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Franco Trentalance

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Sedici anni di carriera, 440 film con oltre mille partners diverse. Lui è Franco Trentalance, professione pornoattore: “Sconsiglio il sesso prima della gara e, per non fare cilecca, meglio il mirtillo del Viagra”

 

“Da oltre un anno ho scoperto il fascino della mountain bike, sebbene l’

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anatomia del sellino mi crei qualche scompenso…”.

L’incipit è di Franco Trentalance, professione pornostar, 440 film in 16 anni di carriera con oltre mille partner diverse. Rocco Siffredi a parte, il più grande porno-attore italiano del secondo millennio.

Sdoganato al grande pubblico dal reality “La Talpa”, Trentalance ha saputo re- inventarsi attore, anchor-man e grande esperto di erotismo. Dall’inizio del

2009 cura infatti una propria rubrica (”Sarò Franco”) dedicata al sesso e alla seduzione all’interno del programma radiofonico “Gli Spostati” su Rai Radio 2.

 

Franco, il sesso fa bene allo sport?

 

Il sesso “soddisfacente” fa sempre bene, ma – da sportivo – non consiglierei mai un rapporto sessuale prima di una performance. L’amplesso allenta le tensioni, ma allo stesso tempo, scarica mentalmente, stemperando l’aggressività. Lo sportivo agonista, invece, ha bisogno di una sana “cattiveria” e non può lasciarla tutta sotto le lenzuola. 

 

Si parla tanto di doping nel ciclismo, ma anche nel mondo dell’hard gli “aiutini” artificiali – si dice – sono all’ordine del giorno…

 

Se devo girare una scena alle 2 di notte, con una partner antipatica, con zero gradi centigradi, sdraiato su una lastra di marmo e con un regista che ti tiene lì inchiodato per tre ore, beh allora anche Franco Trentalance ricorre ad un “aiutino”. Ma generalmente mi guardo bene dall’usare certi prodotti farmaceutici che, alla lunga, provocano assuefazione. Il rischio, infatti, è quello di diventare emotivamente dipendenti, convincendosi che – senza l’assunzione di certe sostanze – la prestazione sarà inevitabilmente scarsa.

Niente di più sbagliato. Ci sono colleghi che ricorrono persino ad iniezioni genitali di alprostadil, ma è evidente che certe pratiche hanno effetti collaterali devastanti. Molto meglio, prendete pure nota, curare la propria virilità con mirtillo, vitamina E, peperoncino, zinco e bioarginina, un amminoacido basico che si acquista senza ricetta.

 

Il tuo rapporto con la bicicletta?

 

E’ cominciato, come per tutti, da bambini, quando – tolte le rotelle – mi regalarono una bicicletta con freno a contropedale. Ricordo le derapate nelle piazzette di Bologna e i ginocchi perennemente sbucciati.

 

Segui il ciclismo?

 

Certo, ma solo quello da “uomini veri”. Adoro il ciclista stremato sul pavet di Roubaix, Pantani nella nebbia del Les Deux Alpes, i corridori sporchi di fango della Liegi, insomma il ciclismo consacrato alla sofferenza.

 

Franco, torniamo al tuo mondo: come internet ha cambiato il mercato della pornografia?

 

Prima del web esistevano nel mondo una quarantina di case cinematografiche che, pur non fatturando cifre astronomiche, riuscivano comunque a stare sul mercato. Con l’avvento della rete, quasi tutte hanno chiuso bottega. Oggi ci sono, al massimo, cinque grandi holding del sesso, tutte americane, che si dividono il mercato dei film a luci rosse a livello planetario. E, ovviamente, hanno profitti stellari. Anche il mondo dell’hard, in pratica, ha seguito le nuove dinamiche del commercio: nessuna speranza per le piccole botteghe e mercato dei consumi cannibalizzato dai grandi centri commerciali…

 

Dunque, meno lavoro anche per i pornoattori…

 

Non c’è dubbio. Non a caso, oggi il porno non è più il mio core-business. Al sesso devo la mia notorietà, ma in questi anni mi sono cimentato, con alterne fortune, anche in altri ambiti.

 

Ma la porno-bulimia di internet non rischia di rovinare le nuove generazioni?

 

Sì e no. Nel senso che la fruizione quotidiana di materiale porno aiuta a far cadere le inibizioni e ad ispirare performance, diciamo, un po’ più fantasiose.

Il rischio, però, è che – soprattutto tra le donne – si generino illusioni spropositate ed i maschietti, sovrastati dall’ansia da prestazione, preferiscano alla fine sempre l’onanismo alla relazione.

 

a cura di MARIO PUGLIESE

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