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E tu come la pensi?



Il messinese ha dichiarato di voler puntare tutto sul prossimo Tour de France. Ma è giusto, da italiano e da campione uscente, snobbare la corsa rosa? Due punti di vista (opposti) per riflettere

 

“Con la squadra non ho ancora parlato di programmi, ma se decidessi io, il prossimo anno vorrei concentrarmi solo sul Tour de France. Per me stesso, per la squadra, per l’Italia”. Parole di Vincenzo Nibali.

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La frase, ovviamente, ha scatenato una ridda di commenti, dividendo i critici tra coloro che parlano di “scelta saggia e comprensibile” e quelli che, al contrario, ritengono uno sgarbo patriottico che il più celebrato corridore italiano non partecipi al Giro d’Italia.

 

Giusto saltare il Giro

L’ultimo corridore italiano a scolpire il suo nome nell’albo d’oro della Grand Boucle è stato nel 1998 – noblesse obblige – un certo Marco Pantani che, a sua volta, interruppe un digiuno tricolore che durava dal 1965, ultima impresa di Felice Gimondi, davanti a Poulidor e Gianni Motta.

Riassumendo, un paese ciclisticamente d’avanguardia come l’Italia (dietro solo al Belgio nei successi “all time” ai campionati del mondo), nell’ultimo mezzo secolo di storia, ha sfilato in giallo ai Campi Elisi solo due volte.

Vincere il Tour, dunque, resta un’impresa statisticamente difficile, per questo se Nibali volesse puntare davvero a vincere la corsa transalpina, in un’ottica di programmazione atletica mirata, che male ci sarebbe a disertare il Giro d’Italia?

 

D’accordo i refoli campanilistici e lo sciovinismo italico secondo cui, ciclisticamente parlando, Milano non ha nulla da invidiare a Parigi, ma se il messinese vuole compiere il salto di qualità, per passare dal rango di “miglior corridore italiano” a “campione planetario”, la strada del Tour pare obbligata. Nibali potrebbe partecipare al Giro d’Italia e, con ogni probabilità, centrare anche il bis, ma senza nulla togliere alla corsa rosa, resta quella francese la rassegna tecnicamente più impegnativa e dunque più prestigiosa.

Il rischio è che gli sponsor, più sensibili alla visibilità che alle ragioni sportive, impongano la presenza di Nibali anche alla partenza del Giro d’Italia, ma qualunque sia l’esito della corsa rosa, con quali energie il campione dell’Astana si presenterebbe poi alle partenza di Leeds?

L’occasione per Nibali, fra l’altro, sembra più unica che rara. Il tracciato dell’edizione numero 101 della Grand Boucle sembra un abito disegnato sulla sagoma del siciliano. Poche cronometro, salite dure, l’incognita del pavé e, con un Contador in fase declinante, un solo avversario da temere sul serio (Chris Froome).

 

La maglia rosa va onorata. E i precedenti…

Anche se Vincenzo Nibali volesse impostare la sua stagione agonistica esclusivamente sul Tour de France, sarebbe un grave errore disertare il Giro d’Italia. E non solo per ragioni d’immagine. Certo, se la corsa rosa partisse orfana del più quotato ciclista italiano, per altro campione uscente, la corsa Rcs non ci farebbe una grande figura. Ma le ragioni che dovrebbero scoraggiare una scelta del genere sono anche, e soprattutto, di natura tecnica.

 

I veri campioni, come Indurain o Contador ad esempio, si sono spesso presentati alla partenza del Giro d’Italia proprio per preparare al meglio il Tour. Le ventuno tappe della corsa rosa possono diventare infatti un banco di prova congeniale per affinare la preparazione. Per altro, dichiarando pubblicamente i suoi veri obiettivi, Nibali correrebbe il Giro senza pressioni, lasciando ad altri le insegne del favorito. Dunque, nel ruolo inedito di outsider, potrebbe anche ritrovarsi – tappa dopo tappa – nel lotto dei migliori e, nell’ultima settimana, giocarsi alla pari la maglia rosa. Comunque vada, un assetto mentale ideale per presentarsi il 5 luglio in Gran Bretagna al top della condizione psicofisica.

Lo stesso Pantani, ultimo italiano a sfilare col calice in mano sugli Champs D’Elysee, dopo aver stravinto il Giro, si presentò alla corsa transalpina in condizioni eccellenti. Del resto, come la storia insegna, la doppietta Giro & Tour non è prerogativa dei marziani. Ci riuscì tre volte Merckx, due volte Hinault, Coppi ed Indurain, ma l’impresa riuscì anche ad Anquetil e Roche.

 

Puntare tutto sul Tour de France, infine, potrebbe rivelarsi un azzardo. Vero che il tracciato della corsa francese si addice alle caratteristiche del messinese, ma la tappa di Arenberg con le insidie inedite del pavé, potrebbe divertirsi a sparigliare il lotto dei favoriti. Basterà infatti un incidente meccanico nel Carrefour per perdere manciate di minuti e, dicono i commentatori, compromettere l’intero Tour. E se la jella colpisse proprio Nibali, il corridore dell’Astana rischierebbe di veder vanificato il suo unico obiettivo stagionale, trasformando la stagione della consacrazione in un’annata da buttare.

 

 

 

Fonte redazione iNBiCi 

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