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CICLAMINO DEL DESERTO


Il deserto è una contraddizione. E’ dune di sabbia e vento rovente di giorno, freddo cielo stellato la notte.

 

Il Deserto del Negev è particolare, perché non ha solo dune di sabbia, con qualche oasi appiccicata qua e là. Il Negev è continua scoperta, tra uno strapiombo dove qualche coraggiosa pianta si gode l’ombra, e tra i kibbutz, delle comunità che basano la loro sussistenza sull’agricoltura, l’allevamento e il riciclo dell’acqua. Agricoltura che dà vita a piccole opere d’arte, con quadrati di sabbia e rocce sgretolate da cui nascono e fioriscono palme. Il deserto del Negev è vita pura, tra mare ed entroterra.

Ma il deserto è anche speranza, quando ti trovi in mezzo a distese quasi infinite con solo qualche arbusto che orla l’asfalto. Ti senti abbandonato dal resto del mondo, in un infinito viaggio in orizzontale, come un nastro che si è addormentato sulla stessa scena per più di cinque ore consecutive. Tre uomini davanti, Enrico Barbin, Marco Frapporti e Guillaume Boivin (che già ieri aveva assaggiato la strada prima degli altri), nelle loro gambe più di 200 chilometri al vento.

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Eilat sembra un miraggio. Respirano, i corridori, profondamente, appena giunti all’entrata. Col vento a favore nel tratto appena precedente all’ingresso, tra rotonde insidiose e viali alberati che nascondo il Mar Rosso. Un sospiro di sollievo, finalmente. Ma il tempo è poco per rilassarsi, quasi nullo, perché c’è una voltata da organizzare. Una volata da vincere. L’ultimo chilometro e mezzo è controvento, tutto si decide in cento metri. Cento metri, su 220 chilometri. Ai cento metri, c’è Bennet davanti, Elia ha qualche spanna di distacco. Cinquanta metri, Elia attaccato alle transenne. Linea bianca, striscione d’arrivo, Elia alza le braccia. Dopo, solo applausi e spumante.

Il deserto è passato, e nella sua contraddizione ha insegnato qualcosa: è bello attraversarlo, pensando che, prima o poi, arriverà un sorso d’acqua a rinfrescare la gola. E quell’acqua ha fatto fiorire un bellissimo ciclamino sulle rive del Mar Rosso.

A cura di Giulia Scala per InBici Magazine

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