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CICLOTURISMO. SVIZZERA E IL CANTONE DI URI, L’EDEN DEI CICLOTURISTI E DEI GRIMPEUR

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Con la  Specialissima da corsa nel cuore delle Alpi svizzere, alla scoperta di percorsi e panorami di rara bellezza

Non ce ne vogliano il Pordoi, il Sella o lo Stelvio, ma a due passi dai nostri confini gli amanti italiani del cicloturismo possono trovare anche altri paradisi per i grandi raid su strada asfaltata. Uno di questi lo abbiamo scoperto lo scorso luglio e – diciamo la verità – siamo stati colpiti anche noi da questo scenario in grado di fondere paesaggi di rara bellezza con contenuti tecnici probanti, salite vere, ascese lunghe e toste che si inerpicano su per le montagne.

 

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No, non eravamo sulle Dolomiti o sui grandi Passi alpini, eravamo in Svizzera, appena ad 80 chilometri più a nord del confine italo/elvetico di Chiasso, a scoprire una delle aree più belle di quelle che l’ente turistico svizzero ha chiamato “Grand Tour of Switzerland”, 1600 chilometri di strade perfette per la bicicletta, che in pratica compiono il periplo di tutta la nazione elvetica e che in estate brulicano di cicloturisti.

In particolare, noi giornalisti di settore invitati a questo evento, abbiamo “sgambettato” per due giorni a cavallo dei Cantoni di Uri, del Gallese e del Ticino, inerpicandoci sul Passo Furka (Furkapass), sul Passo della Novena (Nufenen-Pass) e sulla Tremola (St. Gotthard pass). Fatica? Sì, tanta, ma in compenso abbiamo scoperto un vero e proprio paradiso per il cicloturismo.

Organizzazione “elvetica”

Il nostro Tour comincia da Andermatt, paesino di 1200 abitanti nel cuore del Cantone di Uri. Raggiungiamo il paese in treno, attraverso un convoglio a cremagliera che sale su di un binario ripidissimo in mezzo alle gole delle Shollenel, costeggiando l’arditissimo Ponte del Diavolo, riservato alle autovetture: ciò che vedi in quest’area così montagnosa e aspra sembra fatto apposta per ricordare quanto la mano dell’uomo sia stata caparbia, tenace e ostinata nella sfida ad antropizzare questi luoghi selvaggi, ma sia sempre stata rispettosa e corretta nei confronti della natura. A proposito di treno: tutti, ma davvero tutti, i convogli elvetici hanno uno scompartimento ampio dedicato alle biciclette, mentre nelle principali stazioni ferroviarie basta fare qualche metro oltre il predellino per trovare dei noleggi bici che hanno biciclette per tutti i gusti, di tutti i livelli e di qualsiasi tipologia (anche elettriche, ovviamente) e che sono attrezzati con personale efficientissimo in grado di informarti sul viaggio che hai intenzione di fare.

Sempre a proposito di treno: l’altrettanto efficiente organizzazione di questo viaggio stampa ci aveva fornito lo Swiss travel Pass, un pass comodissimo che ti permette di viaggiare liberamente su tutti i trasporti pubblici in Svizzera, oltre ad entrare gratuitamente in numerosi musei e attrazioni cittadine.

A pedalare siamo in cinque in tutto, scortati dall’efficientissimo e allenatissimo Flurin Riedil,  direttore dell’ente del turismo di Andermatt. A fornirci le bici, invece, è la società locale Bikeundevent.ch, che per l’occasione ci equipaggia di supertecnologiche bici da corsa Bmc Team Machine di ultima generazione, ma, ovviamente, per chi lo cercasse, il noleggio è anche provvisto di bici a pedalata assistita, sia da mtb che da asfalto.

I giorni migliori

Si inizia a pedalare di buon mattino, alle sette e mezza, perché di chilometri in programma ne abbiamo tanti, oltre cento, con un bel po’ di salita che ci aspetta. Siamo in pieno luglio, che qui è il periodo migliore per effettuare questo tipo di cicloturismo, ma l’aria a quest’ora è decisamente frizzantina: immancabile portarsi dietro una buona mantellina antivento e antipioggia quando si pedala da queste parti anche in piena estate.

Il percorso che andiamo a compiere è quasi del tutto privo di piste ciclabili, il che significa che pedaleremo per la quasi totalità del percorso su strade aperte al traffico. Ma il rispetto che qui in Svizzera hanno gli automobilisti verso i ciclisti da strada è totale: le autovetture rallentano, aspettano e, solo quando hanno la possibilità, mettono la freccia per superarti lasciandoti a debita distanza. Aggiungiamo poi, che il giorno del nostro giro è un lunedì, che non ha niente a che vedere con il traffico intenso che su queste bellissime strade si vede nei fine settimana estivi.

Via verso il Furka

Il primo passo in programma è il Furkapass, il Passo Furka, che con i suoi 2429 metri di altitudine è il più elevato passo del Grand Tour of Switzerland.

Prima di attaccare la salita c’è un piacevole tratto su un fondo valle aperto e panoramico che ci conduce prima a Hospental e poi a Realp. Solo da qui iniziano i tornanti e la pendenza vera. La salita, di quelle vere e toste, è una delizia per i veri grimpeur ma, a parte il tratto iniziale, non ha pendenze severe, così da essere accessibile anche al ciclista di medio livello.

Per quel che ci riguarda, a venirci incontro è anche una piacevole sosta, organizzata a metà salita presso la malga alpina della famiglia Meyer, che ci rifocilla di yoghurt, latte, formaggio e miele. Venti minuti di pausa e poi si riparte, per affrontare il tratto finale della salita, quello più dolce, quello più panoramico: se alzi lo sguardo cominci a vedere i ghiacciai del Gastherorner, se invece guardi giù, a fondo  a valle, sulla sinistra scorgi il tracciato e la sagoma del trenino turistico d’epoca che conduce da una parte all’altra della valle. E per chi è a corto di allenamento il trenino può anche essere valido per caricarvi sopra la bicicletta e poi tornare più comodi al punto di partenza. Si può fare così per affrontare il passo Furka, ma in zona si può fare altrettanto se si decide di scalare l’Oberlapass, che conduce verso la vallata dei Grigioni.

Tornando al nostro giro, da Realp, ovvero dalla base della salita, al passo, i chilometri che abbiamo affrontato sono 12.3, con un dislivello medio del 7.3 per cento. In cima al passo, classica foto di rito e poi giù in discesa verso Oberwald, non prima di aver fatto una breve sosta al panoramico Hotel Belvedere: da lì si può ammirare il ghiacciaio da dove trae origine il Rodano. È un ghiacciaio che negli ultimi decenni si è notevolmente ritirato a causa del riscaldamento globale. Oggi la lingua dei ghiacciaio si trova all’incirca all’altezza dell’albergo, cento anni fa arrivava cinquecento metri più in basso.

 

Discese da meraviglia

Asfalto liscio, poche automobili e piano stradale che solo in rarissimi casi ha qualche depressione: questo il panorama delle strade alpine che attraversiamo, il che significa che con la specialissima sei sempre invitato a “mollare” i freni, raggiungendo velocità elevate, ma sempre senza mai avvicinarti a situazioni di pericolo. È un autentico toccasana per il ciclista stradista! Terminata la lunga discesa ci aspetta il secondo, impegnativo passo, il Nufenen Pass o Passo della Novena, 13.3 kilometri con una pendenza media dell’8.5 per cento. Un po’ troppo per le condizioni generali di allenamento dei partecipanti a questo tour, un po’ troppo per il programma della giornata: per questo decidiamo di caricare le bici in furgone e andar su al passo “motorizzati”… Del resto, questo è anche uno dei servizi che effettua la nostra valida scorta tecnica del Bikeundevent. Oltrepassato il valico si passa dal Cantone Vallese al Canton Ticino. Risaliti in sella ci godiamo poi gli oltre venti chilometri di discesa che ci portano ai 1159 metri di Airolo, da dove inizia la più iconica e forse la più suggestiva, salita alpina in territorio elvetico.

Un’icona elvetica: la Tremola

Quasi tredici kilometri in tutto, 932 metri di dislivello e pendenza media del 7.3 per cento: ma a parte i dati tecnici (tra l’altro non “impossibili”) ciò che più colpisce della salita della Tremola è la suggestione del fondo stradale in gran parte lastricato di cubetti di granito da dieci per dieci centimetri. Non a caso la Tremola è una strada abitualmente chiusa al traffico, è un vero e proprio monumento viario che collega Ariolo al Passo del Gottardo; è una strada ottocentesca, poi restaurata nel 1951 e, prima della costruzione della galleria del Gottardo (prima ferroviaria, poi automobilistica), era vera e propria arteria che collegava Chiasso con Basilea. Oggi la salita della Tremola è una strada turistica, chiusa al traffico veicolare della automobili e con transito regolamentato per le moto. Per le bici, ovviamente, il transito è libero, e lungo i grandi tornati che conducono ai 2109 metri del passo di biciclette ne abbiamo viste tante, e di ogni tipo. La salita culmina al passo del San Gottardo, dove c’è un suggestivo laghetto e dove il museo nazionale del San Gottardo espone lo sviluppo del traffico e del transito in quei luoghi. Una foto da lassù è di rito: ti immortala all’interno della cornice “Tour of Switerland”, con dietro stagliato il serpentone in granito che percorre il fianco della montagna. Dal passo scendiamo nuovamente verso il Cantone di Uri, dove una velocissima discesa (ma attenzione al vento laterale, che da queste parti è forte anche nelle giornate di sole pieno come quella che abbiamo trovato noi) riconduce ad Hospental e poi di lì, con qualche kilometro di pianura, ad Andermatt, dove con più di cento chilometri pedalati e oltre duemila metri di dislivello portiamo a termine un giro di quello che ti rimangono a lungo nella mente: affascinante, suggestivo e in fondo a due passi dai nostri confini.

Per informazioni:

www.andermatt.ch

www.gemeinde-andermatt.ch

a cura di Maurizio Coccia Copyright © INBICI MAGAZINE

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