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L’ATLETA DEL MESE



Alla scoperta di Marco Liporace, uno dei prospetti più interessanti nel mondo delle mountain bike: “Il sogno? Diventare professionista”

 

L’atleta del mese è un giovane valdostano con origini del Sud. Marco Liporace è un biker, ma anche stradista e triathleta. Dopo gli inizi della carriera, esclusivamente a bordo della bici da montagna, si è dedicato anche alla strada, per poi ritornare al primo amore, senza disdegnare il Winter Triathlon, nella cui specialità è campione italiano in carica.

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Marco, in che modo e quando ha incominciato a pedalare?

Ho iniziato a pedalare all’età di 11 anni, è una passione quella per la bici, che mi ha trasmesso mio padre. La mia prima gara di mountain bike l’ho fatta nella categoria g4 a Courmayeur e ho subito vinto. Ho iniziato a pedalare nel Team Cicli Lucchini e devo dire che le basi tecniche le ho apprese proprio lì.

 

La mountain bike, insomma, è un “affare di famiglia”. A livello giovanile i suoi risultati sono stati eclatanti, tanto da ottenere anche la maglia di campione italiano di categoria…

La mountain-bike è senza dubbio la disciplina sportiva a cui sono più legato, qui ho ottenuto i risultati che più mi hanno trasmesso a livello di emozioni. Ho vinto per tre anni consecutivi i campionati italiani nelle categorie giovanili e devo dire che vincere è sempre stato il mio obiettivo  sin da quando ero un bambino. Hai detto bene – un “affare di famiglia” – perché anche mia sorella Francesca nel 2013 è riuscita a vincere i campionati italiani nella categoria esordienti donne.

 

Quali sono le sue caratteristiche tecniche?

Il mio punto forte nella mountain bike è sicuramente la tecnica: in discesa mi diverto come un matto, mi piace andare veloce ed è forse proprio la discesa che mi ha fatto appassionare così tanto a questa disciplina. Per quanto riguarda la pedalata prediligo invece fare scatti nei single tracks e nelle salite brevi e molto dure ed è proprio quello che si ritrova nel cross-country olimpico.

 

Dopo parecchi anni trascorsi a lottare nel fango e in mezzo ai single tracks, ecco che nel 2015 le si prospetta l’occasione di passare alla strada, il sogno di molti bikers. Come è andata?

Devo dire prima di tutto che il mio grande amico Mattia Pozzo (pro per 3 anni su strada ) ha acceso in me la scintilla che mi ha fatto avvicinare alla strada. Sono molto contento di aver fatto quest’anno di esperienza perché sento di essere un atleta più completo e con una pedalata sicuramente più rotonda ed efficiente. Oltre a questo, il fatto di stare in gruppo su strada e fare a spallate per giocarsi la volata o arrivare nelle prime posizioni ai piedi di una salita è una cosa che l’anno scorso e tutt’ora mi esalta tantissimo. Ho partecipato ai campionati italiani su convocazione del comitato regionale piemontese (correvo  infatti per la Rostese) e ho partecipato alla 3 giorni orobiche, una gara a tappe internazionale juniores che è stata un’esperienza fantastica.

 

 

 

Ha sognato di diventare un professionista su strada?

Lo sogno tutt’ora. Credo che a 19 anni un ragazzo che sa di avere delle buone qualità debba per forza sognare di diventare professionista. Io sogno anche di poterlo essere un giorno in mountain bike: è il mio obiettivo ed è per questo che gareggio e mi alleno.

 

Finito il 2015, per il 2016 ecco il ritorno al primo amore. Insieme a Mattia Pozzo (ex professionista della Nippo Fantini e ospite delle pagine di Inbici, ndr) e a Vincenzo Jeantet, ecco il progetto RDR. Che ambiente ha trovato?

Si tratta di un progetto secondo me fantastico perché proiettato e progettato per il futuro. Con Mattia e Vincenzo puntiamo molto su questo progetto, con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo nell’arco di quattro anni. RDR Italia Factory Team è, di fatto, una grande famiglia, un team valdostano che ha anche tesserati in altre parti d’Italia. Sono orgoglioso di farne parte e sono sicuro che faremo vedere grandi cose anche ai nostri sponsor e a coloro che credono in questo progetto ambizioso. Siamo un team UCI e questo ci pone in evidenza, dal momento che sono pochissimi i team UCI in Italia (circa 10). Quest’anno ho in programma anche alcune gare di Coppa del Mondo, ovviamente oltre ai campionati italiani assoluti, che si correranno in casa (a Courmayeur). Mio padre, esperto di arti marziali, tra l’altro nella stagione invernale si prende cura della nostra preparazione a corpo libero in palestra.

 

A livello di mezzi tecnici, che cosa ci può dire per la stagione appena iniziata?

Rdr Italia mi ha fornito una bici da 29”, con un telaio fatto a mano in Italia. La chicca della mia 29” sono i cerchi, sempre made in Italy, con canale allargato da 30 mm. Vittoria mi fornirà invece caschi e scarpe e credo che sia un onore vestire un marchio come Vittoria che da anni realizza materiali di alta qualità (il casco è un’altra chicca che gli appassionati di MTB scopriranno alle gare ). Il vestiario da gara sarà il top di gamma della Sportful e il vestiario da riposo ci sarà fornito da Karpos.

 

Obiettivi?

Quest’anno sarò al primo anno nella categoria under 23. Sicuramente l’obiettivo principale di stagione sono i campionati italiani assoluti di Courmayeur. Parteciperò, come detto, anche a qualche gara di Coppa del Mondo e ho in programma anche i campionati italiani Marathon. Anche se sono al primo anno di categoria voglio ottenere grandi risultati e spero di mettere in mostra le mie qualità anche in questa categoria.

 

Facciamo un piccolo passo indietro: da anni lei partecipa alle gare di winter triathlon. Fa parte della nazionale e ha ottenuto il titolo italiano junior e soprattutto un argento agli europei e un bellissimo bronzo ai mondiali. Soddisfatto dei risultati o si aspettava qualcosa di più, soprattutto alla manifestazione iridata?

Il winter è uno sport che mi ha dato tanto: mi diverto e mi alleno in inverno, quindi è il top. Quest’anno ho vinto i campionati italiani che avevo già vinto nel 2014 a Cogne. Sono soddisfatto per quanto riguarda gli europei di Otepaa (Estonia) e sono soddisfatto anche per la manifestazione iridata in Austria, anche se non nascondo che il mio unico obiettivo era comunque vincere dato che ero già arrivato terzo ai mondiali due anni fa.

 

Qualcuno che vuole ringraziare?

Come sempre, in primis, la mia famiglia. Mi sento un ragazzo privilegiato per il fatto di poter fare lo sport che mi piace e tutto questo lo devo alla famiglia che ho alle mie spalle. Mi hanno sempre sostenuto in tutti i sensi. Voglio ringraziare il mio amico Mattia Pozzo con il quale sono sicuro che ci toglieremo grandi soddisfazioni. Infine, ma non ultimi per importanza, i miei sponsor tecnici, Vincenzo e Nicolas Jeantet e Cristina Galler (presidente del team) per il mezzo che mi hanno fornito e per credere sempre fortemente nel mio talento.

 

fonte PAOLO MEI iNBiCi magazine marzo 2016

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