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Alessandro Vanotti, con lui si vince sempre

 

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Alessandro Vanotti, classe 1980, è un ciclista che corre per il team Astana. Professionista dal 2004, in carriera ha vinto solo una corsa: alla Liquigas nel 2007, quando – nella sua Bergamo – s’impose in una tappa della Settimana Ciclistica Lombarda. Gregario di altissimo livello è sempre stato un compagno di squadra preziosissimo nelle grandi corse a tappe. Non a caso – con Aru e Nibali – ha vinto Giro, Tour e Vuelta. 

 

1) La frattura della tibia in Costa Blanca ha scompaginato i tuoi programmi. A questo punto, qual è l’obiettivo della stagione per Alessandro Vanotti?

Riprendersi non è stato facile, ma il peggio è passato e conto di tornare alle corse a fine aprile. Il giro di Turchia potrebbe essere l’occasione ideale. 

 

2) Olimpiadi di Rio: possiamo aspettarci più medaglie dalla strada o dalla pista?

Direi da entrambe. Nibali e Aru, su quel tracciato, possono fare grandi cose e, dopo quello che abbiamo visto a Londra, anche dalla pista è lecito attendersi delle medaglie. 

 

3) Filippo Ganna: può essere lui, in prospettiva, l’uomo delle grandi classiche che l’Italia aspetta da tempo?

Credo di sì. Se mantiene le promesse, l’Italia secondo me ha trovato il nuovo Cancellara. 

 

4) Doping tecnologico: in gruppo hai mai avuto un sospetto?

Nelle gare professionistiche sinceramente no. Ma ne sento parlare moltissimo tra gli amatori… 

 

5) Il ciclista più forte che hai avuto in squadra in questi 12 anni di professionismo?

Faccio due nomi: Sagan e Nibali

 

6) Il rimpianto della tua carriera?

Non ho vinto molto, perché il mio ruolo è sempre stato quello del “regista”. Mi manca il trionfo personale, ma sfilare al comando a Milano, Parigi e Madrid è stato comunque appagante. 

 

7) Chi hai visto meglio, fino ad oggi, Aru o Nibali?

Sul piano della condizione, anche se hanno programmi diversi, li vedo benissimo entrambi. Credo che per l’Astana sarà una gran bella primavera…

 

8) Aru sulla carta avrà più chance alle Olimpiadi o al Tour de France?

Aru è un corridore da corse a tappe, perché ha formidabili doti di recupero e, nell’arco di tre settimane, la sua tenacia può fare la differenza. Certo, il percorso olimpico di Rio sembra fatto apposta per lui. 

 

9) Milano, Madrid e i Campi Elisi, ma l’emozione più grande è stata sfilare davanti al Papa lo scorso ottobre?

E’ stata un’emozione diversa che, col ciclismo, centra fino ad un certo punto. E’ stata una grande esperienza dell’anima, un’impresa che ricorderò sempre con grande gioia. 

 

10) Se dico Gianluigi Stanga?

Penso al team manager che mi ha messo in bicicletta, impostandomi sul piano tecnico e insegnandomi quel ruolo che, in fondo, ho ricoperto in tutta la mia carriera. E’ un peccato che lui oggi non abbia più una squadra di alto livello perché di Stanga, bergamasco come me, ho soltanto bei ricordi. 

 

a cura di Mario Pugliese Copyright © INBICI MAGAZINE

foto Bettiniphoto

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