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CENTRO CITTÀ

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I DATI DI LUGLIO 2015 DELLA POLIZIA STRADALE EVIDENZIANO UNA PERICOLOSA ESCALATION DI INCIDENTI MORTALI. IN CONTROTENDENZA I NUMERI RELATIVI AI CICLISTI MA, TRA CATTIVE ABITUDINI DEGLI AUTOMOBILISTI ED ASSENZA STRUTTURALE DI PISTE CICLABILI, IL FUTURO NON PROMETTE NULLA DI BUONO

 

 

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Gli incidenti mortali sulle strade risultano in vertiginoso aumento nel mese di luglio 2015. Lo rivelano i dati  ufficiali della Polizia Stradale, anche se il dato relativo ai ciclisti è in controtendenza: -25%, ovvero quattro morti in meno rispetto al luglio 2014 (da 16 a 12). In ogni caso, per la cosiddetta “utenza debole” (ciclisti e pedoni), in un’Italia dove le piste ciclabili sono spesso un optional (specie se confrontate con quelle presenti nei paesi del Nord Europa), le strade – statistiche alla mano – rappresentano un’insidia costante per l’incolumità umana.

Basta farsi un giro sulle nostre arterie stradali per notare che gli italiani al volante sono un concentrato di malvezzi e cattive abitudini: cinture spesso “dimenticate”, quando non allacciate dietro la schiena per evitare l’insistente “beep”, contorsioni circensi per tenere il cellulare vicino all’orecchio anziché usare l’auricolare o il vivavoce e, sempre più spesso, flashate improvvise di allegre comitive su quattroruote che si scattano “selfie” a ripetizione per poi postare fotografie improbabili sui social network. Insomma, a confronto, impallidisce anche il Carlo Verdone del “famolo strano” che, con la Gerini sulle ginocchia, sfrecciava col Mercedes cabrio a 200 km orari.

Le cifre, come detto, parlano chiaro: l’incidentalità mortale sulle strade italiane è decisamente in aumento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente (fonte: Servizio polizia stradale su dati rilevati da Polizia di Stato e Carabinieri). Un campanello d’allarme che in realtà la polizia stradale aveva evidenziato già lo scorso anno, rilevando una preoccupante inversione rispetto al trend virtuoso che aveva caratterizzato oltre un intero decennio (2001-2013) e che chiudeva con un bilancio positivo rispetto agli incidenti mortali, in costante diminuzione. Si trattava di decrementi a tre cifre, che nel 2014 si sono trasformati in un numero a due cifre, rappresentando così un calo meno marcato (l’Istat ha infatti registrato nel 2013 una diminuzione delle vittime pari al 9,8%, nel 2012 al 2,8% e nel 2011 al 6,2%). I primi 6 mesi del 2015 hanno purtroppo confermato l’inversione di tendenza, che ha raggiunto il picco nel mese di luglio appena trascorso: in particolare, gli incidenti mortali sono passati dagli 879 del 2014 agli 897 dell’anno in corso (+18 pari ad un incremento del 2%), ma anche il numero delle vittime è aumentato di 18 unità, passando da 954 dei primi 7 mesi del 2014 a 972 dello stesso periodo del 2015 ( + 1,9%); unico dato positivo quello relativo agli incidenti con lesioni e alle persone ferite, diminuiti rispettivamente del 3,6% (- 704 incidenti) e del 2,8% (853 feriti in meno).

 

 

 

L’elemento che desta la maggiore preoccupazione è quello relativo agli incidenti che si verificano nella fascia oraria dalle 22 alle 6. Infatti, nel mese di luglio gli incidenti notturni con esito mortale sono passati da 28 di un anno fa a 60 e le vittime da 30 a 66, con un aumento, rispettivamente, di oltre il 114% e del 120% (nel primo semestre l’aumento percentuale era stato molto inferiore, del 3,8% e del 1,5%).

Le cause? In primis la maleducazione stradale che, nell’anno di grazia 2015, può essere sintetizzata con un neologismo: “cellulare-mania”. Ovvero, il principale motivo di distrazione per gli automobilisti.

L’urgenza della questione sicurezza stradale – secondo la Polizia Stradale – richiede l’elaborazione e la messa in atto di strategie “efficaci di contrasto”, dall’aumento dei controlli a una maggiore severità nel punire le violazioni al codice della strada, con particolare riferimento all’articolo 173, in relazione all’uso scorretto del telefonino alla guida, soprattutto considerando che molte applicazioni di cui gli smartphone dispongono sono facilmente accessibili con una sola mano, ampliando il rischio di incidenti causati da modalità di guida incerte, rallentate o con manovre improvvise e non presegnalate. Per punire i comportamenti illeciti, i Compartimenti di polizia stradale diffusi sul territorio stanno schierando anche pattuglie con colori di serie, che porterebbero maggiori risultati.

 

 

Un aspetto diverso dal fattore umano è la manutenzione dei veicoli. Inutile nascondersi che il parco autovetture del nostro Paese stia invecchiando, e i motivi sono alla luce del sole: in tempo di crisi, la maggioranza cambia la propria auto con meno frequenza rispetto al passato. I veicoli più vecchi richiedono naturalmente più precauzioni da parte dei proprietari mentre i tutori dell’ordine prestano nei controlli maggiore alle revisioni.

Le pattuglie su strada saranno dunque maggiormente propense a controllare lo stato dei veicoli, anche se non aumenteranno numericamente. La tendenza e però indirizzata a una più efficace organizzazione attraverso l’uso di tecnologie di controllo da remoto: il riscontro sulla revisione potrà essere effettuato senza la presenza fisica dell’uomo in divisa, attraverso una telecamera che rileva la targa e la verifica tramite la banca dati della Motorizzazione; una volta accertata la violazione il verbale sarà fatto recapitare direttamente a casa dell’intestatario del veicolo.

Per il grande popolo dei ciclisti, le vittime designate di certi comportamenti, l’appello è dunque uno soltanto: usate, laddove presenti, le piste ciclabili e, diversamente, prestate la massima attenzione. E, prima di uscire di casa, se siete credenti, fatevi un bel segno della croce.

 

 

Fonte Mario Pugliese Copyright © INBICI MAGAZINE

 

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