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EMILIA ROMAGNA, UNA RIPARTENZA A MISURA DI GRAVEL E CICLOTURISMO


Metti l’ospitalità romagnola, la ricettività alberghiera che questo piacevole spicchio d’Italia tradizionalmente custodisce, metti la varietà di un territorio che al fascino della costiera aggiunge le ricchezze, la storia e la bellezza di un entroterra meno esplorato ma non per questo meno suggestivo; e poi – a tutto questo – aggiungici la passione per la bicicletta in tutte le sue espressioni, che in questa terra si respira h24, sia quando sgambetti serafico sul lungomare, sia quando con le due ruote ti avventuri su e giù per le sue mille colline.

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Se metti assieme tutto questo il risultato si può condensare in una parola sola, cicloturismo, un format di cui la Romagna rivendica legittimamente i “diritti d’autore”, un maxi-movimento suggellato con un evento “monster” come nel tempo è diventata la mitica Nove Colli.

In realtà il risultato di tutto questo sono anche forme più strutturate di promozione cicloturistica del territorio, che appunto hanno fatto di un contesto bike-friendly come questo il perno su cui fondare un progetto solido, che ormai è a regime da sei anni. Un caso esemplare in questo sensoè Terrabici ( www.terrabici.com), un consorzio regionale che riunisce gli Hotel più “cicloturistici” di tutta l’Emilia Romagna e che si occupa della promozione dei tanti bike-hotel sparsi su tutto il territorio regionale.

Un press trip per scoprire la Romagna in bici

Il bike hotel, sì, concetto che oggi è familiare e conosciuto a tanti che praticano la bicicletta: non era così ventitrè anni fa, quando in Romagna i “pionieri” di questo formato pensarono di attrezzare i loro alberghi al servizio non solo dei vacanzieri che in quei posti venivano per andare al mare, ma anche per quelli che in Romagna ci andavano per pedalare. L’Hotel Dory di Riccione è stato uno di questi, uno tra i primi a strutturarsi, nel 1997, come bike-hotel, e ovviamente è stato uno dei primi ad aderire sei anni fa al consorzio Terrabici.

Noi di Inbici Magazine all’hotel Dory siamo stati ospiti tre giorni, per partecipare a un “Press Trip” dedicato alla stampa italiana che, con tre splendide pedalate nell’entroterra romagnolo, ci ha ricordato quanto questa terra così ospitale possa offrire al ciclista e soprattutto ci ha fatto usufruire appieno di tutti i servizi di un vero bike hotel.

Terrabici, il club dei club

Terrabici è nato nel 2014; è come dire il “club dei club”. Unisce infatti consorzi locali legati al mondo bike e lo fa appoggiandosi alle circa quaranta strutture alberghiere specializzate per i cicloturisti.

L’attività di Terrabici è più che altro quella di promuovere e commercializzare località e territori dell’Emilia Romagna come destinazione bike. La sua vocazione, ci dice il responsabile della comunicazione Andrea Manusia « è soprattutto pianificare una promozione a livello internazionale, andando direttamente sul posto a coinvolgere direttamente i Tour Operator».

I primi bike hotel hanno infatti intercettato una clientela proveniente per la stragrande maggioranza (89%) dai mercati esteri, con una distribuzione che sostanzialmente è simile a quella di chi in Romagna va per fare turismo “balneare”: spiccano Germania, Austria e Svizzera, poi ci sono i Paesi scandinavi e il Belgio, poi la Gran Bretagna e a seguire la Francia, gli Stati Uniti e il Canada. «L’obiettivo dei prossimi anni – spiega ancora Manusia – è fare promozione soprattutto nel Regno Unito e in Polonia, dove sappiamo esserci una grande richiesta di cicloturismo».

È un obiettivo del prossimo anno, sì, perché in questo 2020 del Covid-19 gli operatori sono stati obbligati ad orientarsi verso il mercato nazionale, prima di tutto perché in quest’estate così atipica di stranieri in Romagna ce ne sono davvero pochi, ma perché no, anche per fare promuover questi territori tra i cicloturisti di casa nostra, che questi servizi e questi territori ce li hanno magari a poche centinaia di chilometri da casa e, il più delle volte, neppure lo sanno.

In bici con il “Citti”

A farci compagnia in bicicletta c’era anche Davide Cassani che, oltre al ruolo di Commissario Tecnico della nazionale di ciclismo su strada, da due anni è anche presidente dell’Apt dell’Emilia Romagna.

Cassani è il primo, autorevole testimonial della ripartenza cicloturistica “post-covid”: è convinto che la ripartenza del cicloturismo quest’anno sarà cosa soprattutto italiana, ma ci sono anche tutti i presupposti perché a breve tornino ad avvicinarsi gli stranieri. «È naturale che quest’anno abbiamo perso i grandi eventi – spiega il “cittì” – ed è per questo che proprio il turismo individuale sarà il modo migliore per ripartire. Le strutture e i percorsi ci sono tutti». E noi che li abbiamo provati entrambi ve lo confermiamo in pieno. 

Guarda il video

Come è strutturato un vero bike hotel

L’hotel Dory di Riccione dove siamo stati ospiti è stato tra i primi a strutturarsi come bike hotel. La sua tradizione e vocazione “ciclistica” è tale che, ad oggi, la metà dei clienti che soggiornano in struttura vengono per fare vacanze in bicicletta.

L’hotel è organizzato per offrire a chi vi soggiorna il massimo dei servizi a disposizione del ciclista, come ad esempio anche il servizio biciclette. Nella capiente bike room di rimessaggio abbiamo contato, infatti, cinquanta biciclette, alle quali si aggiungono le altre centocinquanta pronte a soddisfare momenti di maggiore affluenza: bici da corsa, mountain bike, bici a pedalata assistita e soprattutto gravel-bike.

Appese ai ganci ci sono tipologie di biciclette delle più diverse e, soprattutto, tutte quante di un certo livello qualitativo, delle più aggiornate. Qui, infatti, tutti gli albergatori dei bike hotel utilizzano il loro parco bici di proprietà per una stagione intera, per poi rivenderlo a fine stagioni ai privati che volessero approfittarne.

I servizi tecnici a disposizione del cliente includono l’officina specializzata che farebbe invidia a tanti negozianti, l’area di lavaggio bici, di rifornimento idrico, la possibilità di fare massaggi e seguire menu personalizzati e soprattutto a disposizione dei clienti ci sono le guide esperte, che accompagnano i cicloturisti lungo gli 8000 chilometri totali di percorsi stradali, piste ciclabile e sterrati su cui si sviluppano i vari tracciati. Tutti gli itinerari scelti sono a basso traffico, distribuiti nelle nove province: alcuni sono segnalati, altri sono identificati da guide e cartine nelle quali non mancano mai invitanti soste enogastronomiche.

Nel caso nostro, ad accompagnarci nella prima pedalata verso il borgo medioevale di Mondaino, sono stati Micol e Luca, due che il mestiere di guida in bicicletta lo fanno per lavoro, che conoscono bene le esigenze del pedalatore che viene qui e che sanno anche come organizzare i vari gruppi per far sì che ci sia una certa omogeneità nella loro composizione, che ognuno sia indirizzato sul tracciato che più si addice alle personali capacità e possibilità tecniche e che soddisfi anche i suoi interessi culturali.

Le guide in bici sono guide tecniche, pronte ad assistere il ciclista nella sua escursione ed eventualmente a risolvere anche forature e inconvenienti meccanici: ad informare i ciclisti sulla storia e sulla cultura dei posti che attraversano sono invece guide locali, che si incontrano strada facendo.

E i costi?

Una giornata in sella è più o meno strutturata in questo modo: il gruppo può avere una composizione mista, al massimo di una decina di persone, accompagnate sempre da due guide che aprono e chiudono la fila.

Si parte di solito verso le nove del mattino con uscite che – anche per i gruppi più allenati -prevedono andature sempre rilassate. Il rientro in albergo varia a seconda della lunghezza dell’uscita, in genere tra le 12 e le 16 e non si fa mai mancare un pranzo leggero incluso nel costo del “pacchetto”. A proposito di costi, il prezzo di una vacanza cicloturistica nei bike hotel dell’Emilia Romagna è assolutamente abbordabile, in linea con gli standard che hanno reso famoso e popolare il turismo in questa regione a grossa vocazione turistica.

Una settimana intera in bike hotel, comprensiva di guida e uscite giornaliere (ma nessuno vieta di scegliere meno uscite durante i sette giorni oppure di fare pacchetti più brevi) ha un costo variabile tra 350 e 500 euro a seconda della categoria dell’albergo che si sceglie: include quindi il soggiorno a pensione completa, le guide e i tutti i servizi di cui abbiamo parlato. Il costo aumenta di qualcosa in più solo nel caso in cui non si abbia la bicicletta e si decida di noleggiarla, a un prezzo di circa 30 euro al giorno a prescindere che si scelga una bici a pedalata assistita o una muscolare.

La gravel, perfetta per questo cicloturismo

Ai percorsi da strada e a quelli mountain bike l’offerta cicloturistica di Terrabici ha, da qualche tempo, aggiunto itinerari perfetti per le gravel bike, ossia la tipologia di bicicletta che probabilmente più asseconda le esigenze di utilizzo “trasversali” del cicloturismo. I nostri tre giorni di riding sono stati tutti in sella a ottime bici gravel, alla scoperta di percorsi suggestivi e affascinanti che ci hanno permesso di raggiungere “chicche” turistiche come il borgo medioevale di Mondaino, poi la Valmarecchia e infine il terzo giorno il Parco di San Bartolo, Gradara e la Via Panoramica, e di farlo sempre attraverso strade di campagna in buona parte sterrate, che hanno aggiunto ulteriore fascino a un territorio che, oggi come ieri, rappresenta la vera capitale del turismo a due ruote.

a cura di Maurizio Coccia – Copyright © iNBiCi magazine

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