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FASHION ON THE ROAD



L’epopea del glorioso Team Kelme è stata sempre scandita dai successi dei suoi ciclisti. Fino al 2006, quando l’Operacion Puerto cambiò i destini e l’immagine del team maschile più longevo di sempre. Da Santiago Botero a Valverde, storia di campioni in cerca di riscatto

 

 

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Bianco, verde, azzurro. Erano questi i colori della Kelme (precedentemente Transmallorca), squadra spagnola di ciclismo su strada nata nel 1980 e rimasta attiva per ben 27 stagioni e che ha segnato la storia del ciclismo moderno come il team maschile più longevo di sempre.

Una divisa studiata, questa, per attirare l’occhio dello spettatore, una “mise” nata sicuramente con l’intento di rimanere ben scolpita nell’immaginario collettivo.

Il nome, Kelme, preso dal suo principale sponsor, rimase tale sino al 2004, anno in cui la Comunidad Valenciana prese il suo posto. La squadra partecipò più volte al Tour de France ed al Giro d’Italia e, naturalmente, alla Vuelta Espana, oltre a numerose altre corse sul territorio spagnolo.Alcuni atleti di fama hanno militato nelle sue fila: tra i più rappresentativi Santiago Botero, Roberto Heras, Aitor Gonzalez e Alejandro Valverde Belmonte, quest’ultimo il suo componente più celebre, non soltanto per le sue vittorie.

Il 20 agosto 2006 infatti, la società si sciolse successivamente all’implicazione di alcuni componenti del suo staff e di alcuni suoi corridori in una delle pagine nere della storia del ciclismo, che prese il nome di “Operacion Puerto”. Tra il mese di febbraio e quello di maggio dell’anno 2006, infatti, prese vita la più massiccia indagine sul doping che il ciclismo ricordi e la Kelme , già divenuta Comunidad Valenciana, venne travolta in pieno dallo scandalo, poiché uno dei suoi corridori di spicco (Valverde) ed il medico della società (Fuentes) furono tra i protagonisti di questa brutta pagina sportiva.

 

 

 

 

 

 

Dopo le dichiarazioni dell’ex ciclista Jesus Manzano, le indagini portarono fino al medico del team Kelme (che seguiva molti altri gruppi sportivi) Eufemiano Fuentes. Furono coinvolti ben 58 ciclisti professionisti di varie nazionalità, ma fu il nome di Alejandro Valverde a segnare per sempre la sorte del team, poiché Manzano dichiarò che Valverde aveva fatto uso di testosterone durante la Vuelta Espana del 2002, quando correva per il team Kelme appunto.

Alejandro Valverde Belmonte, classe 1980, prese il nomigliolo di “El Imbatido” in giovanissima età, quando in 3 anni – tra gli 11 ed i 13 anni – si aggiudicò la vittoria di circa 40 corse consecutive. E’ ancora oggi uno dei grandi interpreti del ciclismo: veloce nello sprint e competitivo nelle prove a cronometro, grazie alle sue caratteristiche poliedriche, lo spagnolo è in grado di affrontare in maniera egregia sia i grandi giri che le gare di un giorno.

Il suo passaggio al professionismo avviene con il suo approdo nel team Kelme, nel 2002, quando con la maglia a fondo bianco a righe verdi e azzurre partecipa alla Vuelta Espana senza però riuscire ad imporsi come avrebbe voluto; l’anno successivo fu quello della consacrazione sotto le insegne del team Kelme, poiché andò a segnare le sue prime importanti vittorie, prima tra tutte come importanza la conclusione della Vuelta Espana sul terzo gradino del podio, ed un secondo posto alla prova in linea del campionato del mondo di Hamilton (Canada).

Nel frattempo la vicenda sul doping regala un clamoroso colpo di teatro: nell’agosto del 2007, viene resa nota la “black list” ufficiale dei 58 corridori coinvolti nell”Operacion Puerto: ebbene, malgrado il clamore mediatico, il nome di Valverde non figura nell’elenco.

Il 29 agosto 2007, tuttavia, l’UCI nega a Valverde la partecipazione ai mondiali poiché, malgrado il clamoroso epilogo dell’indagine spagnola, il corridore viene riconosciuto come “persona possibilmente responsabile di aver fatto uso di sostanze dopanti”.

 

 

Roberto Heras

 

L’UCI dopo queste dichiarazioni esortò la federazione spagnola a fare indagini su di lui poiché nelle 6000 pagine di dossier relative all’Operacion Puerto avrebbero trovato la documentazione che sarebbe servita ad inserirlo a tutti gli effetti nella lista dei corridori coinvolti. Dopo il fermo rifiuto da parte della federazione spagnola di voler procedere con le indagini sul corridore, L’UCI rimane sulle proprie decisioni e annuncia che a Valverde – sul quale pesano gravi e documentati indizi di colpevolezza – non verrà concessa la possibilità di partecipare ai campionati del mondo.

La federazione spagnola però non si arrende e così, il giorno precedente alla prova in linea e grazie alla sentenza del Tas di Losanna, manda Valverde ai campionati mondiali a competere per la sua nazione.

I guai per lui però non sono finiti; 2 anni più tardi, infatti, il CONI si allinea alla posizione dell’UCI, sostenendo che il nick “Val-Piti” – trascritto dal dottor Fuentes nei suoi appunti – identifica senza ombra di dubbio Alejandro Valverde. Secondo il CONI la prova verrebbe da un controllo fatto sul sangue del corridore spagnolo a luglio dell’anno precedente, quando il Tour de France transitò da Prato Nevoso e lo spagnolo venne controllato insieme ad altri atleti.

Il 1 aprile 2009 Valverde viene squalificato per le gare su territorio Italiano per due anni e, un anno più tardi, il Tas di Losanna accoglie il ricorso fatto da UCI e WADA ed estende la squalifica già in vigore su territorio italiano aggiungendo anche la cancellazione di tutti i risultati ottenuti dal campione spagnolo nel corso della medesima stagione.

Valverde torna a gareggiare nel 2012, firmando con Movistar, ma resta perseguitato per sempre da domande senza risposta. Il suo intento però a questo punto è uno solo: tornare a vincere. Desiderio che, dopo la vicenda Operacion Puerto, era divenuta per lui una sorta di ossessione, di riscatto.

 

 

 

 

Ed il riscatto lo ottiene al Tour de France e poi alla Vuelta Espana, ottenendo il secondo posto dietro Contador, per finire poi con un bronzo ai mondiali.

E così “El Imbatido” torna ad essere imbattibile; certamente tra gli addetti ai lavori aleggiava il sospetto che quel ritorno trionfale potesse essere il frutto di una ricaduta nelle vecchie abitudini, ma la verità fu che – dopo la massiccia Operacion Puerto – l’intero mondo ciclistico ed il suo modo di affrontare la questione doping cambiarono radicalmente e dal canto suo, Alejandro Valverde, ne uscì profondamente cambiato, così come molti altri corridori che, come lui, furono travolti dallo scandalo.

Il suo cambiamento lo rese desideroso di riscatto, riscatto che poteva avvenire solo con la vittoria, e vincere fu quello che fece, ridando così lustro a se stesso, alla Kelme e a quella maglia a fondo bianco e a strisce verdi e azzurre che per troppo tempo erano rimasti nell’ombra e ricoperti dal fango del sospetto.

 

a cura di Eleonora Pomponi Coletti Copyright © INBICI MAGAZINE

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