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Shimano RP9 white

FOCUS SUL PRODOTTO: SHIMANO RP9

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Le nuove RP9 hanno subito un aggiornamento importante sul piano tecnico e del design. Il family feeling è quello del top di gamma S-Phyre: rispetto a queste hanno una suola meno rigida e allo stesso modo hanno tanto da offrire sul piano del comfort, dell’ergonomia e della personalizzazione. Sono scarpe trasversali, adatte per l’agonista di vertice, per il granfondista e l’amatore. 

 

Se dicendo “Shimano” vi vengono soltanto in mente i gruppi e i componenti della trasmissione, di sicuro, cari amici, è il caso di aggiornarvi: guardate allora le foto o le immagini delle gare del ciclismo World Tour e guardate cosa calzano moltissimi pro rider. In moltissimi casi ai loro piedi troverete scarpe blu in tutto simili a queste che vi andiamo a presentare, appunto scarpe della Shimano, che da più di venti anni investe parte importante del suo patrimonio tecnico ed economico per sviluppare scarpe da ciclismo dedicate non solo agli agonisti, ma anche agli amatori o ai neofiti, che siano essi praticanti della strada o della mountain bike. In particolare, le calzature che Shimano Italy ci ha spedito in redazione sono le ultime arrivate nella linea Footwear Road della Casa giapponese: sono la nuova versione delle RP9, in ordine di gamma seconde solo al al top chiamato S-Phyre, che è appunto il modello più gettonato dai corridori. Non è l’unico in realtà, proprio perché qualche big del pedale – uno su tutti Boasson Hagen – preferisce utilizzare scarpe simili a queste RP9 per gareggiare. Spiegare il perché di tutto questo è importante per capire a che tipo di utente sono destinate queste elegantissime scarpe blu che abbiamo avuto la fortuna di provare.

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Un luogo comune da sfatare

Un malinteso piuttosto frequente tra i praticanti di ciclismo è quello per cui i corridori professionisti necessariamente utilizzino gli articoli più costosi tra quelli messi a disposizione loro dagli sponsor tecnici. Il malinteso è così diffuso che i praticanti di casa nostra, che notoriamente sono quelli che più orientano le loro scelte con l’obiettivo di emulare l’equipaggiamento del campione, mettono sempre il “top di gamma” in cima alle loro proprietà di acquisto. La recensione di queste belle scarpe RP9 ci è propizia per sfatare questo luogo comune, un luogo comune che tra le altre cose è declinato non solo sulle scarpe ma anche su molte altre categorie merceologiche della filiera “ciclo”, primi tra tutti i telai. Vi diciamo allora che il norvegese Boasson Hagen ha deliberatamente chiesto a Shimano di utilizzare scarpe speciali, dove la tomaia è quella delle S-Phyre, mentre la suola è quella delle RP9 che vediamo. Il corridore norvegese ha infatti una pianta del piede delicata ed ha caratteristiche anatomiche che poco si adattano alla rigidità estrema della suola delle S-Phyre. Questo è un messaggio importante per i praticanti amatoriali, proprio loro che a rigor di logica non dovrebbero necessitare delle caratteristiche prestazionali che più occorrono ai corridori e proprio loro e che, tra l’altro, le scarpe le pagano e non le ricevono in uso gratuito dagli sponsor… Insomma, l’articolo più adatto – in questo caso la scarpa più adatta – per i ciclisti non necessariamente è quella che costa di più, ma piuttosto quello che più si addice alle caratteristiche anatomiche dei vari soggetti, al loro livello e alla loro frequenza di pratica.

 

Family feeling S-Phyre

Rispetto all’omonimo modello precedente le RP9 introdotte da Shimano nella sua linea Footwear 2018 sono migliorate sia dal punto di vista dei materiali che del design: quest’ultimo è in tutto simile al look affusolato e filante che contraddistingue la tomaia delle S-Phyre. In effetti, se queste ultime sono il modello di riferimento della categoria Road Competition, le nuove RP9 si collocano subito al di sotto, sono l’articolo di vertice della classe Road Performance, che negli intenti di Shimano è appunto una classe trasversale, dove trovano spazio scarpe adatte sia per la pratica agonistica sia per quella amatoriale e granfondistica (e nel caso delle RP9 amatoriale evoluta).  Sempre in un’ottica comparativa rispetto al top di gamma aggiungiamo che anche la suola delle RP9 ha le medesime caratteristiche morfologiche, anche questa è realizzata in carbonio, ma ha un indice di rigidità leggermente inferiore (valore 10 rispetto al valore 12 attribuito alla suola delle S-Phyre). Identica è anche la morfologia della suola, ispirata alla forma della tecnologia proprietaria Dynalast, che Shimano ha sviluppato nel corso degli anni per ottenere la sagoma più adatta sia per trasmettere la maggiore energia possibile sui pedali, sia per rispettare l’anatomia della pianta del piede nel momento in cui questa è obbligata al gesto (non naturale) del pedalare.

I materiali usati

Al rigido carbonio impiegato sulla suola le RP9 abbinano una morbida tomaia realizzata in microfibra. Nonostante la sua essenza sintetica la microfibra ha fattezze e caratteristiche simili alla vera pelle ma diversamente da questa è molto più leggera e impermeabile: la microfibra delle RP9 assorbe meno acqua e si asciuga velocissimamente in caso di uscite “bagnate”. La tomaia è inoltre realizzata in pezzo unico, senza sormonti di materiale interno potenzialmente sfavorevoli per il comfort percepito sulla pelle. Lungo tutta la sua superficie la tomaia risulta poi microforata secondo una teoria che facilita l’aerazione interna. Approfittiamo per dire che con lo stesso obiettivo dell’areazione è impiegato il voluminoso foro posto nella sezione anteriore della suola. Tornando alla tomaia, sulla punta è accoppiata a una porzione di materiale protettivo in gomma, mentre nella parte posteriore, è rivestita esternamente da un cupolino in plastica che ha la funzione di trattenere meglio il tallone e di impedire ogni possibilità di scalzata accidentale.

Il sistema di chiusura e la soletta interna

Il sistema di chiusura fa del rotore micrometrico Boa IP1 il suo elemento principale: il Boa è in questo caso posto sul dorso del piede, ed è vincolato ad una la cinghia ad alta resistenza che sviluppa tutta la sua area di chiusura sulla parte alta del collo del piede, fin quasi sulla punta. Proprio qui troviamo un secondo sistema di chiusura con fascetta in Velcro, che serve a personalizzare ulteriormente il grado di ritenzione. Tornando al rotore Boa, con una rotazione in senso orario questo incrementa la tensione di allaccio micrometricamente, mentre il verso opposto gestisce il rilascio, sempre in maniera micrometrica. Per il rilascio totale, invece, ovvero per sfilare la scarpa, è sufficiente sollevare tutto il rotore con due dita. Terminiamo la descrizione tecnica con la soletta interna: non una soletta come tutte le altre, perché per customizzare ulteriormente la calzata in base alle esigenze personali la Silvadur utilizzata sulle RP9 utilizza dei supporti sostituibili da applicare nella zona del metatarso, per variare l’altezza dell’arco metatarsale in base alle diverse anatomie del piede.

La scheda tecnica

Materiale tomaia: microfibra sintetica

Materiale suola: Carbonio monoscocca, indice rigidità 10

Compatibilità pedali: con tacchette a tre fori

Sistema di chiusura: fibbia micrometrica Boa IP1 e fascetta Velcro

Peso rilevato: 588 grammi (paio 44)

Colori disponibili: Blue, Black, Navy, White

Misure disponibili: da 36 a 52, senza mezze misure

Prezzo al pubblico: 259 euro

 

 

Titolo –  Scarpe piuma, con la massima ergonomia

Non capita spesso di calzare scarpe da 488 grammi al paio (sì, avete capito bene, quattrocento ottantotto) provviste di un sistema di chiusura micrometrico. È esattamente quel che è successo alle RP9 in taglia 44 che ho testato. Aggiungo pure che utilizzo abitualmente un paio di scarpe S-Phyre, per questo posso dare anche un giudizio comparativo di queste belle scarpe che mi ha fornito Shimao Italia. Sì, davvero bella la tonalità di blu prevista sulla linea colori delle RP9 (quattro colori in tutto disponibili) e aggiungo che anche se questa tonalità non è facile da abbinare ai colori dell’abbigliamento o della bicicletta (l’estetica, si sa, vuole la sua parte) in questo caso il blu scelto per le RP9 è un blu pastello, più discreto e sobrio del blu acceso impiegato sulle S-Phyre. Ma passiamo alle più importanti sensazioni di calzata: il feeling è esattamente quello, fasciante e avvolgente, che caratterizza il modello top di gamma: ai piedi le RP9 sono un vero e proprio guanto e, sempre in un’ottica comparativa con le S-Phyre, la sola cosa in meno è che in questo caso l’assenza di un doppio rotore di chiusura Boa rende la personalizzazione della calzata meno rapida da attuare. La suola? Per me è stato davvero difficile percepire un livello di rigidità inferiore rispetto a quello che dichiarano avere le S-Phyre: la trasmissione di potenza è stata sempre efficace e pronta, così come la distanza con il piano di appoggio del pedale si percepisce essere ridotta, sempre a tutto vantaggio della maggiore efficienza possibile nella pedalata. Davvero comodo si è rivelato poi il sistema di personalizzazione della soletta interna attraverso i supporti in gomma intercambiabili forniti in dotazione. Io ho utilizzato gli inserti rossi, con uno spessore maggiore: sostituirli è un gioco da ragazzi, visto che si applicano con un sistema Velcro sotto la soletta. Infine l’aerazione: l’estate piena ancora non è arrivata, per carità, ma credo proprio che, sia i tantissimi microfori praticati strategicamente sulla tomaia, sia lo spessore molto ridotto di quest’ultima, creano un piacevole flusso refrigerante per affrontare le giornate più torride.

 

 

Contatti: Shimano Italy, tel. 0331/936911, www.shimano.com

 

a cura di Maurizio Coccia Copyright © INBICI MAGAZINE

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