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LA SERATA MONDIALE DI ALESSANDRO BALLAN

Il 17 novembre 2018 per molti sarà stato semplicemente un sabato, ma per chi ama lo sport, la maglia azzurra ed i pedali, quel “sabato” lì sarà sempre speciale.

Nel bellissimo scenario del Teatro Accademico di Castelfranco Veneto, gli addetti ai lavori, gli amici, gli appassionati ed i grandi protagonisti del ciclismo di oggi e di ieri hanno festeggiato i 10 anni dalla splendida vittoria di Varese 2008 di Alessandro Ballan. Il ragazzo della porta accanto del ciclismo azzurro, col bel sorriso che il tempo sembra non aver scalfito, è stato accolto da un numeroso ed emozionatissimo pubblico.

Al popolo italiano non si può certo rimproverare la mancanza di passione, di fede sportiva, quella vera, così come ai nostri campioni non si può rimproverare l’incapacità di credere nei sogni. E di crederci fino in fondo.

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Nel 2008 la nazionale azzurra si presentava alla partenza di quel mondiale con due grandi vittorie alle edizioni precedenti da difendere (Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007), vittorie con le quali Paolo Bettini e i suoi hanno scritto due delle pagine più belle della storia dello sport italiano.

L’immagine dei predestinati quella mattina, prima che il loro destino si compisse, era un’immagine che trasudava tensione e concentrazione. Paolo Bettini aveva appena annunciato alla stampa che quella sarebbe stata la sua ultima corsa, lasciando tutti un po’ spaesati.

Una nazionale, quella diretta dal “Ballero” Franco Ballerini, che per unità e intesa è stato un vero e proprio team. L’hanno ricordato tutti i membri di quella spedizione azzurra: Paolo Bettini, Gabriele Bosisio, Marzio Bruseghin, Luca Paolini, Davide Rebellin, Matteo Tosatto e Alessandro Ballan.

In particolare Paolo Bettini ha parlato di come quel gruppo fosse “una squadra vera” mossa da “un grande senso di appartenenza”, una squadra fatta da elementi “che fino a pochi giorni prima correvano come avversari ma che in nazionale s’intendevano con un solo sguardo”, legati dal grande orgoglio di vestire la maglia azzurra.

E se la forza di un gruppo è saper gestire il momento, quel gruppo dimostrò di essere grande sin da subito. Un manipolo di atleti intrepidi capaci di leggere le fasi della corsa, di cambiare tattica, di sparigliare le carte e di portare, in qualunque situazione, la zampata vincente.

Ed è proprio in quella frazione di secondo in cui è venne presa la decisione di cambiare tattica, che Alessandro cambiò le sorti della squadra e il suo futuro e, dopo aver sognato (dietro consiglio della sorella Ivana) la sua vittoria ogni sera durante tutta la settimana precedente al mondiale, e dopo aver immaginato proprio alla vigilia della corsa di scattare esattamente lì, in Piazza Montegrappa, semplicemente lui l’ha fatto.

Certe emozioni sono molto difficili da spiegare, quasi nessuno ci riesce, Alessandro Ballan compreso. Più volte ha infatti dichiarato di ricordare tutto sino al traguardo, ma tagliato lo striscione l’emozione è stata talmente forte che il vuoto è durato per molti giorni successivi alla vittoria.

Molti gli ospiti che con Alessandro condividono il medesimo successo iridato e non solo: Silvio Fauner, Francesco Guidolin, così come grandi emozioni hanno regalato i racconti e le testimonianze di grandi interpreti dei pedali quali Gianni Motta, Francesco Moser, Moreno Argentin e Maurizio Fondriest.

Ospite d’eccezione Giandomenico Sartor, già premiato da Alessandro Ballan con il Giorgione d’Oro come promessa dello sport paralimpico, che oggi si gioca un posto per le Olimpiadi di Tokyo 2020.

Un momento molto toccante dedicato a Franco Ballerini e Alfredo Martini, i due grandi assenti, presenti più che mai per il contributo tecnico e umano lasciato sulla pelle e nel cuore di tutti questi grandi corridori.

E là dove bici e pedali si fanno poesia, la serata è terminata con la grande emozione con cui era iniziata: quegli ultimi emozionanti 3 chilometri dal traguardo, la “sparata secca” e irresistibile di Alessandro Ballan che non ha lasciato scampo e ha stravolto le strategie degli avversari lasciando, per sempre, la sua firma nella storia di questo sport.

Eleonora Pomponi Coletti per iNBiCi magazine

foto Riccardo Scanferla

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