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Tour de France 2018 - 105th Edition - 9th stage Arras - Roubaix 154 km - 15/07/2018 - John Degenkolb (GER - Trek - Segafredo) - Jasper Stuyven (BEL - Trek - Segafredo) - photo Vincent Kalut/PN/BettiniPhoto©2018

LA FORZA DEI “FINITI”

 

Il cielo era azzurro, a Calpe. Dal clima sembra essere primavera, invece è solo gennaio.

Sei ragazzi escono in bicicletta per una sgambata nelle prime ore del pomeriggio. Uno di loro ha molta pressione sulle spalle, perché la stagione deve ancora iniziare, ma sa già che dovrà confermarsi dall’anno precedente. Ha vinto la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix e non sarà semplice. Non è però ancora il momento di pensarci. La strada su cui stanno pedalando è larga e deserta, costeggiata dal bosco. I sei ragazzi ridono e scherzano tra loro, perché vivono per quello che amano. Ad un certo punto, sopraggiunge un’auto ad una velocità sostenuta. Tutto normale, più o meno. Qualche secondo per comprendere che quella vettura sta sopraggiungendo sulla loro stessa corsia.

E’ tutto un attimo. Lo spostarsi a sinistra per evitare l’impatto, errore fatale perché chi guida è inglese e rendendosi conto dell’errore di valutazione, sterza a sinistra. La scena successiva sono biciclette distrutte a bordo strada, accompagnate dallo shock dei sei corridori. Uno di loro, quello che vinto Sanremo e Roubaix subisce diversi interventi e passa giorni infernali, perché ha paura di perdere un dito. “Tornerò”, promette.

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Ed è tornato per davvero.

Quel corridore si chiama John Degenkolb, e Roubaix gli ha chiesto scusa per tutto quello schifo che ha dovuto patire. Non siamo in primavera, ma a luglio, e nella città del velodromo impazza la bellezza del Tour de France; anche se il velodromo è rimasto a dormire, si sveglierà il prossimo anno. Il pavé è, però, sempre un massacro. Miete vittime senza nessuna pietà. Ed su quelle pietre, si tratta solo di sopravvivenza. Si tratta di raggiungere la linea bianca, oltre la paura, oltre i calli alle mani e la polvere che si mescola al sudore e crea una maschera appiccicosa che fa prudere il viso.

E John sa come uscirne vivo, lo ha già fatto una volta. E’ solo questione di ricordare come si fa, poi il gioco è fatto. Sta davanti, John, per tutto il tempo, evitando cadute e pregando che le ruote rimangano intatte. La sua maglietta bianca è diventata marrone, la barba si è riempita di fango secco. Le sensazioni sono famigliari, pensa John: manca solo il velodromo.

Tour de France 2018 – 105th Edition – 9th stage Arras – Roubaix Greg Van Avermaet (BEL – BMC) – John Degenkolb (GER – Trek – Segafredo) – Yves Lampaert (BEL – QuickStep – Floors) – photo POOL Stephane Mantey/L’Equipe/BettiniPhoto©2018

 

Sono in tre, John, Greg e Yves. Due belgi e lui, che è tedesco. Anime superstiti di un inferno bestiale di caldo, fumo e polvere. La linea d’arrivo non è distante, mancano poco meno di duecento metri. John la sente tutta, l’adrenalina che spacca le vene al solo sentire il nome “Roubaix”. Sa che può, sa di volerla fino in fondo. Non c’è nulla in testa, solo strada dritta. Parte per primo. Arriva per primo. E’ sua, Roubiax, anche senza velodromo.

C’è una ninna nanna speciale che coccola chi vince una corsa. Un suono dolcissimo, una carezza, un brivido sulla pelle. John è immerso in questa magia al momento dell’intervista di rito con la tv francese. Non sa cosa dire, non riesce a spiegare cosa stia vivendo. Singhiozza, facendo crollare le incertezze e le cattiverie sentite negli ultimi anni, da parte di chi, da quel brutto ricordo di Calpe, gli aveva saputo solo dire che era finito. Che poi, “essere finito”, non ha alcun significato. Non si è mai finiti, finché l’aria riempie i polmoni e il cuore continua a battere. E quello di John batte per due, anche per quell’amico che non c’è più. “L’ho fatto per lui”, dice.

Le lacrime lavano via molte cose, anche quella polvere depositata sull’anima di John, che da oggi sarà un po’ più lieve.

a cura di Giulia Scala Marchiano per iNBiCi magazine

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