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TOUR DE FRANCE, ANALISI SESTA TAPPA: PRIMI VERDETTI SUL MUR DE BRETAGNE

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L’ultima giornata bretone scatta da Brest, sull’Atlantico, per la sesta tappa del Tour de France 2018.

L’arrivo, 181 chilometri dopo, sul Mûr de Bretagne, un traguardo che specialmente negli ultimi anni si è conquistato un ruolo importante nel disegno della Grande Boucle, date anche caratteristiche che lo rendono un banco di prova interessante anche per gli uomini di classifica, oltre che regalare 2 chilometri di pura adrenalina nella corsa al successo parziale.

I primi 40 chilometri di corsa sono sostanzialmente pianeggianti, una tavola da biliardo. La prima asperità dopo 44 chilometri con la Côte de Ploudiry, 1500 metri al 7% che non dovrebbero influire sullo svolgimento della competizione, data la distanza dalla conclusione. Stesso discorso, poco più di 20 chilometri dopo, per l’agevole Côte de Roche Trevezel. Da lì in avanti, un altro lungo settore privo di difficoltà altimetriche, comprendente anche il traguardo volante di Plougurnevel (km 135). Gli ultimi 20 chilometri, però, saranno da vivere tutti d’un fiato. Ai -17, infatti, il gruppo transiterà dal traguardo per la prima volta, passando proprio dal Mûr de Bretagne, con i suoi 2 chilometri al 7%, con un primo chilometro molto duro che poi va a scemare verso lo scollinamento, con una seconda parte più agevole. Ai -13 lo sprint con abbuoni di Saint Mayeux, che conduce nuovamente ai piedi dell’ascesa conclusiva, che senza dubbio sarà decisiva ai fini del risultato.

Simile all’arrivo della quinta tappa, ma più impegnativo, il Mûr de Bretagne potrebbe chiamare all’azione corridori esplosivi ma più adatti alle salite, anche se un atleta come Peter Sagan non può essere escluso a priori, anche per la gamba dimostrata in queste prime tappe in cui ha conquistato due successi e due secondi posti in quattro tappe in linea. Tra gli altri, fari puntati sui Quick-Step Floors, con Philippe Gilbert e soprattutto Julian Alaphilippe pronti a lanciarsi nella mischia, con il francese che sulla carta è perfetto per questo genere di arrivi. Come lui anche l’irlandese Daniel Martin (UAE Emirates), spesso pericoloso negli arrivi stile Liegi. Il nome buono, però, potrebbe essere quello di Alejandro Valverde: l’esperto spagnolo è stato costretto al ritiro lo scorso anno per una caduta nel prologo e nonostante gli anni (ormai ha superato i 38) è tornato per prendersi la sua personale rivincita sul fato e sulla Grande Bouclé. E l’arrivo bretone, per lui, sembra davvero perfetto. Attenzione, però, anche agli uomini di classifica. Non può essere esclusa una maggiore selezione e qualche buco nel finale potrebbe influenzare la corsa alla maglia gialla di Parigi.

 

a cura di Gianluca Santo – INBiCi magazine

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