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SI RIACCENDE IL MICROFONO DI SGARBOZZA: “SARÒ L’ORACOLO DEL GIRO”


E’ il “grillo parlante” del ciclismo italiano, uno dei personaggi più iconici e simpatici di questo sport.

Per la serie “a volte ritornano”, dopo due anni di silenzio, si riaccende il microfono del mitico Luigi Sgarbozza che sarà una delle voci più attese del prossimo Giro d’Italia: “Devo ringraziare – dice il cronista laziale – il grande direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli che ha insistito perché tornassi in tivù affidandomi, dopo tanti anni, una rubrica importante nella diretta del mattino. Nell’ambito del programma ‘Villaggio di partenza’ condotto da Tommaso Mecarozzi, dalle 11 alle 12.30, indicherò sulla mia lavagna i favoriti di tappa e quelli del giro”.

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Che cosa porterai nel tuo spazio televisivo?

“I miei vent’anni di esperienza in Rai, la grande passione per il ciclismo e quel mio modo, sempre diretto e un po’ irriverente, di raccontare questo meraviglioso sport”.

Ti è mancato il Giro?

“Mi è mancato soprattutto l’affetto della gente che mi ha sempre considerato ‘uno di loro’, un giornalista del popolo che non ha mai fatto sgarri a nessuno, ma che non ha paura di dire ciò che pensa”.

Come racconterai la corsa rosa?

“Stando sempre dalla parte dei corridori. In bici ci sono stato pure io, ho fatto il professionista per quattro anni e conosco bene i sacrifici che fanno questi ragazzi”.

Giro d’Italia- Gigi Sgarbozza (RAI) – Silvio Martinello (RAI) – photo Roberto Bettini/BettiniPhoto©2020

Che ciclismo ritrovi?

“Un ciclismo con tanti volti nuovi e, purtroppo, ancora senza italiani protagonisti. Per uno come me, che ha vissuto gli anni d’oro del nostro ciclismo, questo è il rammarico più grande”.

Da dove nasce questa crisi generazionale?

“Ci sono tante spiegazioni, ma il fatto che l’Italia non abbia neppure una squadra World Tour la dice lunga sullo stato generale del nostro movimento. La Francia ha Alaphilippe che è stato eletto in patria ‘atleta dell’anno’ e quindi può contare sulla passione di un’intera nazione; la Slovenia ha Tadej Pogacar, il Belgio ha Van Aert, l’Olanda Van Der Poel. In queste quattro nazioni il ciclismo oggi è più popolare del calcio, mentre in Italia – dopo Pantani – la passione si è affievolita e, anche chi ha vinto dopo Marco, non ha mai saputo ricreare quell’entusiasmo popolare che il ciclismo, nella nostra storia, ha sempre avuto. Ecco perché gli sponsor oggi investono altrove…”.

Giro d’Italia 2020 – 103rd Edition – photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2020

Colpa anche della crisi economica italiana…

“Non c’è dubbio ma, tanto per fare un nome, un industriale come Guido Barilla, che ho avuto l’onore di conoscere negli anni passati e che è un grande appassionato di ciclismo, avrebbe la forza economica per creare un progetto vincente. Il problema è che oggi mancano i dirigenti all’altezza in grado di attirare certi nomi nel ciclismo e la mancanza di un campione italiano rende ancora tutto più complicato”.

In tanti anni di cronaca in prima linea, qual è il ciclista a cui ti sei più affezionato?

“Sicuramente Felice Gimondi, un grandissimo. Ho corso con lui e, sia come ciclista che come uomo, non ho mai conosciuto un campione di quel calibro. Poi sono stato anche grande amico di Bitossi, di Gianni Motta e anche dello stesso Adorni anche se con lui ho avuto poi qualche polemica durante le trasmissioni in Rai”.

Giro D’Italia – photo Luca Bettini/BettiniPhoto©

C’è invece oggi un ciclista che ti entusiasma?

“Giulio Ciccone che, un paio d’anni fa, vinse la tappa del Mortirolo in maniera spettacolare. Ecco se lui ritrovasse la forma del 2019 io credo che il prossimo Giro d’Italia potrebbe anche avere un pretendente in più”.

La tua rubrica si chiamerà “I pronostici di Sgarbozza”: e allora, a proposito di previsioni, chi vincerà il prossimo Giro d’Italia?

“Io il nome ce l’ho, ma non posso anticipare nulla. Per saperlo guardate la prima puntata della mia trasmissione”.

a cura di Mario Pugliese ©Riproduzione Riservata-Copyright© InBici Magazine

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