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VITTORIA BUSSI DOPO L’INCIDENTE: “GIOCHIAMO ALLA ROULETTE RUSSA”

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"


Oltre all’incidente occorso a Letizia Paternoster, ieri un’altra ciclista azzurra è rimasta coinvolta in uno scontro con un’autovettura. Si tratta di Vittoria Bussi, primatista dell’ora e specialista delle cronometro, che è stata tirata giù mentre si stava allenando nei pressi di Torino.

Vi proponiamo il post pubblicato sul suo profilo Facebook, che fa capire come i ciclisti in generale stiano vivendo questa situazione, con le strade italiane sempre più pericolose.

Giochiamo alla roulette russa? Letizia ieri è toccato a noi. Essendo arrivata più tardi di te sulle strade e ad un’età già matura, ho percepito subito che andare in bici in Italia è un gioco d’azzardo. 

Sala d’attesa dell’ospedale.
Nulla di rotto per me, solo una forte botta e spavento, ma Letizia è stata meno fortunata.
Permettetemi uno sfogo, scrivo d’istinto sperando che questo mio dolore di oggi possa arrivare a quante più persone possibili e soprattutto ai non ciclisti. 
Il ciclista e’ in fin dei conti un poeta maledetto in questa nostra Italia, “esiliato e deriso” per citare Baudelaire e il suo albatros, dotato di ali da gigante, ma reso infermo da chi non lo comprende.

Il non essere accettati e rispettati è un male di vivere.
Per poter inseguire il mio sogno (il nostro sogno) devo trovare il coraggio di rimettermi in strada, e di affrontare ogni giorno la paura che oggi mi attanaglia. 

L’ACCPI si sta muovendo con passi da gigante, grazie di cuore. Io nel mio piccolo vi chiedo questo: aiutateci per una grande campagna di sensibilizzazione della massa, perché per quel che sto vivendo sulla mia pelle, i ciclisti in strada sono una categoria non protetta e non rispettata, inaccettabile in un paese civile quale dovremmo essere, inaccettabile quanto ogni altro tipo di intolleranza. Si tratta di rispetto, delle norme della strada, ma, soprattutto, della vita umana.

Non voglio ingaggiare una battaglia contro le quattro ruote, sono un’automobilista anche io. Parlo piuttosto di tolleranza, di condivisione del bene comune, della cura per la vita altrui e per la propria.

Grazie alla clinica #Cidimu IRR che mi sta assistendo nella ripresa.

Direttore del sito InBici.net e conduttore della trasmissione radiofonica Ultimo Chilometro, inviato per le principali gare internazionali di ciclismo su strada, autore dei libri "Pedalare nel fango", "Due pedali per volare" e "Giro delle Fiandre, la classica dei tifosi"

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