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Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federazione Ciclistica Italiana

ECCO COSA CAMBIERÀ NEL CICLISMO 2021, “DISCIPLINARE, SEMPLIFICAZIONE E CERTIFICATI MEDICI”


Nell’anno appena sbocciato il mondo del ciclismo farà i conti con due importanti novità: il provvedimento di sospensione del disciplinare per le scorte tecniche nelle granfondo e la nuova norma, inserita nella Legge di Stabilità che – con la modifica dell’articolo 9 – porterà ad una radicale semplificazione delle procedure burocratiche per quanto riguarda i grandi giri che attraversano più regioni d’Italia.

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Due novità che commentiamo con Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federazione Ciclistica Italiana.  


Dottor Sgalla, partiamo dalla sospensione del disciplinare…
“E’ una misura che riguarda, in particolare, il mondo delle granfondo e, considerando le incognite di questo 2021 ancora inevitabilmente segnato dall’emergenza Covid, la definirei senza esitazione una scelta di buon senso”.


Il numero degli addetti A.S.A., dunque, resterà quello previsto nel vecchio disciplinare…
“Sì, ma voglio ribadire con estrema fermezza che questa proroga non intaccherà, in alcun modo, il concetto di sicurezza. Si è voluto semplicemente dare una mano agli organizzatori attesi da una stagione piena di incognite, anche se, con l’inizio della campagna vaccinale, tutti confidiamo in un graduale ritorno alla normalità. Il rinvio di questa norma, così come quello di tante altre, è una scelta logica che non può essere interpretata come un allentamento dell’attenzione verso i temi della sicurezza. Temi che, per la Federciclismo, erano e restano assolutamente centrali”.

photo Luca Bettini/BettiniPhoto©2018


Che cosa porterà invece la modifica dell’articolo 9?
“Si tratta di una modifica che riguarda esclusivamente i grandi giri che, nel loro itinerario, toccano più regioni. L’introduzione del nuovo comma prevede che, per quanto riguarda le autorizzazioni rilasciate dagli enti locali, la Regione da dove si parte si faccia carico di raccogliere tutti i permessi relativi al transito della gara. E’, a tutti gli effetti, una norma che va verso uno snellimento delle procedure burocratiche e che semplificherà di molto il lavoro degli organizzatori. Basti pensare al Giro d’Italia che, nell’ultima edizione, ha percorso quasi 700 comuni…”.


Questa facilitazione non potrebbe riguardare anche gli organizzatori delle gran fondo che, in più occasioni, si sono lamentati della macchinosità di certe procedure autorizzative?
“Conosco e, in parte, comprendo i problemi di certi organizzatori, ma qui il discorso è molto più complesso e, forse, anche irrisolvibile visto che non si può certo pensare di prevaricare i poteri delle autonomie locali. E’ un aspetto con cui gli organizzatori devono imparare a fare i conti, iniziando magari a presentare con maggior anticipo tutte le richieste e seguendo, passo dopo passo, con un approccio molto più dinamico, tutto l’iter procedurale. Insomma, in questo caso, più che cambiare le regole, forse bisognerebbe cambiare l’approccio culturale di certi organizzatori”.


Sulle gare di una giornata i margini di manovra di una semplificazione burocratica sono dunque ridottissimi…
“Obiettivamente sì e credo che, su questo versante, gli organizzatori debbano mettersi il cuore in pace. Anche perché, lo scorso mese di settembre, è uscita una circolare che prevede che l’ordinanza di sospensione del traffico veicolare nei centri abitati non sia più di competenza del Prefetto bensì del sindaco. Certe richieste sono anche legittime e come Federazione Ciclistica Italiana assieme ad Rcs, Anci e Commissione dei Direttori di corsa, stiamo ragionando sulla stesura di un protocollo. Ma anche in questo caso stiamo riflettendo su un sistema di relazioni, non certo sull’ipotesi di modifica delle norme che, in questo paese, non possono prescindere dal riconoscimento delle autonomie locali e sul ruolo di dominus dei sindaci”.

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Nel mondo del ciclismo, dal 2021, cambieranno infine anche le regole sulle certificazioni mediche di idoneità alla pratica sportiva. Di cosa si tratta?
“Premesso che la responsabilità resterà in capo agli organizzatori, la Federazione ha siglato un accordo con una società di servizi (DataHeatlh, ndr) con l’obiettivo di garantire un’ulteriore tutela giuridica a chi organizza gare ciclistiche. Questa società si accollerà l’onore di verificare con procedure affidabili l’autenticità e la validità del certificato medico. Per cui, nella tessera digitale che il ciclista presenta nel momento del ritiro del pettorale, sarà incluso anche il certificato di idoneità. E’ un passaggio che, come detto, non sgrava di responsabilità l’organizzatore, ma che lo salvaguarda da eventuali contenziosi. E’ un accordo che, per il momento, ha fatto solo la Federazione Ciclistica Italiana ma, in questo senso, io auspico che anche gli altri enti di promozione seguano questo esempio dotandosi di analoghe tutele”.

A cura di Mario Pugliese – ©Riproduzione Riservata – Copyright© InBici Magazine

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