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Marco Canola alla Japan Cup 2017

INTERVISTA. MARCO CANOLA: “NON HO MAI MESSO IN DUBBIO LE MIE QUALITÀ, E ORA SONO PRONTO PER GLI EUROPEI DI GLASGOW”

Tra i ciclisti italiani che più si sono messi in mostra in questa prima parte di stagione c’è sicuramente Marco Canola. Il portacolori della Nippo Vini Fantini Europa Ovini ha palesato nelle ultime corse, specialmente alla Adriatica Ionica Race e al campionato italiano, un condizione davvero invidiabile.

Non a caso, il C.t. della nazionale Davide Cassani si appresterà a convocarlo per gli Europei di agosto a Glasgow. Anche per questo motivo abbiamo intervistato Marco, che in questi giorni sta svolgendo la preparazione in altura, presso l’Hotel Interalpen al Passo del Foscagno.

 

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Iniziamo proprio dalla tua ultima corsa, sei soddisfatto del tuo sesto posto agli italiani?

“Al campionato italiano ero soddisfatto più che altro della condizione che avevo ma non del risultato ottenuto. Nelle corse di un giorno conta centrare la vittoria e bisogna avere anche fortuna nell’azzeccare il momento giusto. Dopo lo sforzo per rientrare da solo sui primi, nel finale non sono stato lucido nel seguire Daniel Oss e Elia Viviani”.

Però anche quella prestazione ha contribuito alla tua convocazone per l’Europeo.

“Mi fa piacere correre con la maglia azzurra. I risultati, grazie anche al lavoro del C.t. Davide Cassani, stanno arrivando. L’Italia ha migliorato la sua posizione nel ranking UCI. Da parte mia mi sento pronto per questo europeo, con la convinzione di essermi meritato questa opportunità. Sarò a disposizione della nazionale, sia ora per qualsiasi ruolo vorranno darmi a Glasgow, sia in futuro”.

Quest’anno hai fatto un ulteriore salto di qualità, ma quale è il segreto?

“Il segreto è che non ho mai messo in dubbio le mie caratteristiche e le mie qualità. Già nelle categorie minori infatti ho ottenuto sempre buoni risultati. Sfortunatamente, quando ero ancora dilettante, è venuto a mancare mio padre e questo mi ha portato ad affrontare altri problemi, sottraendo tempo al ciclismo. Pian piano però sono riuscito a tornare ai miei livelli. La vittoria al primo anno da prof, la tappa al Giro del 2014, poi due anni in una squadra americana, dove ho corso pochissimo, e ora con la Nippo”.

Come ti trovi in questi questa squadra?

“Mi trovo molto bene. Ovviamente, come in ogni gruppo, ci sono alcuni compagni con i quali hai più feeling. Io per esempio ho legato molto con Simone Ponzi e con Damiano Cima. Soprattutto quest’ultimo lo vedo molto simile a me come caratteristiche anche se deve ancora esprimerle. Per questo cerco di essere utile dandogli dei consigli che gli possano servire per migliorare”.

Quale il tuo sogno?

“Visto che si parla di sogni, mi piacerebbe ottenere una vittoria al mondiale o alle olimpiadi. Per ora si vocifera su Vicenza 2020. Spero che  il progetto vada a buon fine, perché poi sarebbe fantastico per me poter essere presente e giocarmi le mie carte in casa”.

Come ti alleni quando non sei con il team?

“Esco spesso in bici sui Colli Berici. Sono la mia palestra naturale perché mi danno la possibilità di fare i chilometri giusti, percorrendo differenti salite, pur rimanendo vicino a casa. A volte si allena con me anche Enrico Battaglin, col quale vado molto d’accordo, anche perché siamo stati compagni di squadra”.

Quali sono i tuoi hobby al di la della bicicletta?

“Ho tantissimi hobby e non so stare mai fermo. Mi attira molto tutto ciò che è legato alla velocità e all’adrenalina. Ho la passione per i motori e mi diverto a girare con la moto o con la macchina. Quando sono libero cerco di passare più tempo possibile con la mia ragazza, coinvolgendola in questi miei passatempi. A volte, per rilassarmi, vado a far due passi anche con il mio cane”.

Guardando a questi anni trascorsi, quale è la soddisfazione più grande che il ciclismo ti ha dato?

“Il ciclismo mi ha dato sicuramente tante gioie, come la vittoria al Giro d’Italia del 2014, però forse la soddisfazione più grande è quella di rivedere pagati i propri sforzi. Alzare le braccia al cielo dopo una gara mi regala sempre un senso di realizzazione unico”.

 

A cura di Davide Pegurri per iNBiCi.net

 

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