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C’era una volta la “scala” del ciclismo



 

Era la “Scala” del ciclismo, lo “Stradivari” delle piste. Su quell’anello di legno levigato un certo Fausto Coppi, nel 1942, stabilì il record dell’ora e l’olimpionico Antonio Maspes regalò colpi di reni leggendari alle Sei Giorni milanesi.

Oggi, di quel santuario laico dello sport italiano, da dodici anni orfano del ciclismo, è rimasto solo un impianto logoro e senz’anima, prigioniero della burocrazia, o meglio della Direzione dei Beni culturali della Lombardia. L’organo regionale del ministero, l’8 ottobre scorso, ha infatti deliberato che il Vigorelli “è un bene culturale” e “un monumento vivo e aperto alla città” e, come tale, ogni operazione di restyling va concordata con la Soprintendenza.

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Ma un progetto di rilancio del mitico Vigorelli già esiste. E’ quello uscito vincitore, lo scorso 19 aprile, dal concorso di progettazione bandito dalla giunta Pisapia per trasformare l’impianto obsoleto in un moderno piccolo stadio polisportivo in grado di ospitare il rugby, il football americano e l’hockey su prato, con annessi palestra, centro medico, spazi commerciali.

 

Il progetto, protesta qualcuno, per quanto moderno, è però idealmente una “colata di cemento” sulla memoria del Vigorelli, quella memoria che la Soprintendenza vuole, a tutti i costi, salvaguardare. Ma l’anello milanese misura 400 metri (come le piste di atletica) e dunque non è più congeniale al moderno ciclismo su pista (che gira, come noto, su anelli da 250). Malgrado ciò, la Soprintendenza non retrocede: la vocazione ciclistica dell’impianto – è il diktat – va preservata.

 

Per questo, il vincitore del progetto, lo studio dell’architetto Vittorio Grassi, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Letta, ai ministri Bray (Beni culturali) e Delrio (che ha delega allo Sport) nonché al presidente del Coni Giovanni Malagò per difendere la liceità del progetto milanese e l’inutilità del vincolo di tutela sul velodromo. Del resto, sostengono i vincitori del bando, che senso ha tutelare una pista costruita sì nel 1935, ma rifatta ex novo nel 1986? Insomma, da una parte i paladini della storia, dall’altra gli imprenditori con i loro progetti commerciali. Chi la spunterà?

 

 

 

Ospitò Coppi, Maspes e… i Beatles

 

Il Velodromo Vigorelli nasce nel 1935 al posto dell’ormai diroccato Velodromo Sempione. L’idea progettuale è di Giuseppe Vigorelli, industriale, assessore sotto la giunta Mangiagalli, e – soprattutto – ex corridore su pista. Il Vigorelli diventa da subito un prestigioso punto di riferimento per la passione sportiva dei milanesi e non solo. È teatro di sfide memorabili, record mondiali, campionati e sede d’arrivo di importanti corse su strada (Giro d’Italia, Giro di Lombardia e Trofeo Baracchi). Da semplice impianto sportivo diventa un luogo mitico, vero e proprio tempio del ciclismo internazionale.

 

Nell’estate del 1944, durante la seconda guerra mondiale, una pioggia di bombe incendiarie cade su Milano. Il Vigorelli è colpito, la pista distrutta. Verrà ricostruito nel 1945 per riprendere la sua storia fatta di corse, campionati, record dell’ora (come quello di Fausto Coppi nel 1942). In oltre 60 anni di storia, il Vigorelli ha ospitato anche molti concerti rock. È qui che i Beatles hanno tenuto il 24 giugno 1965 la loro unica esibizione italiana. Nel 1971 l’impianto ospita il concerto dei Led Zepellin, ma l’evento – in un’Italia attraversata dai refoli sinistri della contestazione – sarà interrotto dopo pochi minuti per i violenti scontri fra pubblico e forze dell’ordine.

Il Velodromo continua la sua attività sino al 1975, quando viene chiuso, per poi rinascere nel 1984. Sotto la nevicata del gennaio 1985 la tettoia che ricopre le tribune crolla causando ingenti danni. Inizia il declino dell’impianto.

Il Vigorelli viene chiuso ufficialmente nel 1988 e riaperto solo nove anni dopo quando, in seguito all’intervento di sponsor privati, ospita una singolare gara di coppa del mondo di sci di fondo. Il prato centrale, ora ricoperto di erba sintetica, può ospitare incontri di football americano, calcetto e hockey su prato. Il ciclismo è tornato al Vigorelli solo nel settembre del 1998, quando l’impianto ha ospitato una gara a eliminazione tra alcuni noti pistard e stradisti. Alla scomparsa del campione Antonio Maspes (19 ottobre 2000) l’Amministrazione comunale decide di dedicargli il Velodromo che da allora si chiama velodromo Maspes-Vigorelli.

 

Fonte Redazione INBICI

 

 

Tra le foto: Una  riunione serale al Vigorelli ,Il concerto dei Beatles nel 1965 e una immagine panoramica del velodromo Vigorelli

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Beatles in concerto al Velodromo Vigorelli-1965
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