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EMILIA ROMAGNA: PEDALANDO NEL DUCATO

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Visitare Parma in bicicletta è un’esperienza di grande fascino storico e culturale. Ecco gli itinerari scelti per voi. Con una tappa obbligata: il santuario di Madonna della Guardia, protettrice di tutti gli sportivi

 

 

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Con tutta la leggera ironia di cui era capace, il grande poeta Attilio Bertolucci disse della città che gli aveva dato i natali: “Come capitale le competeva un fiume, ma siccome è una piccola capitale le è toccato un torrente, spesso asciutto.” 

Non potrebbe esserci definizione più adatta per descrivere Parma. Il Ducato su cui regnò Maria Luigia d’Austria non esiste più da oltre 150 anni, eppure basta una breve passeggiata per scoprire che la città conserva intatto il suo charme aristocratico. Salite in sella e mescolatevi alle altre migliaia di biciclette che incontrerete lungo le sue vie elegantissime e per innamorarvi di Parma vi basteranno pochi istanti.

La maestosità del duomo e del battistero, i grandi palazzi nobiliari, la storia della musica rappresentata dal Teatro Regio, le sue grandi aree verdi, l’atmosfera rilassata e il “saper vivere” dei parmigiani, le eccellenze gastronomiche della zona che pare superfluo citare, sono una parte dell’identità di questo lembo di Emilia, stabilmente nei primi posti nelle classifiche dei luoghi più vivibili d’Italia.

Per la sua posizione geografica, posta  lungo la direttrice della via Emilia a metà strada fra il Po e l’Appennino, Parma è anche un eccezionale punto di partenza per gli amanti del turismo sui pedali. Uno dei percorsi più noti e apprezzati della zona è quello che porta a percorrere una parte della via Francigena fino a scalare il passo della Cisa, fin dall’antichità il cardine dei collegamenti fra il Tirreno e la pianura padana.

Abbandonata la città in direzione di Collecchio, la strada non presenta grosse difficoltà prima di Fornovo Val di Taro dove vale la pena fare una breve sosta per visitare la pieve romanica di Santa Maria Assunta risalente al nono secolo. Una volta superato l’abitato si segue il fondo valle fino alla località La Salita. Da qui, dopo qualche curva con pendenze non troppo impegnative, si raggiunge la frazione di Piantonia dove i rapporti devono necessariamente diventare più agili per potersi arrampicare sui sei ripidi tornanti della strada panoramica che porta a raggiungere il crinale della valle e la riserva naturale protetta del Monte Prinzera.  Continuando sulla “Cisa” si incontra il paese di Cassio e da qui, con una piccola deviazione, si possono ammirare i famosi “salti del diavolo”, particolarissime formazioni rocciose che si ergono per decine di metri dal terreno sotto forma di guglie o di vere e proprie pareti rocciose.

 

 

Un gruppo di ciclisti sul passo della Cisa

 

I chilometri restanti verso Berceto sono abbastanza agevoli e quando si raggiunge il paese è doveroso sganciare gli scarpini dai pedali e fermarsi ad apprezzare questo piccolo gioiello di pietra. Che ad attirare la vostra attenzione sia il Duomo edificato dai Longobardi, i resti dell’imponente castello o la squisita cucina fatta di ricette a base di patate e funghi, questo piccolo borgo immerso nel verde dell’Appennino parmense vi resterà nel cuore. 

Dopo la sosta soltanto una decina di chilometri piuttosto pedalabili separano i pedalatori dalla meta dove li aspetta un ultimo sforzo: inerpicarsi lungo la scalinata che porta alla piccola chiesa. La Madonna della Guardia a cui è dedicato il santuario è, dal 1965, patrona degli sportivi di tutto il mondo. Il primo a donare la sua maglia fu Vittorio Adorni che proprio in quell’anno trionfò al Giro d’Italia e, dopo il suo esempio, si sono susseguite le donazioni come ex-voto di campioni di vari sport. Il rapporto di devozione fra gli sportivi e la pieve di Nostra Signora della Guardia prosegue ancora oggi come un tempo e ogni 29 agosto in questi luoghi si tiene una manifestazione che richiama diversi atleti illustri di ieri e di oggi. 

 

Foto:

Il Santuario  della Madonna della Guardia

La Cattedrale e il Battistero nel centro di Parma

 

a cura di Gianluca Comandini fonte INBICI magazine

 

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