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La seconda giovinezza di Alessandro Bertuola

La seconda giovinezza di Alessandro Bertuola



Il trevigiano, con un passato tra i professionisti, è oggi uno dei migliori cicloamatori italiani.

 

Per raccontare la sua (lunga) carriera ciclistica non basterebbe l’intera rivista. Ma la sua vita sui pedali è più avvincente di un romanzo e dunque vale la pena raccontarla. Alessandro, da dove cominciamo?

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Direi dall’inizio. Ho iniziato ad andare in bici da giovanissimo, passando per tutte le categorie –  esordienti, allievi, juniores e dilettanti – fino ad arrivare al professionismo dove sono rimasto per 4 anni e mezzo prima di approdare alle granfondo.

 

Quando è nata la passione per la bicicletta?

Praticamente ho iniziato a gareggiare nel 1988 nella categoria giovanissimi G3, con la squadra del paese, il G.C.Postioma. La società organizzò una gimkana in paese. Io partecipai e, visto che la stessa squadra cercava dei giovani, mi inserirono nel loro organico. Fu l’inizio della mia carriera.

 

Ha mai praticato altri sport?

Prima di iniziare con il ciclismo avevo iniziato con il calcio. Mi divertivo molto, ma l’impegno non durò a lungo.

 

Si ricorda la sua prima vittoria?

Certo, è stata nel 1989 a Treville in provincia di Treviso: si correva in una pista asfaltata intorno ad un campo da calcio. Un mio compagno più esperto, prima della gara, mi disse dove partire con la volata. Quel giorno lo ascoltai e centrai la mia prima vittoria. Fu bellissimo.

 

La sua vittoria più importante?

Fu indubbiamente la tappa al giro d’Italia baby nel 2004: la quarta con arrivo a Tregnago in provincia di Verona. Mi aggiudicai la vittoria in un arrivo a tre con il francese Dupont (attualmente professionista nell’AG2R) e il lettone Reiss.

 

Tre anni nella MG-Boys e quattro nella IMA Sparcenigo. Una maglia azzurra ai mondiali militari di Zagabria. Una discreta carriera da dilettante. Che ricordo ha di quegli anni?

Sono stati 7 anni da dilettante molto belli, in cui ho conosciuto tanti compagni, alcuni dei quali hanno fatto carriera nel professionismo, un nome su tutti Fabian Cancellara. Ho iniziato i primi anni da under 23 facendo il velocista per poi diventare un corridore portato più per le gare dure, difendendomi discretamente in salita. Ho impiegato parecchio a maturare come corridore, infatti solamente nell’ultimo anno disponibile sono riuscito a cogliere risultati di prestigio. Non posso dimenticare i d.s. che mi hanno formato, come Billy Ceresoli, Paolo Slongo e Roberto Cendron: ognuno di loro mi ha dato qualcosa per crescere.

 

Poi il passaggio al massimo livello. Nel 2005 approda alla Naturino Sapore di mare. E’ davvero traumatico l’esordio tra i prof?

Sicuramente è un bel salto, cambiano i ritmi nelle gare, quando la corsa entra nel vivo la velocità sale parecchio e andare a prendere una salita è come preparare una volata. Poi cambia anche il modo di allenarsi, più programmato a seconda delle gare da fare durante la stagione, mentre nel dilettantismo si corre praticamente ogni week-end.

 

Nel 2006 e 2007 lei corre per la Tenax, prima di approdare, nel 2008, alla Preti Mangimi. Qualcosa non girò per il verso giusto. Alcuni piazzamenti nella top ten di corse come il G.P. Camaiore non sono bastati per avere la conferma, che cosa accadde?

I due anni trascorsi alla Tenax sono stati molto belli, sia per l’ambiente che c’era nella squadra e sia per i risultati che ho ottenuto, però purtroppo non ho avuto la riconferma per il 2008 perché la squadra si unì con il gruppo Lpr. Riuscii però a trovare un accordo con la Preti Mangimi. Purtroppo i risultati in quell’anno non furono quelli tanto attesi, anche perchè forse mancava la tranquillità all’interno della squadra per poter gareggiare serenamente. Fu anche per questo che per l’annata successiva, il 2009, non trovai alcun contratto professionistico.

 

 

 

 

Eccolo, il 2009: un anno di “purgatorio” tra gli amatori, con ottimi risultati, visti i suoi trascorsi agonistici. Che mondo trovò tra i cicloamatori?

In quell’anno cominciai a fare le granfondo da giugno con la MgK-vis, che mi aveva cercato già mesi prima, ma io avevo rifiutato perché speravo ancora di riuscire a trovare un contratto professionistico. Mi ero allenato bene tutto l’inverno e le motivazioni erano ancora alte. Volevo dimostrare di meritarmi un’altra chance tra i prof. Della MgK-vis posso solo parlare bene, mi hanno fatto sentire subito a casa, uno di loro, ma soprattutto, mi fa fatto molto piacere essere riconosciuto in giro per l’Italia da molte persone, siano esse semplici amatori oppure organizzatori di gare.

 

Nel 2010, improvvisamente, si apre uno spiraglio. E’ il momento di rientrare nel ciclismo che conta. Lo fa con la maglia di una squadra di secondo piano. Ma anche questa volta, forse in maniera ancora peggiore, le sue ambizioni sfumano. Perché?

Quando ormai pensavo di abbandonare ogni sogno di rientrare, a maggio mi si presenta la possibilità di approdare in una squadra Continental piccola, la Kalev, ma con la ferma volontà di emergere. Devo dire che non andò poi così male quella stagione, tanto che al campionato italiano di Conegliano fino all’ultimo giro ero lì vicino ai primi e arrivai 18°. In seguito poi al Brixia Tour ottenni due piazzamenti nei primi dieci e un buon 11° posto in classifica generale. Tra l’altro ottenni anche qualche podio in alcune gare minori oltre confine. Finita la stagione mi aspettavo di trovare un contratto migliore, ed invece niente, anzi, fu una grande delusione perché soprattutto fui trattato senza alcun rispetto da qualche dirigente.

 

Dopo la breve e sfortunata parentesi nella Kalev, rientra nel mondo delle granfondo e chiude l’annata con ottimi risultati tra cui la vittoria alla G.F. Gimondi. Non male come bilancio…

Nel 2011 rientrai nelle granfondo, grazie sempre al Velo Club, questa volta in maglia Viner. Sì, fu un’ottima stagione nella quale ottenni ben otto vittorie assolute.

                                                                                                                                          

Ha qualche rimpianto?

Più che rimpianti, se tornassi indietro farei qualche scelta diversa, soprattutto a fine 2008 quando poi rimasi senza contratto. Il rimpianto è quello di non essere ancora nel mondo professionistico, probabilmente, un po’ come da dilettante, avrei avuto bisogno di più tempo per emergere.

 

Il 2012 e 2013 sono ricchi di vittorie e piazzamenti nelle G.F. più importanti. Ma un granfondista di rango come lei, vive di solo ciclismo oppure ha un’occupazione?

Io finora ho solo corso in bici e ammiro moltissimo tutti gli amatori che lavorano e trovano il tempo di allenarsi, perché io non so se ce la farei. Durante l’ultimo inverno ho provato per qualche mese a fare il rappresentante di abbigliamento da ciclismo per l’azienda Keit. Da poco ho iniziato una collaborazione con la ditta di abbigliamento da ciclismo che si chiama MsTina.

 

Quanti km percorre durante l’anno?

I primi anni da granfondista erano gli stessi che percorrevo da prof, circa 33000. Ora chiudo la stagione a quasi a 30000, ma credo che prossimamente caleranno.

 

Qualcuno pianifica per lei la preparazione o riesce a gestirsi da solo?

In questo mi gestisco tutto da solo, mi alleno a seconda di quello che ho voglia di fare e seguendo un po’ le sensazioni della giornata. Ogni tanto rispolvero alcune vecchie tabelle che usavo quando ero un professionista.

 

Ha qualche hobby al di fuori del ciclismo?

A me piacciono tutti gli sport in genere, ma mi sono appassionato un po’ alla danza, visto che la mia ragazza, anzi moglie dal 7 settembre, pratica danza moderna.

 

Fonte  PAOLO MEI  Copyright © INBICI Magazine

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