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Al centro Mauro Gespran con Desiree Bergam Maier e Luca Celli all'inaugurazione dell Assos Pro Shop di San Mauro (RN)

L’INTERVISTA: “VI SPIEGO PERCHÉ ASSOS VESTE I BIG DEL CICLISMO”


Fiere, bici elettriche, negozi e contraffazione: la bike-economy raccontata da Mauro Grespan, amministratore unico di Extreme Racing che distribuisce in Italia, in esclusiva, il prestigioso brand svizzero di abbigliamento tecnico

 

“Dopo oltre 40 anni dedicati a progettare abbigliamento per ciclisti, abbiamo voluto sorprendere coloro che si spingono oltre ogni limite. Abbiamo creato capi estremamente tecnici dai profili aerodinamici esclusivi, con l’impiego di tessuti innovativi per un look impeccabile”. Nella home page del sito ufficiale di Assos of Switzerland, compresse in poche righe sintetiche, c’è la storia e la mission di un’azienda che, nel mondo del ciclismo, più che un marchio è ormai una griffe.

Perché quando si parla di abbigliamento tecnico applicato alla bicicletta, Assos è un’eccellenza planetaria, come certificano le tante collaborazioni, ormai consolidate, con il mondo dei professionisti.

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Ma in un mercato in costante evoluzione, quali sono le strategie future di questo colosso imprenditoriale? Lo abbiamo chiesto a Mauro Grespan, amministratore unico di Extreme Racing che distribuisce in Italia, in esclusiva, il brand Assos of Switzerland.


Grespan, quali sono stati, nel 2017, gli andamenti di mercato di Assos of Switzerland?

“In Italia abbiamo chiuso i bilanci con indicatori molto simili a quelli dell’anno precedente, mantenendo grosso modo gli stessi livelli di fatturato del 2016. Lavorando, però, con i campionari stagionali e dunque in anticipo di 8-9 mesi rispetto al calendario, possiamo dire già da oggi che registriamo un significativo incremento negli ordini per la collezione Summer 2018”.

Quali saranno, nei prossimi anni, gli obiettivi del gruppo?

“La casa madre, in linea con la sua mission e con la sua storia, ci ha indicato un programma di sviluppo 2018-2021 che prevede livelli di crescita molto elevati. E’ un progetto ambizioso supportato da una strategia commerciale di primissimo livello che prevede l’ampliamento della gamma di prodotti e la creazione di nuove linee calibrate in base alle novità del mercato”.

Si riferisce, ad esempio, al mondo delle biciclette a pedalata assistita?

“E’ un segmento a cui non possiamo non guardare con interesse considerate le percentuali di crescita dell’ultimo biennio (+120%). Io penso che, numeri alla mano, le biciclette a pedalata assistita abbiano ‘salvato’, nel 2016 e 2017, i fatturati di tanti negozi e, se il fenomeno continuerà a crescere con questi ritmi, il mondo dell’elettrico, anche in Italia, diventerà molto presto un asset centrale della bike-economy”.

Intende dire che Assos proporrà una linea d’abbigliamento ad hoc per il mondo delle biciclette a pedalata assistita?

“Per la verità, già oggi – nella linee Cross-Country e Rally – abbiamo capi tecnici profilati per questo segmento, ma è chiaro che si sta pensando ad una collezione ancora più specifica. Perché, quando parliamo di e-bike, dobbiamo intendere sia i giovani che praticano free-ride sia i più adulti che utilizzano la bici elettrica in città e nel fuoristrada. E così, se il primo ha bisogno di capi tecnici più morbidi ed evoluti, il secondo necessita, al contrario, di divise più confortevoli e magari meno attillate”.

Quante linee dispone oggi Assos of Switzerland sul mercato?

“Abbiamo tre linee da strada per l’uomo, due collezioni strada per la donna e due linee mtb per lui e per lei. Dalla linea 1000 GT, che è la nostra entry-level, passando per la linea Equipe RS, quella utilizzata dai professionisti della Bmc, fino alla linea 113 Avantguard, che è la più evoluta e ricercata, chiunque – consultando i nostri campionari – può trovare il capo più adatto alle sue esigenze. E’ chiaro che parliamo di prodotti di altissima gamma, ma le fasce di prezzo sono diverse: ad esempio un pantaloncino può costare dai 130 ai 360 euro. E tra questi vi è anche il T.Equipe_EVO, quello indossato da Greg Van Avermaet, perché,nella filosofia Assos, tra un campione olimpico e un cliente qualunque non c’è alcuna differenza”.

In Italia si parla dei negozi come dell’anello debole della filiera. Voi avete un po’ aggirato il problema con i cosidetti “Assos Pro Shop”…

“Abbiamo scelto, fin da subito, di non effettuare una distribuzione a tappeto dei nostri prodotti, ma di selezionare con scrupolo i nostri punti vendita. I Pro Shop non sono altro che negozi in cui al marchio Assos viene dedicato uno spazio attrezzato di almeno 35-40 metri quadri. Viene allestito, con il nostro intervento diretto, in base a precise modalità logistiche che tengono conto dell’illuminazione, del mobilio e di altri dettagli. Qui l’utente finale trova tre requisiti fondamentali: il massimo assortimento delle collezioni, la presentazione degli articoli secondo standard precisi e la formazione del personale che è perfettamente in grado di illustrare le caratteristiche tecniche di un capo Assos”.

Dunque, più che un mono-marca una sorta di “shop in shop”…

“Esattamente. Noi, come monomarca, abbiamo solo tre negozi di proprietà: a Lugano, Londra e Francoforte più un progetto embrionale su New York, ma anche gli Assos Pro Shop assolvono perfettamente la mission aziendale visto che, ci tengo a sottolinearlo, noi investiamo tanto nella formazione del personale”.

Anche sul fronte delle garanzia, Assos offre condizioni uniche…

“Sì, la nostra policy strategy è, da sempre, proiettata verso la totale soddisfazione del cliente. Se, ad esempio, entro un mese dall’acquisto di un nostro capo, un ciclista cade ed il pantaloncino e la maglia si lesionano, Assos li sostituisce gratuitamente. E se l’inconveniente accade entro l’anno, noi abbiamo una sartoria a Stabio in grado di riparare i tessuti con formidabile maestrìa. Sono operazioni che qualche volta hanno un costo, ma molte volte vengono effettuate in forma completamente gratuita”

Capitolo fiere, siete stati i primi, ormai 7-8 anni fa, a rinunciare. Come mai?

“Perché, a conti fatti, quel format non soddisfaceva più le esigenze delle aziende. In passato, la fiera serviva per incontrare i negozianti che, in quell’occasione, formalizzavano anche i primi ordini. Oggi, il negoziante che arriva a Friedrichshafen si ferma al massimo una giornata e, in poche ore, non ha certo il tempo di visitare tutti i suoi distributori. Per altro, nelle fiere, il negoziante si trova davanti ad articoli che ha già visto e dunque si perde anche l’interesse che c’era all’origine. Oggi è vero che la fiera si è evoluta ed il format di presentazione ha lasciato il posto ai test però, considerando anche i costi, conviene dirottare le risorse altrove”.

Il campione olimpico Greg Van Avermaet con la divisa Bmc firmata Assos – Photo Tim de Waele

Dove ad esempio?

“Negli eventi mono-marca che l’azienda organizza per i suoi clienti in base a tempi e modalità logistiche molto più razionali e confortevoli. Basta allestire uno show-room, invitare i negozianti ed il gioco è fatto. Del resto, è vero che i numeri di Friedrichshafen sono stabili, ma i grandi marchi ormai non ci sono più. Se dopo di noi, anche aziende come Specialized, Pinarello, Giant e Trek hanno deciso di virare altrove, una ragione ci sarà…”.

Altre strategie per raggiungere l’utente finale?

“Il mondo delle granfondo è molto interessante per un marchio come Assos perché consente di incontrare, nei loro contesti abituali, il mondo eterogeneo dei ciclo-amatori che rappresentano ormai la spina dorsale del mercato. Nell’area expò delle granfondo, in virtù di una nuova partnership con il gruppo InBici, da quest’anno daremo l’opportunità ad alcuni ciclisti di testare i nostri pantaloncini T.Equipe. Saremo presenti, a partire dalla Granfondo Laigueglia, negli appuntamenti più prestigiosi del calendario ciclo-amatoriale, una strategia che, ne sono certo, darà risultati importanti”.

Nel mondo dell’abbigliamento per ciclisti siete, da sempre, il marchio più prestigioso. Anche voi, come tante firme del pret-à-porter, avete problematiche legate alla contraffazione?

“Sì sono anni che lottiamo con i ‘clonatori’ del nostro brand che, per spirito di semplificazione, dividerei in due fasce. C’è la contraffazione cinese, quella che immette sul mercato dei tarocchi grossolani, magari copiando la griffe, ma senza ovviamente riuscire a riprodurre, sul piano tecnico, il know-how dei nostri capi. E poi c’è una contraffazione più subdola, quella delle aziende che copiano i nostri campionari, violando però anche i nostri brevetti che sono ovviamente regolarmente depositati. Pensi che alcuni nostri capi contengono ben 8 brevetti. Mentre combattere la contraffazione orientale, sul piano giuridico, è piuttosto complesso, in questi secondi casi, Assos of Switzerland interviene con grande decisione interrompendo sul nascere queste palesi violazioni”.

a cura della redazione – Copyright © INBICI MAGAZINE

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