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AMORE&VITA: “COL PERMESSO DEL PAPA, RIPARTIAMO DAL VATICANO”


Amore&Vita, la formazione più longeva del panorama ciclistico mondiale, potrebbe correre la prossima stagione sotto le insegne del Vaticano.
E’ l’idea di Ivano e Cristian Fanini che, dopo aver tesserato il loro team in 13 nazioni diverse (“per portare – dicono – i nostri ideali ed i principi di Amore e Vita nel mondo”, nel 2022 proveranno ad iscrivere  la squadra come team del Vaticano, ultima federazione entrata nella grande famiglia dell’Uci: “Sarebbe la realizzazione di un sogno che ho da sempre – spiega Ivano Fanini – visto che per 25 anni consecutivi abbiamo fatto le nostre presentazioni proprio nella Santa Sede e siamo stati ricevuti sempre personalmente da San Giovanni Paolo II”.

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Ivano, nonostante tu gestisca il team più longevo in attività a livello mondiale, le difficoltà legate anche alla pandemia non rendono semplice la prosecuzione dell’attività… 


“In effetti è così. La mia squadra, fondata nel lontano 1984 e da qualche anno affidata e gestita anche da mio figlio Cristian, è ancora oggi la più vecchia in attività a livello mondiale. Seppur sia registrata come Continental per varie ragioni, è sempre (ed è sempre stata) una squadra professionistica a tutti gli effetti (e lo dimostra il fatto che abbiamo sempre e solo preso parte alle corse di professionisti).
In passato abbiamo avuto momenti davvero gloriosi, vincendo corse sensazionali e annoverando tra le nostre file corridori del calibro di Mario Cipollini, Michele Bartoli, Andrea Tafi, Rolf Sørensen, Pierino Gavazzi, Gianbattista Baronchelli, Franco Chioccioli, Mattia Gavazzi e Michel Woods. Inoltre, anche negli ultimi anni ci siamo tolti grandissime soddisfazioni vincendo praticamente in tutto il mondo, compreso in Italia (corse come il Memorial Pantani, il Giro dell’Appennino, tappe alla Settimana Coppi e Bartali). Ciò nonostante, ogni anno ci sono sempre maggiori difficoltà e tornare ai fasti di un tempo, ovvero quelli di quando partecipavamo al Giro d’Italia (lo abbiamo fatto per ben 15 anni consecutivi e siamo sempre riusciti a vincere almeno una tappa, oltre alla maglia bianca della classifica giovani con Stefano Tommasini), purtroppo adesso è incredibilmente difficoltoso”.


Cosa state preparando per l’imminente stagione 2022?

“Nel 2022 conto di poter iscrivere  la squadra come team del Vaticano, ora che lo stesso è affiliato all’UCI, grazie a Renato Di Rocco (Ex Presidente FCI, oggi in pensione, e Vice Presidente Onorario dell’UCI). Questa sarebbe una bellissima opportunità, qualcosa che in realtà ho sempre sognato, visto che in passato tutti ci distinguevano già come la squadra del Vaticano, visto e considerato che per 25 anni consecutivi facevamo le nostre presentazioni proprio nella Santa Sede (dove Amore e Vita è stata fondata con Papa  Wojtyla e dal presidente onorario da sempre, l’Onorevole Roberto Formigoni) e venivamo ricevuti sempre personalmente da San Giovanni Paolo II.
E’ proprio per questo desiderio che al momento, e di proposito, non ho richiesto per il 2022 l’iscrizione con nessuna nazione, nella speranza di essere il primo a poter correre con i colori del Vaticano. E’ naturale che le tempistiche siano abbastanza lunghe e se non riuscissi nei tempi idonei, potremmo fare da supporto in qualche modo ad un’altra Continental con la quale Cristian ha dei rapporti di collaborazione. Però ci dovranno essere delle basi solide e costruttive, con giovani interessanti. Se invece riuscissi nel mio intento, per il 2022 avrei già una squadra di 16 corridori di cui 5 italiani, 5 polacchi (come piaceva tanto al nostro Santo Padre Papa Wojtyla in passato, e lo rifarei con tanta gioia dato che Amore e Vita è nata proprio nel nome di Karol), e sei atleti di nazioni diverse. Ma molto dipende dalla licenza. Comunque, sono certo che se in Vaticano mi facessero scegliere il meglio tra preti e guardie svizzere, non avrei problemi a trovare almeno 6 atleti che potrebbero ben figurare anche tra i professionisti, e trovare magari il talento giusto in vista delle Olimpiadi Parigine”.


E’ un progetto interessante e soprattutto significativo, ma sicuramente non sarà molto semplice definire tutto in tempi stretti, non è vero?


“Quando ci siamo registrati in all’estero dovevamo avere un numero di corridori locali perché il regolamento lo richiede, anzi lo impone. Quindi dovremmo capire, se sarà possibile, registrare la squadra in Vaticano, cosa ci chiederà l’UCI a riguardo. Amore e Vita è un messaggio globale rivolto a tutte le popolazioni, a prescindere dal genere, ceto sociale e religione.
Non siamo un’azienda produttrice di caffè o qualche altro tipo di multinazionale, noi sopravviviamo grazie alla passione e all’amore per questo sport da parte di qualche sostenitore che ha a cuore che un messaggio tanto importante e speciale e vuole che continui ad andare avanti. E’ brutto a dirsi ma, considerando anche i problemi e la crisi generata da questa maledetta pandemia, nella peggiore delle ipotesi potremmo anche valutare di prenderci una ‘pausa’ fino a che non riusciremo a compiere questo progetto. Anche perché il record di longevità non me lo potrà togliere nessuno (come ‘anzianità’ con la stessa denominazione, dietro di noi, con 13 anni in meno, c’è la francese Cofidis ). Continuerò invece con le nostre squadre giovanili, ad iniziare dai giovanissimi, gli Juniores e gli Under23”.



Come mai Ivano le Continental hanno tanti problemi ed in primis il budget?


“Perché le squadre Continental, per poter andare a correre, devono praticamente pagarsi tutto. Iniziando dalle trasferte, agli Hotel, ai voli aerei. Tutto. E senza che nessuno ti offra ospitalità. Per esempio, nella stagione appena conclusa la nostra squadra ha avuto inviti (con rimborso) soltanto da parte di  RCS  (al Giro di Sicilia), da Renzo Oldani alla Tre Valli Varesine, e da Pippo Pozzato per le prove venete di fine stagione. A questi va il mio più sincero ringraziamento. Mentre, per tutto il resto del calendario, a meno che tu non vada in qualche corsa di livello in Francia e fuori Europa (come Argentina grazie a Giovanni Lombardi o in USA), sei obbligato a pagare tutto (in certi casi anche in anticipo) e questo proprio non lo capisco. Gli organizzatori visti i budget di cui disponiamo, e soprattutto considerando i budget che invece dispongono i team World Tour, dovrebbero comportarsi in maniera inversa, e cioè offrire a chi ha meno.
Dovrebbero  concedere più sostegno alle squadre Continental, invece non è così. Quindi ti trovi con le Continental (che già soffrono) costrette a fare letteralmente i salti mortali ed immensi sacrifici, limando al massimo ogni spesa, soltanto per poter permettere agli atleti di gareggiare. Mentre ad alcune Professional ed a tutte le WorldTour (che già di per se spendono a volte cifre esorbitanti anche per il superfluo e quindi si potrebbero permettere anche di essere aiutati di meno) viene concesso praticamente tutto e di più. Questo non è giusto ma finché tutti non ci ‘ribelleremo’ invece di continuare ad accettare certe condizioni pur di correre, non ci sarà mai un cambiamento e le cose potranno solo peggiorare”. 




Come mai Ivano tu e tuo figlio fate  tutto questo  e continuate  nonostante le problematiche che ci hai appena detto.
“Il ciclismo è sempre stato tutta la mia vita e non riesco a dire basta completamente. E’ da quel 1990, quando nacque Amore e Vita (prima Pepsi – Fanini) che non passa giorno in cui non pensi alla mia squadra e a tutti i corridori che ho visto passare e correre con questa maglia. Penso alle oltre 1000 vittorie tra i professionisti, ai 12 mondiali ed ai 69 titoli nazionali, alle 15 tappe al Giro, ed a tutti gli altri “record” ottenuti anche al di fuori dalle competizioni ma sempre attraverso il ciclismo seguendo gli ideali di Amore e Vita (come la lotta al Doping, all’Aborto, al fumo, all’uso del casco obbligatorio e quando da ottobre 2001  dopo la Caduta delle Torri Gemelle fino a tutto il 2002 abbiamo corso con le maglie con i colori della  bandiera americana  in accordo con il presidente  Bush per sensibilizzare il mondo alla pace).

Quindi l’idea di una pausa in un certo senso mi rattrista. Però poi mi consolo guardando il nostro museo che è unico al mondo. Ripercorrendo le immagini, i trofei ed i cimeli che teniamo esposti qui, mi sento orgoglioso e fiero per ciò che ho fatto. Vedo le foto che hanno mitizzato il nostro lunghissimo e leggendario cammino, da Bartali come primo DS, e poi i momenti con Coppi, Merckx, Gimondi, ecc., fino a quelli con il Papa e con ben cinque capi di stato, e tantissimi personaggi famosi. Vedo i nostri migliori successi e gli istanti più significativi, come quello di aver avuto perfino il privilegio di veder passare un campionato del mondo di ciclismo proprio nella strada che attraversa le nostre sedi. Dalle mie battaglie a tutte le iniziative, fino all’apoteosi dei successi, credo che non ci sia al mondo un’altra squadra ciclistica che possa vantare una simile percorso, così ricco di sostanza e prestigio. Avvenimenti che resteranno per sempre indelebili nella storia del ciclismo e che saranno per sempre un patrimonio per mio figlio e la mia famiglia. E di fronte a tutto ciò, senza falsa modestia, non posso che farmi forte e dirmi ‘Bravo Ivano’”.

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