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GLORIA CICERI, LA GRAPHIC-DESIGNER CHE AMA IL CICLISMO


Per un momento entriamo nel mondo fantasy di Gloria Ciceri, graphic designer ed illustratrice. Il suo lavoro – o la sua “arte”, come forse sarebbe più corretto descriverla – nasce e si sviluppa in una dimensione parallela che non c’entra nulla con l’agonismo delle corse, ma che resta fondamentale per chi, nel mondo delle bicicletta, ha l’esigenza di comunicare un’idea, un messaggio, una filosofia.

Il suo è il mondo astratto dell’illustrazione, della semiotica, della bici stilizzata con forme geometriche e ornamenti di grafica, un lavoro che – come lei stessa precisa – è anche uno “sfogo dell’anima”, un modo per dare corpo alla propria creatività. 

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Gloria, come nasce la connessione tra ciclismo e grafica?

“La bicicletta, da qualche anno, rappresenta per me uno strumento che mi aiuta a praticare quel processo di meditazione e mindfulness interiore che non riesco a raggiungere in nessun altro modo. E’ la mia cura contro lo stress, contro la sedentarietà del lavoro da remoto (Smart Working) ma è soprattutto il mezzo che mi aiuta ad avventurarmi in posti mai visitati e che poi mi lasciano sempre qualche impressione che trasferisco nelle mie illustrazioni”.

Come è cambiata negli ultimi anni la tua arte?
“Vivo a Berlino da ormai quasi 5 anni e, da quando ho iniziato a perdermi nelle foreste del Brandeburgo, ho aggiunto elementi naturali alle mie illustrazioni: piante e fiori, frutta e verdura, texture di foglie o cortecce. Anche la mia palette colori è cambiata: sono passata da colori pastello a colori più vibranti e carichi, saturi. Forse il mio inconscio prova a combattere il grigiore che solo una città come Berlino può creare”.

Cosa significa per te illustrare ?

“Per me l’illustrazione non è solo il mezzo che utilizzo per comunicare un’emozione o un avvenimento, ma anche il modo in cui mi piace concludere il processo di apprendimento di una nozione. Leggo moltissimo: libri, magazine e blog di ogni tipo e mi sono resa conto che, onde evitare che vada tutto perduto, ho bisogno di registrare tutte queste nozioni da qualche parte. Dev’essere un posto sicuro che racchiuda il concetto e che, con un colpo d’occhio, mi riporti alla mente l’essenza, il cuore del tema in questione. Ecco cosa racchiudono le mie illustrazioni, cosi diverse tra loro. Sono raccolte di nozioni e concetti ma anche fotografie di avvenimenti passati ed emozioni vissute. Utilizzo l’illustrazione anche per scandire determinati momenti della mia vita, un po’ come si fa con il segnalibro in un libro, lo si mette li per ricordarsi di qualcosa… forse cose non compiute/da completare, forse cose da rivedere. E’ un po’ la mia memoria”.

Il ciclismo può avere un collegamento con l’arte?
“Essendo io una persona creativa mi sono circondata da immagini colorate e che non si prendono mai troppo sul serio. La serie che ho creato di recente racconta di me: una donna che gioisce quando vede il traguardo, passeggia con la sua bicicletta in una giornata estiva e di una Gloria che, quando c’è da mettercela tutta, prova a dare il massimo. Questa sono io, è cosi che mi vedono gli altri ed è anche come mi vedo io”.

L’ispirazione è nata anche durante un giro in bici?
Non c’è giro in bicicletta senza ispirazione. La natura regala tantissimo e soffro molto se non riesco a gioire di quei posti: il silenzio e la pace, o il cinguettio degli uccellini, per non parlare di quando si avvistano in lontananza degli animali che si muovono in gruppo. Le foreste Berlinesi o del Brandeburgo regalano sempre grandi emozioni e grandi avventure. Pelle d’oca. La natura mi dà una carica enorme, inequiparabile all’energia che la città mi regala. E’ un bene cosi prezioso e voglio sfruttarlo il più possibile (nel senso positivo del termine): recentemente ho imparato che trascorrere solo 20 minuti a contatto con la natura può aiutare a ridurre il livello di ormone dello stress. Immagina cosa può succedere al tuo corpo e alla tua mente quando fai un’uscita di più di 100km. Solo belle cose”.

E qual è invece il tuo concetto di arte?

“L’arte mi aiuta ad essere costantemente ispirata dal mondo che mi circonda. Senza forme, colori e storie non avrei niente da raccontare con le mie illustrazioni”.

Come è iniziato il tuo percorso grafico?

“Fin dalle scuole elementari mi è sempre piaciuto partecipare a corsi artistici durante il pomeriggio: ceramica, musica, pittura, fotografia. Ero sempre entusiasta nel vedere i miei insegnanti fare qualcosa di creativo e poi ero io quella che doveva mettersi in gioco. A casa ho avuto una situazione simile: mia madre è appassionata di arte e design e mio padre ama creare oggetti realizzati con legno riciclato. Loro mi hanno sempre ispirata e spinta ad essere creativa ed è grazie a questa spinta che mi sono avvicinata al graphic design”.

Quali studi hai fatto?

“Dopo essermi diplomata come Graphic Designer, ho studiato Art Direction all’università per 3 anni. In seguito ho lasciato quel campo creativo per diventare Motion Graphic Designer. A parte il mio percorso didattico, da quando mi sono trasferita a Berlino, mi sono sentita più ispirata a produrre nuovi prodotti creativi che hanno un impatto sui miei valori personali e sulle mie capacità di progettazione: qui ci sono così tante opportunità per essere creativi”.

Ciclista amatoriale ma anche tifosa, il ricordo di una corsa?
Ne ho parecchi… la sensazione più bella è quella di uscire di casa al mattino con le tasche piene di snacks, barrette e banane e sapere che, lungo il percorso, ci si fermerà almeno un paio di volte per mangiare un pezzo di torta o bere un caffè (il più delle volte orribile). Un’altra cosa che adoro è il non sapere a che ora si rientrerà a casa. Possono accadere mille imprevisti o pause sul percorso, specialmente se giro con dei fotografi che vogliono immortalare ogni singola avventura. Quelli sono i giri più belli e, detto tra noi, non amo moltissimo quelle corse fisse a 32 km/h senza pause dove non hai nemmeno la percezione di cosa ti stia accadendo attorno. Io voglio esplorare, respirare e sorridere con i miei compagni di viaggio, un viaggio che può durare una giornata intera o solo una parte di essa ma dev’esserci la buona compagnia, altrimenti io in sella non ci salgo”.

Un percorso è in crescita, ma quali saranno i tuoi prossimi step?
Passare da una fixie a una bici da strada è stato già un grande passo per me, così come passare dall’uso della bici per brevi spostamenti a pedalare per 5 ore nei campi del Brandeburgo. I miei amici sono i miei allenatori: mi spingono a saperne di più sulla mia bicicletta, l’alimentazione, la meccanica, cosa è meglio per me e cosa no. Adoro vedere le loro espressioni quando faccio domande stupide. Non si smette mai d’imparare e vedo ancora un percorso molto lungo davanti: sto ancora imparando di cosa ha bisogno il mio corpo dal punto di vista nutrizionale prima e durante un allenamento. Sono solo all’inizio di un lungo percorso di apprendimento ma ho il supporto di un grande gruppo di amici-ciclisti. Questo è uno sport che, se svolto in gruppo, ti dà la sensazione di far parte di qualcosa, di momenti ed avventure che condividi con i tuoi compagni e non c’è niente di più gratificante di finire un giro in bici con tanti sorrisi”.

a cura di Leonardo Serra ©Riproduzione Riservata-Copyright© InBici Magazine

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