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LA GESTIONE FISICA DELL’ATLETA: LA FRATTURA DEL FEMORE (2^Parte)


TRATTAMENTO DELLE FRATTURE DI FEMORE  

La cura di tali fratture avviene, nella più alta percentuale dei casi, con l’intervento chirurgico, attraverso il quale si riallineano i frammenti ossei. Il tipo di approccio e la scelta dei mezzi di sintesi dipendono ovviamente dalla complessità della frattura. Riassumo schematicamente le modalità con più alta incidenza:

•             CHIODO ENDOMIDOLLARE è praticamente uno stelo metallico che viene inserito all’interno del canale endomidollare dell’osso per stabilizzarne la corretta posizione e fissato con viti. Tale approccio consente un ritorno al carico progressivo con iniziale utilizzo di stampelle, che danno la possibilità di un carico sfiorato precoce.

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•             PROTESI D’ANCA: Quando la frattura interessa il femore dal collo in su sovente vengono lesionate anche le arterie che irrorano la testa femorale, con conseguente alto rischio di necrosi (morte cellulare). Per questo motivo nella più alta percentuale dei casi, anche se il paziente è giovane, si opta per l’utilizzo dell’endoprotesi, che consiste nella sostituzione della sola  testa femorale con elemento protesico, oppure dell’artroprotesi, che prevede la componente femorale ed anche quella acetabolare (concavità che ospita la testa del femore). Le protesi, però, favoriscono un percorso di recupero abbastanza rapido rispetto ad altri tipi di gestione chirurgica.    

•             PLACCHE E VITI: Quando l’ortopedico chirurgo ritiene che non ci siano rischi vascolari e decide di salvare la parte alta femorale correggendo la frattura con questo tipo di sintesi. In tal caso, però, i tempi di recupero sono molto lunghi in quanto il carico viene concesso solo quando il consolidamento della frattura è sufficientemente sicuro.           

•             FISSATORE ESTERNO: Viene utilizzato nel caso in cui ci si trovi di fronte a fratture particolarmente complesse con perdita di materiale osseo, in quanto il fissatore, facendo da impalcatura, permette la ricrescita dell’elemento mancante. Tale tecnica prevede una tempistica di recupero molto lenta.

A cura di Bruno Filippi Copyright © INBICI MAGAZINE

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