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IL PANATHLON CLUB CESENA RIVIVE L’EPOPEA DELLO “SCERIFFO” 


Un nome di prestigio per una grande serata all’insegna dello sport. Lui è Francesco Moser, per tutti lo “sceriffo”, l’atleta più vittorioso del ciclismo italiano. Più che un campione un’icona vivente delle due ruote che, con le sue mirabolanti imprese, ha segnato un’intera epoca. 


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Il celebre asso trentino è stato ospite nei giorni scorsi del tradizionale meeting del Panathlon Club Cesena. Intervistato da Fabio Benaglia e Luca Serafini, davanti ad una platea di prestigio (in sala Lorenzo Minotti e tanti ex campioni del pedale come Marcello SiboniFranco MagnaniGuido Neri, Claudio Savini), Moser ha ripercorso le tappe più significative della sua esaltante carriera. 

Lo spunto è stato il libro che Beppe Conti, storico giornalista sportivo, gli ha confezionato in maniera perfetta, a partire dalla prefazione curata da Bernard Hinault. Il titolo è ‘Francesco Moser, un uomo, una bicicletta’ e, ovviamente, con particolari ed aneddoti alcuni inediti, racconta la sua carriera favolosa, negli anni ’70 e ’80, incentrata sul duello con Saronni.

Recordman dell’ora, vittorioso di due campionati del mondo, su pista e su strada, e di tre Roubaix consecutive, Moser ha ottenuto 279 successi in carriera

Oggi, proprietario di un’intera collina nell’entroterra trentino, cura con passione la sua amatissima vigna dal quale ricava un vino rinomatissimo e molto apprezzato, ma è rimasto nel mondo del ciclismo dove svolge il ruolo di ambassador per diverse aziende (lavora anche al 105° Giro d’Italia).

“La bici a casa mia era una istituzione – ha spiegato il 70enne -. I miei fratelli hanno iniziato a correre l’anno della mia nascita e sono stato il primo bambino del paese ad avere la bici con le ruotine. Fu mio fratello maggiore a convincermi per questo sport nel 1968 quando lui stesso si ritirò cominciando così la carriera a 18 anni”.

Moser, che ancora si mantiene in forma non disdegna, le nuove tecnologie: “gran bella invenzione quella della bici a pedalata assistita – ha concluso il campione ironizzando – altrimenti dopo i 19 km di salita del Monte Bondone scenderei barcollando”.

A cura di Mario Pugliese Copyright© InBici Magazine ©Riproduzione Riservata


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