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da sx l’imprenditore Graziano Beltrami con un tecnico della Beltrami T.S.A

BELTRAMI PEDALA VELOCE

Il marchio si consolida e continua a crescere nei campionari e nei fatturati: “Ma la bike-economy resta un segmento complesso con poche certezze e tante zone d’ombra”

E’ l’emporio del ciclismo, l’azienda italiana che – grazie a rigidi protocolli di selezione – da oltre vent’anni offre il meglio dei prodotti presenti sul mercato della bicicletta. Oggi, grazie alla rinomata qualità dei suoi campionari, Beltrami è un marchio di affidabilità riconosciuto nel mondo, un’azienda leader nell’importazione esclusiva di articoli top di gamma legati alle due ruote.

“I nostri fatturati per il momento restano in crescita – spiega Graziano Beltrami – ma, anche se in Italia il numero dei praticanti continua ad aumentare, la cosidetta bike-economy resta un segmento complesso con poche certezze e tante zone d’ombra”.

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Partiamo dalla fiere ciclistiche: modello ormai in crisi?

“Non lo dico io, ma più realisticamente lo certificano i numeri. I tre eventi di riferimento – l’Interbike di Las Vegas, l’Eurobike di Friedrichshafen ed il Cosmobike di Verona – pur con qualche distinguo, accusano una significativa contrazione di visitatori ed anche i grandi marchi del settore hanno cominciato a disertarle. E’ evidente che ci troviamo di fronte ad un modello in crisi che, per non sparire, ha bisogno di rigenerarsi seguendo però direttrici nuove”.

Ma le fiere hanno sempre svolto una funzione importante di “vetrina” per le aziende. Con che cosa potrebbero essere sostituite?

“Il format vincente è senza dubbio quello francese della Roc d’Azur a Frejus, dove gli indicatori sono, al contrario, tutti in vigorosa crescita. Il modello andrebbe riproposto anche in Italia, ma è chiaro che ci vuole tempo, perché improvvisare è pericoloso e la storia e la tradizione di un grande evento non si comprano al supermercato”.

Il marchio Beltrami, però, al di là di un “contesto complesso”, continua a crescere…

“Il nostro segreto, oltre alla capacità di anticipare le mode, è soprattutto la cultura della flessibilità, ovvero la scelta di lavorare con marchi diversi e, visti i frenetici cambiamenti del mercato, di pianificare le nostre strategie commerciali esclusivamente nel breve periodo. In questo modo, in caso di scelte sbagliate, si limitano i danni”.

Su quali prodotti avete puntato nel 2018?

“Abbiamo continuato lo sviluppo di Argon 18 che tante soddisfazioni ci ha regalato nel 2017. Inoltre, abbiamo iniziato ad investire sul freno a disco che, specie tra i cicloturisti, si sta diffondendo in maniera vertiginosa. Con la Zipp abbiamo sviluppato una collaborazione che, mi auguro, possa dare risultati importanti”.

E il settore delle bici elettriche?

“E’ senza dubbio un segmento di mercato in costante crescita, ma temo che certe aspettative oggi siano, obiettivamente, esagerate. Credo che il mercato delle e-bike sia vittima di un gigantesco equivoco: le tante richieste pervenute quest’anno nei punti vendita, secondo me, non erano figlie di un interesse dilagante, ma dell’oggettiva mancanza di prodotti sul mercato italiano. So che molti venditori il prossimo anno punteranno esclusivamente sulle bici elettriche. Faccio a tutti i migliori auguri, ma non vorrei che poi, a primavera, qualcuno si ritrovasse col magazzino pieno…”.

Il triathlon, invece, è oggettivamente una disciplina in poderosa crescita…

“Seppur con 30 anni di ritardo rispetto ai paesi nordici, non c’è dubbio che anche l’Italia, finalmente, sembra aver scoperto la bellezza di questo sport. Mi pare che anche la Federazione abbia colto il vero spirito di questa disciplina che, giova ricordarlo, non è una sfida fra atleti ma soprattutto una sfida con se stessi. Sembra una sfumatura e, invece, è il punto di partenza culturale per offrire, anche sul piano logistico ed organizzativo, ciò che realmente il triatleta si aspetta”.

Al di là della prestigiosa partnership con Astana, i vostri principali clienti restano i ciclo-amatori. Come vede oggi il mondo granfondistico?

“Prendo atto della nascita esponenziale di tante, forse troppe, granfondo, ma anche in questo caso il tempo farà la giusta selezione. Nel senso che molti eventi saranno destinati ad avere non più di 400-500 iscritti, mentre le manifestazioni più consolidate, probabilmente, diventeranno sempre più importanti”.

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