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LE AVVENTURE DI GIUSEPPE GAIMARI: VIAGGIO AI CONFINI DELLA REALTÀ IN MTB

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L’esplorazione della catena dell’Alto Atlante e la magia del Jbel Saghro sui pedali, un’avventura tra vette alte oltre 4.000 metri, paesaggi lunari, altopiani desolati e sperduti villaggi berberi nel cuore del Marocco più selvaggio

14 Novembre 2017, aeroporto di Pisa, sto aspettando il volo che di lì a poco mi porterà in Marocco. Ad attendermi a Marrakech trovo Aahmed, un “omone” che non parla inglese ma spiccica solo qualche parola di italiano, poichè ha vissuto per qualche anno in un paesino sperduto della Sicilia. Arrivo nel mio hotel adiacente alla famosa piazza Jemaa el Fna. Alì, cosi si chiama l’albergo, è modesto ma famoso per essere il punto di partenza storico di tutti i viaggi avventura da Marrakech. Dopo essermi sistemato nella stanza scendo al ristorante sul retro, il gestore ed il cameriere mi riconoscono e mi salutano calorosamente. Ordino la grigliata reale di pesce con una Coca Cola, risultato cena stratosferica.

Dopo aver mangiato il dolce e aver fatto una breve passeggiata nella piazza Jemaa el Fna, decido che è ora di andare a letto, domani la sveglia suona alle 6:30. Di buon mattino andiamo a ritirare la Mtb full suspensed che voglio testare per questo viaggio, visto le discese che dovrò fare. Con il 4×4, dove c’è la cambusa e la tenda, ci spostiamo in direzione di Asni, villaggio alle pendici della Catena dell’Alto Atlante. Da qui inizia la mia avventura in Mtb, la jeep mi aspetterà al rifugio della seconda notte.

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Mentre mi cambio e scambio qualche parola sull’itinerario da tenere con Mohamed, giovane ed esperta guida marocchina, arriva Sliman una delle prime guide certificate di alta montagna del Marocco, con il quale ho un confronto sui passaggi chiave della traccia da seguire. Siamo in perfetta sintonia ed io sono entusiasta. Accendo il gps e sono pronto.

Inizio a pedalare da un’altezza di 1.200 metri, sono subito in salita per 8 km ed il sentiero si inerpica nelle montagne dell’Alto Atlante. Il percorso è un maledetto saliscendi; soffro il caldo in salita ed il freddo in discesa. I dislivelli sono importanti, ma la bellezza dei villaggi berberi e l’incontro con le persone locali dà un senso alla fatica.

Attraverso l’Alto Atlante per tre giorni, passando per Imlil, per la meravigliosa Tessaout valley dove affronto impegnativi guadi prima di arrivare ad Amziri, uno dei villaggi berberi ancora abitati più suggestivi di tutto il Marocco.

Ogni fine tappa è una sorpresa arrivando in zone remote ed alloggiando sempre in gites d’étape, o chez l’abitant cioè in casa degli abitanti del posto. Ogni volta che entro in una casa locale, noto sempre le stesse cose, la semplicità dell’arredo e come i pavimenti siano coperti da tappeti dove si deve camminare senza scarpe. Al posto dei letti troviamo dei materassini stesi in fila sui tappeti. La sala adibita al pranzo è sempre arredata con dei cuscini dove sedersi per riposare e mangiare intorno a bassi tavoli rotondi. La loro ospitalità mi è rimasta nel cuore, non facevo in tempo ad entrare che mi offrivano il loro tipico tè alla menta chiedendomi sempre se zuccherato o no.

Nelle lunghe giornate in sella sono accompagnato dal silenzio degli immensi spazi aridi, che man mano che mi avventuro nel cuore del Jbel Saghro sono sempre di più. I pochi abitanti dei villaggi berberi che incontro mi guardano incuriositi, salutandomi e spesso dandomi consigli sul sentiero da seguire.

In un viaggio del genere non possono mancare le classiche notti sotto le stelle, infatti ecco che puntuale sistemo la mia tenda nel mezzo delle montagne, lontano da tutto e da tutti, solo con il rumore della natura. Il freddo si fa sentire e anche la stanchezza, ma il senso di libertà che questo viaggio mi sta regalando è come un serbatoio di energia inesauribile.

L’ultimo giorno a pedali mi regala il passo di montagna Tizi n’tzazert a 2283 metri, uno dei passi più alti di tutto il Marocco. Questo sentiero è anche considerato pericoloso, visto gli innumerevoli tornanti sterrati con il baratro sottostante. Sinceramente più che pericolosa la considero un “must” per tutti gli amanti della Mountain Bike, infatti la discesa di quasi 20 km nel cuore del Saghro è divertimento e adrenalina pura. Ad attendermi in un fantastico caffè alla fine della discesa c’è la jeep con Aahmed, che immediatamente si complimenta con me.

Dopo una Tajine di pollo, con il cuore colmo di felicità, carico la mia bici sulla jeep. Il viaggio verso Marrakech è in rigoroso silenzio, la mia mente ripercorre tutti i chilometri e le difficoltà affrontate in questo entusiasmante viaggio, lo sguardo è fisso fuori dal finestrino. Che nostalgia! Domani lascerò questa terra che tanto buona ed ospitale è stata con me.

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