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DAMIANO CUNEGO: “RICOMINCIO DAL GAVIA E DAL MORTIROLO”

Dopo i trionfi tra i professionisti, il Piccolo Principe strizza l’occhio agli amatori: sarà lui il testimonial ufficiale delle manifestazioni ciclistiche organizzate nel 2019 dal Gs Alpi.

Damiano Cunego, dopo aver appeso la bici al chiodo nella passata stagione, si appresta a vivere un 2019 molto intenso e ricco di impegni lavorativi.

Oltre a portar avanti la sua attività di trainer e coach, l’ex professionista di Cerro Veronese parteciperà ad alcune manifestazioni organizzate dal G.S. Alpi di patron Mevio e darà il suo nome alla Granfondo Internazionale Gavia e Mortirolo.

Gli amatori per tanto potranno pedalare e confrontarsi con un grande campione che vanta nel suo palmares molte vittorie, tra le quali spiccano il Giro d’Italia 2004, conquistato a soli ventidue anni, e le tre affermazioni al Lombardia (2004-2007-2008). Molto sereno e sorridente Damiano racconta i suoi progetti.

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Come è nata la collaborazione con gli organizzatori e l’idea di dar il tuo nome alla GF Gavia e Mortirolo?

“Per me è un po’ come tornare alle origini, quando c’era la Granfondo Damiano Cunego a Verona. Con Mevio – presidente del GS Alpi – il rapporto di collaborazione è nato quasi per caso qualche mese fa, quando ho smesso di correre. Stavo facendo il punto della situazione, avevo già in mente di fare il personal trainer, ma cercavo anche altre opportunità per rimanere nel ciclismo. So come lavora il G.s. Alpi e ho deciso di contattar loro per primi, anche perché avevo l’intenzione di fare qualche Granfondo. Mentre trattavamo il numero delle gare alle quali avrei dovuto partecipare, è stata fatta anche questa proposta triennale e alla fine ho accettato. Fa sempre piacere avere il proprio nome affiancato ad una manifestazione importante”.

Quindi anche il 23 giugno ti toccherà salire in sella?

“Esatto, ma non sarò presente solo la domenica per pedalare, ma anche i giorni precedenti. Ci saranno tantissime altre iniziative collaterali, alcune legate alla mia storia e altre alla storia del ciclismo. Sarà sicuramente una grande festa che avrà il suo apice con la gara. Dopo tanti anni nell’ambiente, mi fa piacere constatare che molta gente ci tiene a lavorare con me, persino accostando il mio nome a due mostri sacri come il Gavia e il Mortirolo”.

Quali sono i tuoi ricordi legati a queste due salite?

“Qualcosa di importante su queste ascese l’ho fatto: ho vinto un Giro d’Italia e ho dato vita a belle sfide. In particolare ho due episodi impressi nella mente. Il primo nel 2004, anno indimenticabile per la conquista della maglia rosa, ricordo l’enorme quantità di neve presente sul Gavia e il secondo nel 2006 sul Mortirolo, quando feci una fatica incredibile per rimaner alla ruota dello spagnolo José Enrique Gutiérrez e giungere terzo al traguardo dietro a Ivan Basso e Gilberto Simoni”.

Non solo Granfondo ma anche tanti altri progetti…

“Sto continuando a fare il personal trainer, portando avanti un mio innovativo sistema di lavoro e per questo ho dato vita a Cunego’s Method. Una preparazione principalmente incentrata sull’andare in bicicletta ma anche sul lavorare in palestra. Ho studiato personalmente questo metodo e posso affermare la sua efficacia. Da poco è stato lanciato anche il sito ufficiale e tutti possono mettersi in contatto con me andando a consultarlo”.

Visto che sei conosciuto e stimato in tutto il mondo, hai progetti anche all’estero?

“Sì, fortunatamente ho molti sponsor che mi sostengono e con uno di essi svilupperemo anche le Cycling Academy in Giappone nel mese di maggio. A luglio poi sarà la volta dell’America, sto organizzando, a Park City nello Utah, un Training Camp dove le persone potranno pedalare al mio fianco e allenarsi seguendo i miei consigli. In quell’occasione sarò supportato anche del mio amico Chris Powell, famosissimo personal trainer americano”.

Non ti mancano le stagioni da professionista?

“Penso di aver fatto e dato tanto da corridore. Gli ultimi anni onestamente, non essendo più competitivo, erano diventati una fatica ed è stato giusto appendere la bici al chiodo, anche per lasciare spazio ai giovani. Ora sono molto sereno, esco spesso a pedalare tranquillamente o per testare i miei allenamenti. Ormai la vita da professionista è il passato e guardo fiducioso ai prossimi progetti”.

A proposito di giovani, vedi attualmente un “Piccolo Principe” in gruppo?

“Senza essere presuntuoso, penso che oggi non ci sia un ciclista con le mie caratteristiche da scalatore veloce, ma, come non credo nemmeno ci sia un altro come Nibali. Vedo però molti giovani volenterosi, ai quali dobbiamo cercar di fornire i mezzi giusti per crescere e magari un giorno diventare dei campioni”.

Da ex professionista, con magari uno sguardo più distaccato, pensi che la riforma dell’UCI sia positiva?

“Non saprei di preciso, sicuramente vedremo fin da subito se la riforma darà nuova linfa al movimento ciclistico o no. Avendo vissuto per anni in una società come la Nippo, fuori dal World Tour, mi piacerebbe che l’UCI desse una mano anche alle realtà più piccole. Bisogna cercar di investire anche sui team italiani e noto con gioia che quest’anno al Giro d’Italia son state assegnate le wild card alle nostre squadre”.

a cura di Davide Pegurri per Inbici Magazine

a cura di Davide Pegurri per Inbici Magazine

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