo Vini Fantini. E penso che se con poco fai tanto, con tanto fai tantissimo”. 

Nel 2019 sua squadra ha ottenuto il supporto di partner molto importanti: vuol dire che c’è ancora attenzione in questo mondo nonostante le difficoltà?

“Certamente sì, anche se ringrazio Giotti Victoria soprattutto per aver dato fiducia ancor prima alla mia persona anche per tutto il lavoro svolto in passato. Il ciclismo è sempre uno sport molto popolare e molto seguito. Voglio però dire anche una cosa: quando le aziende tecniche cominciando ad abbandonare le squadre piccole, mi si conferma che oggi il ciclismo è business. E se non ci sono le squadre piccole, chi offrirà un ricambio generazionale alle formazioni più grandi?”. 

Cosa vuol dire per un ragazzo correre in una Continental?

“Ho avuto molte richieste, ho cercato di dare spazio a quei ragazzi che potevano essere meritevoli di una squadra superiore. Quello che si deve fare oggi è togliere gli alibi ai giovani, ci vogliono sacrifici per stare davanti. I ragazzi devono avere stimoli: io quello che posso offrire loro è una squadra piccola ma organizzata alla maniera delle grandi a livello di gestione o organizzazione. Poi, quello del ciclista è un mestiere duro, e non è per tutti: qualcuno riesce a rilanciarsi, qualcun altro invece decide di smettere”.

Cosa si aspetta da un corridore come Simone Sterbini, che vuole proprio rilanciarsi attraverso la sua squadra?

“Sterbini ha delle qualità importanti e spero che mettendosi in discussione possa avere gli stimoli e la fame che gli permettano di fare bene. Credo che con Stacchiotti e Zurlo, confermati rispetto allo scorso anno, possiamo essere competitivi su tutti i terreni. Vorrei solo far capire ai ragazzi che quando siamo alla partenza di una corsa siamo al pari degli altri. Loro corrono di più? E noi allora ci alleneremo di più. Lo scorso anno in Portogallo ci siamo tolti delle soddisfazioni importanti: perché non sognare anche quest’anno?”.

 

A cura di Carlo Gugliotta per InBici Magazine

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