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Hostess nel ciclismo

Hostess nel ciclismo

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Le “ragazze immagine” nel ciclismo sono spesso considerate delle privilegiate in tacco dodici. Invece, tra pomeriggi sotto il sole, levatacce, pranzi al sacco e piedi gonfi, abbiamo scoperto che le apparenze questa volta ingannano…

 

Come le cheerleaders nel football americano o le modelle con l’ombrellino sulla griglia del Motomondiale, il ciclismo non sarebbe lo stesso se non ci fossero le ragazze-immagine.

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Reclutate dagli sponsor, utilizzate come testimonial itineranti, cornice seducente di un mondo declinato (soprattutto) al maschile, sono la componente più allegra della carovana rosa.

Sempre impeccabili e sorridenti nelle loro uniformi attillate, studiano balli e coreografie per dare a Giro e Tour la loro degna cornice popolare.

 

Attese come la banda cittadina (anche se, a volte, sembrano più cubiste che majorette), le ragazze-immagine, nell’economia di un grande evento ciclistico, hanno un ruolo fondamentale: riempire i lunghi “tempi morti” del pubblico, quello che gremisce gli ultimi chilometri di ogni tracciato per godersi, dietro alle transenne, quei pochi lampi di spettacolo puro.

 

Ma non pensate ad un’allegra squadriglia di ragazze in gita di piacere. Fare l’hostess nel mondo del ciclismo è molto più faticoso di quello che può sembrare. Ore ed ore sotto il sole a distribuire bandierine e gadget, sempre sorridenti davanti al pubblico che protende avidamente le mani. E poi ci sono i balletti, le scenografie preparate per lo sponsor, ripetute decine e decine di volte al giorno, fino a quando i piedi non pulsano come ventricoli. E poi gli spostamenti chilometrici, le alzatacce la mattina, quei pranzi al sacco (a volte una barretta) consumati sulle piazzole delle autostrade. Un mese – diciamolo pure – di autentica clausura, visto che gli unici svaghi potenziali (gli aitanti ciclisti), in quel mese, hanno ben altro a cui pensare.

 

“Questo lavoro non è una passeggiata – spiega Mirian Delle Cave, hostess milanese di 26 anni, gli ultimi quattro trascorsi tra Giro, Vuelta e Tour – non tutte le ragazze che partono con la carovana arrivano all’ultimo giorno. C’è chi si arrende prima, piegata dalla fatica, dai ritmi troppo frenetici della carovana e dalla nostalgia di casa. Fare la hostess per Giro e Tour è una bella esperienza, ma ci vuole il fisico. E non mi riferisco certo alle curve o allo stacco coscia. In teoria, quando ti alzi alle 6 del mattino, dopo un’intera giornata trascorsa sul tracciato, la sera non vedi l’ora di andare a dormire. Ma spesso la sera lo sponsor organizza cene ed eventi mondani e, allora, devi toglierti le scarpe da tennis e, dopo una doccia veloce, infilare i piedi gonfi in un tacco dodici. E non puoi permetterti di sembrare stanca, devi sorridere come se avessi una paresi, perché chi ti paga in quei giorni pretende ragazze al top della forma, giovani che sappiano fare conversazione ed animazione. Insomma, la sera quando finalmente arriviamo nella stanza del nostro albergo, l’unica cosa che riusciamo a fare è buttarci a pesce sul letto”. Ragazze immagine, certo, ma con compiti e mansioni spesso precise: “Lo sponsor – prosegue Mirian – in occasione dei grandi giri, pretende giustamente il massimo della visibilità mediatica e questo lo si ottiene anche attraverso la distribuzione di un determinato quantitativo di gadget ogni giorno. E’ per il cosidetto ‘effetto scenico’. Ovvero, quando negli ultimi chilometri di corsa le telecamere delle televisioni si focalizzano sul rettilineo finale, lo sponsor si aspetta di vedere sventolare dietro le transenne le proprie bandierine o i cappellini con il brand o il colore aziendale. La bontà del nostro lavoro spesso la si misura da un effetto cromatico: se il colore dello sponsor è il verde, il mio compito sarà quello di colorare il pubblico di verde. Se ce la faccio mi diranno brava, in caso contrario mi aspetta una ramanzina…”.

 

Tanti sacrifici, ma quel mese di “straordinari”, sul piano economico, vale la pena? “Ci sono diversi livelli di stipendi – conclude Mirian – le ragazze più esperte, in quattro settimane, si portano a casa anche duemila euro, ma ci sono anche modelle che non arrivano a 1200 euro. Anche il nostro settore, del resto, comincia ad avvertire la crisi. Prima c’erano tanti team italiani e la pattuglia delle hostess era sempre ben nutrita, almeno 7-8 ragazze per squadra. Oggi le formazioni italiane che partecipano ai grandi giri si contano sulle punta delle dite e dunque le occasioni di lavoro si sono ridotte drasticamente. Restano le aziende che orbitano attorno all’evento, ma anche loro hanno tagliato certe spese e spesso reclutano al massimo due-tre ragazze. E’ un peccato, perché in uno sport così maschile, un tocco di femminilità non guastava affatto”.

 

 

fonte iNBiCi magazine Mario Pugliese

 

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