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CENTOSESSANTASEI MILLESIMI “D’ORO” FATTI DI CUORE, FISICO MA ANCHE TECNICA


Centosessantasei millesimi di secondo sono molto meno di un batter ciglio, sono esattamente quel che è bastato al quartetto azzurro per vincere uno storico Oro nell’Inseguimento a squadre su pista ai Giochi di Tokyo; 166 millesimi sono un niente, un patrimonio temporale infinitesimo. Appunto, 166 millesimi sono qualcosa che giustifica sforzi tecnici enormi, che da’ senso a quella ricerca e quell’investimento su materiali e test che a sentirne dire, a volte, si crede si tratti solo di “fumo” e marketing da parte delle aziende. Non è affatto così, non è affatto così, soprattutto quando si parla di ciclismo ad altissimo livello e ancor più quando la disciplina sotto esame è il ciclismo sui pista.

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Aerodinamica e rigidità; e ancora aerodinamica e rigidità: sono i due chiodi fissi di chi progetta i “bolidi” (in questo caso di nome e di fatto) per il ciclismo su pista. Avere un mezzo che sia perfettamente penetrante all’aria serve a poco se quella capacità di vincere la resistenza all’aria viene vanificata da qualità di resistenza meccanica che sappiano tollerare la forza mostruosa che è in grado di imprimere sul mezzo un pistard nei 220 secondi circa di una prova di inseguimento. Sì, è vero, nell’economia aerodinamica della prestazione il ruolo del mezzo incide molto meno di quanto invece fa il corpo umano (75 per cento quest’ultimo, 25 per cento la bici), ma ripetiamo che la bicicletta è componente fondamentale nel suo dovere assecondare contemporaneamente sia requisiti di penetrazione all’aria, sia di resistenza meccanica.

Un successo come quello del quartetto è prima di tutto un successo atletico e fisico dei quattro “moschettieri” che lo hanno condotto magistralmente, ma è anche successo tecnico di uno strumento rivelatosi perfetto, infallibile e che chissà, magari porta proprio con sé quel patrimonio infinitesimo ma allo stesso tempo enorme fatto di soli 166 millesimi di secondo.

In questa photogallery eccovi allora i dettagli tecnici della Pinarello Bolide HR che ha vinto a Tokyo, la stessa di cui ieri ci ha parlato direttamente il suo costruttore, Fausto Pinarello.

a cura di Maurizio Coccia Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata

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