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GAVIA & MORTIROLO, PEDALANDO TRA LE NUVOLE


Il 23 giugno all’Aprica il grande popolo dei cicloamatori si sfiderà tra le salite leggendarie del ciclismo moderno.

Il 23 giugno andrà in scena una delle manifestazioni ciclistiche dedicate agli amatori che più si avvicina alle sfide fra i grandi del pedale: la Granfondo Internazionale Gavia & Mortirolo Damiano Cuinego all’Aprica (So) tocca infatti i Passi Gavia e Mortirolo, dove è transitata la storia del Giro d’Italia.

I Passi del Gavia e del Mortirolo hanno infatti contribuito forse più di ogni altra cima, asperità od erta leggendaria, all’epopea gloriosa del ciclismo internazionale e del Giro d’Italia in particolare.

Il Mortirolo collega la Valtellina, in provincia di Sondrio, alla Valcamonica, in provincia di Brescia, e non è una salita bensì una raffinata opera d’arte che esalta gli sportivi più arditi; scalato dal Giro per la prima volta nel 1990, nella diciassettesima tappa Moena-Aprica. A tornare in grande spolvero per la Granfondo Internazionale ci penserà anche l’ascesa del Gavia, classificabile come una salita alpina lunga, dall’importante dislivello e dall’elevata quota altimetrica (è stata “Cima Coppi” per ben sette volte nel Giro d’Italia 1989, 1996, 1999, 2004, 2006, 2008, 2010).

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La prima ascesa risale al 1960, con il vicentino Imerio Massignan – soprannominato “gamba secca” per la sua caratteristica pedalata dovuta ad una gamba più corta dell’altra – che giunse solitario in vetta prima di cedere all’angelo della montagna Charly Gaul a causa di ben tre forature in discesa, con la strada allora in molti tratti ancora in sterrato, poi asfaltata negli anni ’90 nella seconda parte della salita dal versante bresciano di Ponte di Legno proprio per favorire il passaggio della competizione ciclistica.

Oggi, assieme al Passo del Mortirolo, il Gavia rappresenta la meta più ambita dai cicloamatori, un’area, quest’ultima, tristemente famosa anche per essere stata teatro, durante la seconda guerra mondiale, di alcune battaglie fra partigiani e fascisti in ritirata verso il Trentino. Il Mortirolo, invece, è uno dei luoghi più densi di significato nella storia italiana: due sono infatti le battaglie che portano il suo nome, entrambe combattute nel 1945 tra i partigiani delle Fiamme Verdi e le truppe della Repubblica Sociale Italiana.

Nello specifico, la Seconda Battaglia del Mortirolo, combattuta per tre lunghe settimane tra il 9 aprile e il 2 maggio ’45, è ricordata come la più grande battaglia campale della Resistenza italiana. Il Mortirolo è salito alla ribalta anche nel mondo dello sport per le pendenze accentuate e costanti, e per imprese entrate nella leggenda del ciclismo, come quando un allora emergente Marco Pantani staccò i più quotati avversari in occasione del Giro d’Italia 1994, rappresentato anche in località “Piaz de l’acqua” con una scultura di Alberto Pasqual dedicata al “pirata”.

Non si può dunque dire di essere dei granfondisti fatti e finiti se non si sono portate a termine delle determinate ascese scolpite nella storia del ciclismo nazionale ed internazionale: e nel taccuino di qualsiasi cicloamatore ci sono disegnate le due scalate del Gavia e del Mortirolo, due passi che, solo a nominarli, provocano brividi lungo la schiena del vero appassionato. Chi ha già affrontato queste due salite non riesce a dimenticarle e sogna di affrontarle di nuovo, magari migliorando la propria prestazione; chi invece non le ha ancora aggiunte al proprio palmarès… beh, sa che deve recuperare terreno.

a cura della redazione iNBiCi magazine

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