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BIKECONOMY. ALLA SCOPERTA DI UN’ECONOMIA RICCA, SOSTENIBILE, SANA E VINCENTE

Con il nuovo anno, sulle pagine di InBici Magazine (e in concomitanza sul sito inbici.net e sulla nostra piattaforma social), partirà una nuova importante rubrica curata dall’avvocato Gianluca Santilli, presidente dell’Osservatorio Nazionale della Bikeconomy.

Per il nostro gruppo editoriale si tratta di una “new-entry” di grande prestigio, visto che l’avvocato Santilli rappresenta oggi, credenziali alla mano, una delle massime autorità mondiali nel campo dell’economia sostenibile. Con lui seguiremo tutti gli sviluppi della Bikeconomy, dando spazio e voce ai massimi esperti del settore.

Ringraziando pubblicamente l’avvocato Santilli per questa preziosa opportunità, auguriamo a lui un proficuo e sereno lavoro.

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Era il 2016 e quindi praticamente ieri, quando organizzai con la Fondazione Manlio Masi dell’ICE, assieme al Professor Beniamino Quintieri, economista di fama internazionale, il primo Bikeconomy Forum.

Sembra sia trascorsa un’era geologica.

Il termine bikeconomy, all’epoca praticamente sconosciuto, è ora inserito nella Treccani.

Si susseguono incontri, si pubblicano articoli, si fanno interviste e servizi televisivi, si analizza il fenomeno e se ne parla sempre di più, anche se i suoi contorni sono ancora molto, troppo sfocati.

Però, finalmente, si intuisce che la bikeconomy ha grande rilevanza ed enormi potenzialità.

Qualche numero? Oltre 500 miliardi di euro il valore della bikeconomy nella sola UE (fonte Bikeconomy Forum e European Cycling Federation), più di 3 milioni le e-bikes in produzione, 3 milioni di spostamenti in auto al giorno che Londra ha deciso di sopprimere, implementando la mobilità smart sulla quale investe gli oltre 350 milioni di sterline rivenienti dalla congestion charge. Giganteschi e miliardari risparmi sulla prevenzione di quasi tutte le patologie, 24 mila miliardi di risparmio di carburante entro il 2050 con un semplice aumento del 14% dell’uso della bici, che assurge a straordinaria arma a favore del clima.

Ma non basta. Sono incredibili gli effetti positivi sull’inquinamento ambientale ed acustico, sull’incremento della qualità della vita, sulla valorizzazione dei territori e si potrebbe continuare quasi all’infinito.

Bikeconomy, in una parola è bikeness! Ma perché la bikeconomy è ineluttabile che esploda?

Una risposta viene dal contesto nel quale è inserita. Bikeconomy è economia sostenibile, l’unica sulla quale è sicuro si riverseranno la gran parte degli investimenti nel futuro.

Bikeconomy è anche il cuore della mobilità smart, a sua volta dirimente per classificare una citta smart o meno.

E se il 75% del PIL sarà prodotto dalle smart cities entro il 2030, sarà sempre più feroce la competizione tra megalopoli per attrarre residenti e aziende alle quale è indispensabile garantire condizioni di vita ottimale e, quindi, spostamenti rapidi ed efficienti.

Se poi si pensa che al PIL si sta sempre più sostituendo il BES (Indice di Benessere Economico Sostenibile) dovrebbe diventare più chiaro il contesto e le conseguenti opportunità offerte dalla bikeconomy.

Ma quali sono i comparti della bikeconomy?

Bella domanda alla quale si può rispondere in modo necessariamente parziale, perché il fenomeno è in costante divenire.

Provo ad elencare i principali:

  • Produzione di biciclette e relativi accessori
  • Turismo ed Enogastronomia
  • Tecnologia
  • Moda e Design
  • Infrastrutture
  • Finanza
  • Clima e Ambiente
  • Salute e prevenzione
  • Mobilità
  • Sport e attività fisica
  • Occupazione

Ma quel che è importante evidenziare è la contaminazione tra i suoi differenti cluster che caratterizza la bikeconomy.

Ogni comparto è in stretta correlazione con quasi tutti gli altri e ciò comporta innumerevoli combinazioni e sviluppi per creare valore, con la stupefacente unicità di essere tutti valori espressione dell’economia sostenibile e quindi, per definizione, sana.

La necessità di studiare tante interrelazioni del medesimo fenomeno ci ha portato alla creazione di Osservatorio Bikeconomy: un centro studi composto da esperti – anche stranieri – di ogni settore, che operano assieme al fine di studiare ogni sfaccettatura del fenomeno in modo complessivo ed analitico al tempo stesso.

Con InBici si è deciso di realizzare, per la prima volta in Italia, una rubrica finalizzata ad analizzare la bikeconomy attraverso gli articoli divulgativi degli esperti dell’Osservatorio, che saranno man mano coinvolti.

Perché Bikeconomy è un puzzle che, una volta composto, offre scenari di straordinaria prospettiva.

Si pensi ai miliardi risparmiati grazie alla prevenzione ed alla cura di tante anche gravi patologie, alla produttività implementata dall’assenza di stress accumulato per spostarsi in città oggi strangolate dal traffico automobilistico, al turismo esperenziale ed esplorativo garantito dallo spostamento lento di una bicicletta ed alla ricchezza oggi inespressa dei meravigliosi territori italiani da ripopolare. E ancora alle nuove occupazioni in specie dei giovani, alla innovazione tecnologica asservita alla mobilità sempre più smart, alle nuove infrastrutture, alla diffusione di isole pedonali e ciclabili funzionali ad una qualità della vita oggi sconosciuta.

Torneranno le agorà, la condivisione diretta e non più intermediata solo da web e social, il migliore utilizzo del tempo, risorsa preziosissima.

I negozianti del centro e le botteghe artigianali, decimati dai centri commerciali, gli unici oggi raggiungibili comodamente in auto, se capiranno che chiudere alle auto a favore di bici e pedoni per loro è un enorme vantaggio, torneranno ad essere pieni di acquirenti che tranquillamente e senza ansia da parcheggio selvaggio, indugeranno tra i loro banchi.

L’idea è di ospitare in questa rubrica gli interventi degli esperti dell’Osservatorio onde garantire una informazione completa ed una serie di spunti e stimoli che ci si augura vengano colti da Istituzioni, Amministrazioni, Aziende, operatori del ciclismo e, soprattutto, da chi vorrà sfruttare la bikeconomy per intraprendere un lavoro nuovo e stimolante. Perché l’occupazione, in specie giovanile, è uno dei grandi asset offerti da questo fenomeno.

Mi piace in particolare pensare ai territori tanto splendidi quanto abbandonati che l’Italia contiene.

A quei paesi e meravigliosi borghi ridotti ad ospizi, che i giovani sono costretti ad abbandonare per un lavoretto in città che non potrà mai appagarli.

Il cicloturismo potrebbe farli tornare a casa per valorizzare i territori creando ricchezza sostenibile, gratificandoli enormemente.

Pedaliamo, facciamolo assieme, lo dobbiamo a noi, ai nostri figli, al pianeta che ci ospita che stiamo sfregiando senza alcuna logica.

 

Di Gianluca Santilli

Gianluca Santilli Presidente dell’Osservatorio Nazionale della Bikeconomy

 

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