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foto @Alessandro Giacomel

BIKECONOMY: VIA COL VENTO

Di Paolo Pileri*

Paolo Pileri illustra il più grande progetto pubblico di ciclovie turistiche della storia italiana: “Perché questo paese si merita il meglio”

Da anni sono convinto che sia un attentato all’economia e alla società di questa modernità non occuparsi di ciclabilità in termini di modello di sviluppo sostenibile e responsabile. Far andare in bicicletta la gente non è un vezzo, ma un’idea intelligente di futuro per un Paese civile e innovativo.

Bicicletta vuol dire mobilità urbana e turismo: qui mi soffermo su quest’ultimo che soffre di un sottosviluppo grave che va risolto così da generare concrete possibilità di occupazione e rigenerazione territoriale per quella parte fragile del nostro Paese non raggiunta dal turismo, preda dello spopolamento e della disoccupazione, puntualmente saltata dall’idea di mobilità nazionale che pare debba essere fatta solo di super velocità o di auto e camion elettrici. Il cicloturismo che proponiamo è quello attrezzato con vere e proprie piste ciclopedonali lunghe centinaia di chilometri a formare una rete potente che diviene armatura di una visione territoriale che non ha nulla a che fare con l’improvvisazione di qualche chilometro di ciclabile fatto qua e là con gli avanzi di qualche bilancio locale. Né lo sono le presunte ciclovie che formano la rete Bicitalia che, al momento, è solo un bel sogno condivisibile, un punto di partenza di qualcosa che oggi non esiste nei fatti, se non per pochi tratti.

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Il cicloturismo che da sempre con il progetto VENTO proponiamo a questo Paese è più ambizioso perché questo Paese merita più di quello che finora ha avuto. Occorrono presto grandi dorsali cicloturistiche fatte di piste ciclopedonali e non pericolosi itinerari ciclabili. Ciclovie senz’auto, lunghe non meno di 150 km, senza interruzioni, pavimentate così da divenire facili per tutti e soprattutto disegnate bene per mostrare la bellezza dei nostri paesaggi, fatte di opere belle per disegno, materiali, forme e colori. Ciclabili che diventano fili narrativi in grado di ricucire le bellezze disperse e invisibili che solo la lentezza della bici può restituire in sequenze di racconti, così tanto amati da chi pedala e cammina. Queste ciclabili generano economie e occupazione. E questo ci interessa molto. Con il progetto VENTO abbiamo offerto questa idea al ministero dei trasporti nel 2015 il quale per tutta risposta ha creato il Sistema Nazionale della Ciclabilità Turistica (SNCT) che ha in animo la realizzazione di ben 11 grandi ciclabili (VENTO è una di queste).

foto @Alessandro Giacomel

Le ciclabili turistiche europee, a cui VENTO si è ispirato, producono indotti che oscillano dai 100 ai 300.000 euro c.a. per km per anno. In Germania, dove si contano oltre 45.000 km di dorsali cicloturistiche (per l’88% non promiscue e riservate solo a pedoni e ciclisti), sono 10 volte di più dell’Italia gli occupati per cicloturismo (2,22 per 1000 abitanti contro i nostri 0,22). Questo è assurdo vista la nostra bellezza e il nostro bel clima. In Europa un chilometro di ciclabile turistica ben fatta tiene in piedi 5 posti di lavoro. E non si tratta, come pensano molti, di addetti alle sole ciclofficine.

Certamente il cicloturismo dei grandi numeri pompa i fatturati del settore della ciclabilità e quindi gli addetti. Cosa importante per l’Italia. Ma si tratta anche di creare tantissimi posti di lavoro qua e là sul territorio: osterie, B&B, bar, trasporti locali, tour-operator, parchi, musei, mostre, campeggi, servizi alla persona, commercio di prossimità, etc. Per non parlare del business del recupero di immobili per renderli compatibili alle esigenze di un turismo che domani avrà numeri importanti. A ciò va aggiunto il lavoro di chi progetta, realizza e manutiene le ciclabili.

Il progetto VENTO è stato il più grande progetto pubblico di ciclovie turistiche della storia italiana con un bando da 1,8 milioni di euro che ha coinvolto architetti, ingegneri, geologi, archeologi. E questo ha già generato lavoro. La stessa cosa accadrà con le prossime fasi progettuali per le quali sono stati stanziati altri 14 milioni di euro per VENTO e per ognuna delle altre ciclabili previste dal SNCT. Cifre però ancora largamente insufficienti e Regioni e Stato devono trovare presto altre risorse (in Europa i fondi ci sono). La realizzazione delle grandi ciclabili turistiche potrebbe generare più di 30-50.000 posti di lavoro per sempre e nelle aree più fragili del Paese, con un investimento pubblico bassissimo visto che un km di ciclabile costa tra i 200 e i 300.000 euro a fronte della spesa di 15-30 milioni di euro per un solo km di autostrada, per dare ordini di grandezza al lettore. All’infrastrutturazione ciclabile del Paese vanno lasciati i primi posti dell’Agenda pubblica, prima di tante altre iniziative non più sostenibili né capaci di dare risposte occupazionali così dignitose, capillari e durevoli con un impatto ambientale pressoché nullo. Per tutto ciò servono investimenti, forte coordinamento e una visione politica altrettanto grande che non può in nessun modo essere lasciata all’improvvisazione locale, la quale non aiuta il turismo di sistema, ma lo uccide. Le esperienze di VENTO e VENTObiciTour ci hanno insegnato che per progetti così servono nuovi modi di operare. I 700 km di VENTO sono figli di una progettazione unica, condotta da un unico tavolo tecnico appositamente voluto tra le 4 regioni del Po e il Politecnico di Milano (autore dell’idea e dello studio di fattibilità, nonché ora responsabile scientifico in fase di progettazione), senza quindi spacchettamenti locali e aumenti di burocrazie e incertezze. Occorre ora andare avanti perché i territori e la loro gente attendono queste ciclabili sulle quali fondare la loro speranza di rigenerazione sociale e di futuro.

info:  WWW.progetto.vento.polimi.it

A cura di Gianluca Santilli

*DAStU Politecnico di Milano, Responsabile scientifico del progetto VENTO

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