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Johan Esteban Chaves

COSÌ È LA VITA


Così è la vita, che tutto può sconvolgere in un solo momento. Come a Rigopiano, il 18 gennaio 2017.

 

E’ bastato un attimo per demolire sogni e bloccare respiri. Ancora fanno male, quei ventinove nomi scritti sulla maglietta che Giulio Ciccone indossava questa mattina. E’ transitato per primo al GPM posto nella località di quel dolore di neve nera. Ancora ci sono le ferite, in questo territorio abitato da persone cordiali e accoglienti, che stanno cercando di ricominciare. Il Giro un abbraccio gliel’ha portato, sperando che sia abbastanza dolce da cullare la loro sofferenza, almeno per un po’.

Così è la vita, che tutto può sconvolgere in un solo momento. Marco Frapporti, in questo Giro, ha provato più volte a cambiare la sua., cercando la fuga giusta, una volta per tutte. Marco è un fuggitivo di professione. Ed essere un fuggitivo di professione non è una caratteristica così comune. Servono occhio, per capire quando partire. Sesto senso, per comprendere se ne vale la pena oppure no. Serve anche fortuna, perché in fondo ci devi arrivare. Oggi, ha avuto occhio e sesto senso, ma non fortuna. Perché è partito a circa settanta chilometri dal traguardo, tutto solo. Ma dopo trenta, asfissianti, chilometri tutto solo, dietro gli equilibri si sono rotti e sono andati a prenderlo. Manca poco a Marco, chissà che la fortuna, finalmente, non lo voglia spingere un po’ più in là.

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Così è la vita, che tutto può sconvolgere in un solo momento. Lo ha capito Matej Mohoric, sprintando a Gualdo Tadino, paese di Adolfo Leoni, vincitore, come lui, di un Campionato del Mondo dilettanti. Era questa, la tappa dei leoni, in tutti i sensi. Lunghissima, infinita, cosparsa di vento e pioggia battente, freddo vento e strada da imboscate. Matej la voleva, una tappa al Giro. Oggi le ha tentate veramente tutte e ha finalmente stappato lo spumante, dopo aver rischiato parecchio nella volata con il tedesco Denz, partito in posizione più favorevole per innestare lo sprint. Ma è in questi casi che ruggiscono i leoni.

Così è la vita, che tutto può sconvolgere in un solo momento. Come è accaduto a Esteban Chaves, il sorriso più brillante del gruppo. Quello che, vincendo la tappa dell’Etna accanto al suo compagno di squadra Simon Yates, era già contento così. Quello a cui veniva chiesto più volte al giorno chi fosse il capitano della Mitchelton-Scott e a cui lui, puntualmente, rispondeva che la sua felicità era vedere la Maglia Rosa all’interno della sua squadra. “Così è la vita”, ha detto oggi, dopo una delle giornate più dure che si sia trovato ad affrontare nella carriera ciclistica. Più di venticinque minuti di ritardo, più di duecento chilometri di puro dolore e sopravvivenza. “Non avevo le gambe”. Onestà, chiarezza, nessun velo tra lui e la strada. Esteban ci piace sempre di più.

A cura di Giulia Scala per InBici Magazine

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