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Tom Simpson e Eddy Merckx

FASHION ON THE ROAD, UNA LEGGENDA CHIAMATA PEUGEOT

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Dagli scacchi ai cartoon: storia di una maglia iconica vestita dai più grandi ciclisti di sempre

 

Terminiamo il nostro excursus nella storia di alcune delle maglie che hanno fatto la storia del ciclismo parlando di quella indossata dal team Peugeot.

 

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Per capire fino in fondo la scelta del Team di far indossare ai suoi corridori una divisa a scacchi, prima di passare all’ultimo design dai tratti in stile decisamente “pop”, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo; ed è nel dualismo tra il bianco e il nero delle caselle della scacchiera che troviamo la risposta. L’uomo infatti, secondo il simbolismo antico, doveva giocare la sua partita giostrandosi tra bianco e nero appunto. Era un modo per simboleggiare la vita.

La parola “scacchi” si ispira ad un termine di derivazione persiana – “shah” – che significa “Re”. E’ dunque assolutamente appropriato che ad indossare, come fosse una seconda pelle, quella divisa così iconica fossero alcuni tra i “Re” più celebri che la storia del mondo a pedali abbia conosciuto.

                                                                                                                           Stephen Roche

Thomas “Tom” Simpson entra a far parte del Team Peugeot nel 1963, stesso anno in cui fu lanciata la maglia a scacchi che ha visto, proprio in Simpson, uno dei suoi più grandi “indossatori”.

Se a qualunque appassionato di ciclismo venisse nominato il team Peugeot, questo sicuramente penserà anche ad un Tom Simpson “a scacchi” intento a squarciare le Alpi.

Simpson è ricordato per la sua grandezza ma anche per la sua morte avvenuta in circostanze tragiche; considerato una delle prime vittime del “doping”, durante una tappa del Tour de France del 1967, riprese a pedalare dopo aver avuto un malore facendosi trasportare dal grande incitamento da parte dei suoi fans, finendo per avere un arresto cardiaco poco dopo. Un attacco letale che non gli lasciò scampo.

L’autopsia rese nota una verità scientifica che fece calare un’ombra su questo grande campione, rivelando  che a causarne la morte furono il caldo e la quantità di anfetamine assunte.

Simpson però, aveva solo aperto la strada a una lunga scia di futuri corridori che avrebbero indossato la famosa maglia del team francese.

Lo scozzese Robert Millar

Nel 1980 fu la volta dello scozzese Robert Millar; miglior ciclista inglese al Tour de France, venne incoronato “Re degli scalatori” per le sue formidabili imprese. Anche la sua immagine fu scalfita dall’ombra del “doping” nel 1992, quando un livello troppo alto di testosterone nel sangue gli costò tre mesi di squalifica.

Quando tornò a correre riprese subito il suo ruolo di leader nelle scalate, ma Millar viene ricordato anche perché nel 2003 decise di sparire definitivamente dalle scene (dopo aver fatto discutere parecchio in passato per alcuni episodi che riguardavano la sua vita privata) per riapparire dopo qualche tempo in un altro luogo del pianeta, dopo aver cambiato sesso e facendosi chiamare Philippa York.

Dopo Millar, anche Stephen Roche e Sean Yates entrarono a far parte del team Peugeot, precisamente nel 1981 e nel 1982.

Il primo, irlandese tenace e brillante, ricordato soprattutto per quello “smacco” fatto al suo allora capitano Visentini, durante il Giro d’Italia del 1987, quando si vide portar via la maglia rosa e decise di andare a riprendersela attaccando Visentini. Quest’ultimo, spiazzato da quella mossa inaspettata, provò a reagire, ma mollò presto sia col fisico che con la mente, lasciando trionfare Roche.

Il secondo, inglese, celebre corridore tra le fila della Peugeot  dove è rimasto per ben 6 stagioni, ed ancor più celebre coach e manager negli anni successivi al suo ritiro dalla carriera professionistica.

Anche gli Australiani Phil Anderson e Allan Peiper hanno iniziato la loro carriera professionistica nel team Peugeot. Erano cresciuti nell’Athletic Club de Boulogne-Billancourt, squadra dilettantistica dove la Peugeot era solita “rifornirsi” di nuovi talenti, ed erano conosciuti all’interno della ACBB con il nomignolo “Legione Straniera”. Entrambi passarono al team Peugeot nel 1980.

la Vêtements-Z Peugeot capitanata da Greg Le Mond

E sotto quelle insegne corse anche l’intramontabile Eddy Merckx, soprannominato “Il Cannibale” per la sua smisurata aggressività nel vincere lasciando indietro gli avversari. Considerato uno dei più forti ciclisti di tutti i tempi, ha segnato numerosi record (nel 1974 vinse nella stessa stagione Giro d’Italia, Tour de France e campionato del mondo su strada; solo Stephen Roche riuscì ad eguagliarlo) ed è il miglior sportivo belga di sempre.

Parlando di lui, Jacques Goddet, lo storico patron del Tour de France, disse che “se Fausto Coppi è il più grande ciclista di tutti i tempi, Eddy Merckx è il più forte”.

Ha indossato la celebre divisa a scacchi per 2 stagioni all’inizio della sua carriera professionistica, nel 1966 e nel 1967, quando Simpson era capitano della squadra e dichiarò  più volte di aver imparato moltissimo da lui durante la sua permanenza nel team Peugeot, una cosa su tutte “mi ha insegnato il coraggio”, disse a proposito di Tom Simpson.

Nel 1987 Peugeot diviene Vêtements-Z Peugeot; anno in cui la celebre maglia a scacchi fu sostituita e notevolmente rivoluzionata da una maglia con base blu e disegni gialli e rosa.

Studiata per promuovere abiti da bambini del marchioVêtements – Z, aveva uno stile divertente, colorato e d’ispirazione decisamente “cartoon”; quello stile cartoon che divenne lo stile di battaglia di un Greg Le Mond e del suo team in uno strepitoso Tour de France 1990, anno in cui Le Mond pose la sua straordinaria terza (ed ultima) indelebile firma sul Tour, portando anche la divisa della Z-Peugeot a segnare la storia.

Come alcuni anni prima la divisa in stile Mondrian de La Vie Claire lo aveva visto stella nascente nell’universo a pedali, adesso la maglia in stile “cartoon” della Z-Peugeot lo accompagnava a segnare l’ultimo grande risultato e a porre la terza firma nell’Olimpo dei Campioni che non lo avrebbe mai più dimenticato.

A cura di Eleonora Pomponi Coletti Copyright © INBICI MAGAZINE

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