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Tour Down Under 2018 - 3rd Stage Glenelg - Victor Harbour 120,5 km - 18/01/2018 - Elia Viviani (ITA - QuickStep - Floors) - Simone Consonni (ITA - UAE Team Emirates) - Phil Bauhaus (GER - Team Sunweb) - photo Dario Belingheri/BettiniPhoto©2017

10 DOMANDE A…ELIA VIVIANI: “IL SOGNO È IL BIS ALLE OLIMPIADI”

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Dagli inizi (“quasi per caso”) alla consacrazione all’ultimo Giro d’Italia, scopriamo il nuovo talento dello sprinter mondiale

 

Elia Viviani, campione olimpico di Rio de Janeiro 2016 e recente vincitore del campionato italiano, nel corso degli anni ha saputo conciliare la sua naturale attitudine per la pista con la carriera su strada, diventando uno dei velocisti più affermati nel panorama ciclistico mondiale.

Nato, ventinove anni fa, a Isola della Scala, un comune in provincia di Verona, lo sprinter italiano è cresciuto con molta umiltà, imparando dai propri errori, giungendo quest’anno anche alla conquista della maglia ciclamino. Attraverso le nostre dieci domande abbiamo cercato di comprendere il suo percorso e scoprire i segreti di questi successi.

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Iniziamo dal mese di maggio: sei contento del  tuo ultimo Giro d’Italia?

“Certamente. Al Giro volevamo correre da protagonisti, con una squadra impostata per le mie volate e qualche giovane per far esperienza. Il primo obiettivo era vincere le tappe e il secondo era quello di portare la maglia ciclamino a Roma. In Israele siamo andati benissimo, giunti in Italia abbiamo avuto qualche difficoltà soprattutto nelle frazioni di Praia Mare e di Imola. La vittoria a Iseo invece è stata un po’ inaspettata perché il percorso sembrava duro, lì ho messo il mattoncino definitivo sulla conquista della maglia a punti. Se c’è un rammarico può essere in parte la volata di Roma, ma comunque abbiamo festeggiato salendo sul podio con la ciclamino. Alla partenza, in Israele, avevo detto che avrei firmato per tre tappe e la maglia ciclamino, ne sono arrivate quattro e dunque non posso che essere contentissimo di come è andato il mio Giro”.

Elia Viviani (ITA – QuickStep – Floors) – photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2018

 

Torniamo agli albori della carriera: come è iniziata la tua storia da ciclista?

“Ho iniziato quasi per caso imitando un mio compagno di scuola che praticava il ciclismo. Ero incuriosito perché mi sembrava strano che tutti i miei coetanei giocassero a calcio e lui invece pedalasse. A otto anni, mentre continuavo con il calcio, ho deciso di provare anch’io a correre con una bicicletta. Dopo un po’ ho deciso di abbandonare il pallone e continuare solo con lo sport che tutt’ora pratico”.

Hai ottenuto tantissimi successi in pista. Quanto è stata fondamentale nella tua crescita?

“Da esordiente in poi ho sempre praticato strada e pista. Quest’ultima mi è stata utilissima per molti motivi. Correre nei velodromi mi ha permesso di aumentare le mie abilità con la bici, di scegliere la posizione giusta prima di una volata o di saper valutare tutte le condizioni possibili che possono decretare una vittoria. Ancora oggi lavoro molto in pista, soprattutto sull’aspetto della potenza, perché lì riesco a fare allenamenti che su strada non riuscirei a fare. Dall’altra parte la strada mi può dare una maggior resistenza”.

Quale la tua più grande gioia da professionista e quali le delusioni?

“La mia soddisfazione principale, senza ombra di dubbio, è stata la vittoria all’Olimpiade di Rio de Janeiro. Ho provato una gioia indescrivibile che non avevo mai sperimentato fino a quel momento, nessun altro trionfo si avvicina minimamente come emozioni. È stato il coronamento di un sogno e di un obiettivo che inseguivo da quando ho iniziato con la pista fin da giovane. Su strada le mie delusioni sono state la Gand-Wevelgem di quest’anno, dove ho sbagliato tatticamente la preparazione alla volata, e la tappa del Giro d’Italia 2013 con arrivo a Napoli, dove, battuto da Mark Cavendish, ho sfiorato la maglia rosa. Su pista invece le Olimpiadi di Londra 2012”.

Come ti trovi con la Quick Step?

“Correre per la Quick Step Floors è sicuramente una grande occasione per me, perché non tutti hanno attorno un team che si organizza e punta sulle volate. La maggior parte delle squadre hanno sì due velocisti, ma sono più concentrate per le vittorie dei grandi giri o sulla preparazione degli scalatori. Abbiamo dimostrato che anche con le mie volate riusciamo a competere e ottenere i punti W.T. di cui abbiamo bisogno”.

 

Giro d’Italia 2018 – 101th Edition – 17th stage Riva del Garda – Iseo 155 km – 23/05/2018 – Elia Viviani (ITA – QuickStep – Floors) – photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2018

 

Con quali compagni di squadra ti senti più in sintonia?

“Tra i compagni di team mi alleno spesso con Fabio Sabatini, Michael Morkov e Florian Senechal. In particolare ho un ottimo rapporto con Sabatini, compagno di stanza alle corse, col quale correvo già nel 2010 con la Liquigas quando sono passato professionista. Morkov e Senechal sono due atleti molto preparati e con loro è nato subito un certo feeling. In squadra c’è anche Eros Capecchi che, anche se non ha le caratteristiche per preparare la volata, in molte situazioni è stato fondamentale, come per esempio al Giro d’Italia”.

E invece come è il tuo rapporto con Gaviria, tuo rivale in molte lotte in pista?

“Con Fernando Gaviria c’è stato da subito un rapporto di guerra, anche perché eravamo avversari diretti, i più forti in quel momento su pista. Lui mi ha battuto in due mondiali mentre io l’ho sconfitto alle Olimpiadi. Ora da compagni invece le cose sono cambiate, è vero che facciamo delle corse differenti, ma ci alleniamo spesso assieme a Monaco e il rapporto è di confronto. Al momento comunque è un avversario che preferisco avere in squadra”.

Al tuo fianco, ormai da anni, hai sempre Elena Cecchini, ciclista professionista, come l’hai conosciuta?

“Io e Elena ci siamo conosciuti con le trasferte in nazionale, in particolare agli Europei su strada del 2009. Da lì prima abbiamo iniziato  a frequentarci e dal 2012 abbiamo un legame solido. Per me è fondamentale avere una persona come lei che capisce ogni mio umore ciclistico. Logicamente passiamo parecchi giorni lontano da casa, anche per il fatto che corriamo entrambi, ma quando riusciamo cerchiamo di alternarci, andando a fare il tifo ognuno alle corse dell’altro”.

E la “mascotte” Attila?

“Elena ha sempre avuto il sogno di avere un cagnolino. Io all’inizio ero contrario, anche perché siamo sempre via, ma lei sapeva di poter contare anche sui suoi genitori per accudirlo. Attila è arrivato a Natale 2015 e da allora ha fatto parecchie trasferte anche lui per venire alle gare. Al Giro d’Italia di quest’anno è venuto in cinque tappe e nel 2017 ha seguito tutto il Giro Rosa”.

Quali altri obiettivi ti poni dopo aver conquistato anche la maglia tricolore?

“Il titolo nazionale era uno dei miei obiettivi stagionali, ma in una corsa secca può accadere di tutto e dunque essere riusciti a vincere è stato ancora più bello. Adesso mi attende un luglio tranquillo, con un ritiro in altura con il team e poi dovrei tornare alla London Classic. C’è ancora in valutazione anche la mia partecipazione alla Vuelta. Come obiettivi futuri sicuramente punto ancora alle Olimpiadi, anche perché le nuove regole dell’Omnium dovrebbero aiutare i corridori che fanno anche strada come me”.

 

a cura di Davide Pegurri – Copyright © INBICI MAGAZINE

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