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LA SVIZZERA SUI PEDALI. I PERCORSI GRAVEL NELLE ALPI DEL CANTONE GRIGIONI


Abbiamo pedalato per quasi tre giorni in una delle aree elvetiche più congeniali per le biciclette “ibride”. Ecco le nostre impressioni.

Il Cantone dei Grigioni, Graubünden in lingua tedesca, è una delle aree svizzere più congeniali per pedalare con le biciclette gravel. L’abbiamo apprezzato pedalando per tre giorni quasi sempre su sterrati di vario tipo, da quelli più facili e compatti alle pietraie che si formano sugli scoscesi sentieri che portano ai rifugi di montagna.

L’itinerario prevedeva un percorso circolare, costeggiando a mezza costa il Reno Anteriore, uno dei bracci che alimenta la valle del Reno, col ritorno al punto di partenza attraverso il versante opposto. Il comodo punto di partenza è stato la città di Ilanz, a 700 m. e a ridosso delle montagne, facile da raggiungere in auto (3 h e mezzo da Milano) o con i comodi treni svizzeri dove si può trasportare la propria bici (5 h da Milano).

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La stradina non asfaltata che si imbocca appena fuori dal paese fa capire che si deve spingere sui pedali senza troppi indugi, per affrontare i circa 35 km con 1.500 m. di dislivello programmati nel primo giorno. Il sentiero è fatto per i camminatori che si allontanano dalla valle per arrampicarsi in quota e fuggire da auto e villaggi. Si entra ed esce da boschi di pini con la valle sottostante ricoperta di prati con le immancabili mucche al pascolo e con salite e discese in rapida successione che conducono in valli laterali che portano al “Lag da Pigniu” toponimo in lingua romancia, assai diffusa nel cantone che ufficialmente ha nel tedesco la sua lingua di riferimento. Il lago è artificiale e sulla sua diga si può anche pedalare, ma è ancora più suggestivo girargli intorno sfruttando anche i prati che si interrompono contro le pareti a strapiombo. Il luogo è ideale per scatti fotografici da collezione o soltanto per contemplare il panorama e i vividi colori contrastanti. La meta successiva è Waltensburg che si raggiunge ritornando un po’ sui nostri passi e riprendendo a scalare le ripide salite sempre seguite da altrettanto ripide discese.Tutto intorno le montagne e tanti piccoli paesi con l’immancabile alto campanile dal tetto aguzzo che svetta sopra le belle case di legno con ogni finestra ingentilita da fiori e gerani. Il percorso ora passa su strade asfaltate, ma le auto sono quasi assenti. La meta finale del giorno è Brigels, località turistica in una bella zona panoramica adatta a chi cerca silenzio e tranquillità. Il paese offre diversi alberghi e ristoranti dove la fonduta al formaggio è il piatto tipico dell’area. Al ristorante La Val ci è offerta anche la stube della fonduta, una mini casa totalmente di legno dove solo un piccolo gruppo può avere il privilegio dell’intimità di una costruzione che sarebbe corretto definire “casa delle bambole”.

Il secondo giorno è certamente il più vario e offre ancora più tipicità. Si iniziava con una piacevolissima discesa su asfalto fra microscopici paesi dove le stalle sono più numerose delle case. Si deve prendere il treno da Trun a Tschamut per tagliare un tratto di strada non particolarmente affascinante. Non è una linea principale, ma il treno è elegantissimo nel classico rosso svizzero con un intero vagone dedicato al trasporto bici da appendere ai comodi ganci al soffitto. Il buon umore è massimo, non solo per le belle montagne intorno e il cielo che non può essere più azzurro di così, ma soprattutto perché su questi treni ogni ciclista si sente un viaggiatore ben accettato e coccolato. La prima meta del giorno è il rifugio Maigels (Maigelshütte) a 2260 m. Si raggiunge pedalando su un sentiero scosceso e sassoso per una decina di chilometri costantemente in salita, che è una valida giustificazione per procedere senza troppi affanni con il vantaggio di ammirare tanta bellezza intorno. Girando intorno alla montagna il panorama cambia con rapidità, si sentono i fischi delle marmotte e mentre aumenta l’altitudine la montagna diventa completamente brulla. La pista è molto sassosa per le tante pietre che la pioggia e la neve portano.

In salita non sono particolarmente fastidiose, ma in discesa si sentiranno tanto e si dovrà procedere con prudenza e bassa velocità. Dopo la discesa dalla “Cima Coppi” si torna sulla strada asfaltata e con una piacevole discesa si raggiunge Sedrun che non si direbbe abbia qualcosa di straordinario da proporre, invece proprio nel piccolo paese è nata una eccellenza svizzera: i pasticcini La Conditoria, a forma di mini-torta che si mangiano in un boccone. Si trovano nell’omonima bellissima pasticceria La Conditoria, dove ogni vetrina è un trionfo di torte e prodotti artigianali. Il traguardo del giorno è a Disentis, una cittadina assai famosa nella Alpi per il monastero che opera da 1400 anni. L’edificio è enorme rispetto al resto delle costruzioni e l’impressione è la stessa che si prova a Lhasa nel Tibet quando si vede il Potala, l’antico monastero sede nei secoli di tutti i Dalai Lama. Una parte di esso è stato recentemente ristrutturato per offrire ottimi servizi alberghieri ma nello stile di “ospizio per pellegrini“ con relativi costi abbordabili. Anche senza volerlo una piacevole sensazione di misticità è avvertita.

L’ultimo giorno sulla carta ha caratteristiche simili ai precedenti: oltre 1500 m di dislivello spalmati su diverse salite alternate a discese in oltre 40 km di percorso prevalentemente sterrato. L’immagine più vivida della giornata è la lunga discesa che ci riporta a Ilanz con la stretta valle sul fondo che si avvicina lentamente come se fosse un volo planato, mentre si passa accanto a tanti alpeggi sparpagliati sui grandi prati.

Alcune migliaia di metri di dislivello superati e decine di chilometri di sterrato sono stati un soddisfacente test anche per il mezzo usato, la Trek Checkpoint ALR 5 noleggiata sul posto. Apparentemente una vera bici da strada con pneumatici sovradimensionati e nemmeno troppo sofisticata nel suo allestimento Shimano 105. Si è invece rivelata un perfetto strumento di viaggio sui tanti tipi di sterrati alpini trovati. L’unico momento di ripensamento dove una mtb biammortizzata sarebbe stata preferibile è stato durante la discesa molto sconnessa dai 2260 m della Maigelshütte: pochi minuti dove la Trek Checkpoint ha resistito molto meglio del ciclista alle fortissime sollecitazioni del sentiero sassoso. Quel breve tempo non giustifica una scelta diversa se per il resto delle tante ore in sella era perfetta per comodità e leggerezza.

Info: www.graubuenden.ch  www.surselva.info    disentis-sedrun.graubuenden.ch

a cura di Sauro Scagliarini – Copyright © INBICI MAGAZINE

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