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MARTA BASTIANELLI

MARTA BASTIANELLI



Il trionfo iridato, la gloria, la positività ed il riscatto: a 29 anni, quella di Marta Bastianelli è una storia ancora tutta da scrivere

 

E’ Marta Bastianelli il personaggio “rosa” del mese di aprile. Nata a Velletri, la quasi ventinovenne atleta laziale è una delle più rappresentative atlete italiane. Campionessa tricolore Allieve su strada, ha centrato il colpaccio ai mondiali di Stoccarda, dove nel 2007 ha vinto la maglia iridata tra le Elite, affermazione che l’ha proiettata nel gotha del ciclismo. Dopo un periodo molto difficile, Marta è rientrata nel mondo delle corse più determinata che mai. E in questo 2016, ha già messo la sua impronta nell’albo d’oro di una prestigiosa corsa in Belgio.

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Marta, partiamo dall’inizio: quando e perché ha scoperto la bici?

Ho iniziato ad andare in bici a 10 anni grazie a mio Zio Massimo che praticava questo sport da amatore.

 

Talento sin dalle categorie giovanili?

Diciamo che, da giovane, ho vinto molte gare, alcune importanti, altre meno. In totale circa 30 facendo la somma di tutte le categorie, tra cui due campionati Italiani, oltre a molte medaglie, come ad esempio due bronzi e un argento agli europei e un argento ai campionati del mondo a Verona.

 

Tecnicamente come si definisce?

Ad oggi una passista veloce.

 

Nel 1997 Alessandra Cappellotto divenne campionessa del mondo. Dieci anni dopo, una giovanissima quanto incredula Marta Bastianelli riuscì a ripetere quell’exploit a Stoccarda, stesso circuito e stesso mondiale di Paolo Bettini. Cosa significa vincere un mondiale a vent’anni?

In quel caso fu proprio il coronamento di tutta una serie di sacrifici fatti nelle categorie giovanili e un premio per i molti piazzamenti ottenuti in quello stesso anno.

 

Certo che, guardando il suo palmares, le medaglie nella sua carriera non sono mai mancate: oltre all’oro di Stoccarda, svetta un argento junior a Verona nel 2004 e due bronzi e un argento agli europei. Insomma, forse quel mondiale non è stato poi così sorprendente. Stoccarda a parte, quale altra medaglia ricorda con maggior affetto?

Ricordo la prima più importante che fu proprio il secondo posto a Verona, dove nonostante sapevo che in fuga c’era Marianne Vos, io vinsi la volata di gruppo ristretta e alzai le mani in segno di gioia, perchè arrivare dietro a lei in quel periodo era praticamente una vittoria.

 

 

Poi, come un fulmine a ciel sereno, arriva quel brutto giorno nell’estate del 2008, con quella tanto discussa positività che le ha interrotto la carriera. Che periodo è stato?

E’ stato un periodo triste, un fulmine a ciel sereno, nonostante per quella squalifica c’era chi aveva più colpe di me per via del ruolo che rivestiva. Nonostante questo, ovviamente io fui ovviamente al centro delle discussioni! Sentenze a parte, che con il senno del poi non servono a niente, credo che in quelle circostanze la famiglia e l’affetto delle persone che mi vogliono bene siano state la cura migliore. Posso dire che oggi sono comunque soddisfatta per aver capito molte cose, per aver reagito da persona vera e matura nonostante avevo solo 20 anni, sopratutto per aver allontanato dalla mia vita tutti coloro che dapprima si ritenevano “amici” mentre poi, per ciò che è successo, si sono affrettati a scendere dal carro dei vincitore. 

 

Il ciclismo attuale si inchina alla multi disciplina. E lei, in pista, nel 2010 ha vinto il titolo italiano nell’inseguimento a squadre. Quanto serve la pista ad un corridore che corre su strada?

La pista è una chiave di lettura molto importante per il ciclismo dei nostri giorni. Noi lo pratichiamo grazie alle Fiamme Azzurre e alla Nazionale che ci mette a disposizione le bici da pista. Ho provato questo inverno a praticarlo maggiormente per provare a far parte del quartetto olimpico, ma l’impegno era troppo grande ed ho deciso di fare un passo indietro e dedicarmi alla famiglia e alla bambina che almeno nel periodo invernale potevo vivermi un po’ di più.

 

Oggi, Marta Bastianelli non è solo una ciclista, ma soprattutto una mamma. Difficile conciliare le due cose?

Appunto, come dicevo ho una bambina di quasi due anni e vivo a 200 km dai miei, qui in Abruzzo ho comunque una “squadra” di persone importanti a partire da mio marito, poi ci sono i miei suoceri che mi danno una grande mano con lei quando devo assentarmi, soprattutto per più giorni, però poi durante la settimana ci sono io e tra allenamenti, casa e bambina diventa un bell’impegno conciliare il tutto. Credo infatti che il mio vero e proprio riposo arriva quando vado a correre. In questo caso, quando posso puntare la sveglia alle 9.00 mi sento privilegiata!

 

L’anno scorso, tra le fila della Aromitalia Vaiano, l’abbiamo rivista in grande spolvero. Una squadra che lei ha definito “una famiglia”. Che ambiente era, quello?

La definisco ancora così perché è una squadra che ringrazierò sempre visto che mi ha dato la possibilità di tornare a correre e di trovare un giusto equilibrio tra famiglia e gare (ricordo che ho ripreso a correre quando la bambina aveva appena 8 mesi). Il gruppo Aromitalia Vaiano lo reputo perciò come un insieme di persone eccezionali che sento tuttora molto spesso.

 

Per il 2016 ecco il passaggio tra le fila del Team Ale Cipollini. Una squadra moderna, organizzata e anche molto giovane. I primi colpi di pedale sono stati straordinari con la vittoria della Omloop Van HetHageland in Belgio. La pantera è tornata?

Ho deciso di fare un salto di qualità rimanendo però comunque in Italia per tornare a valutare i miei limiti in gare importanti e cercare di sfruttare anche quelle gare che non sono alla mia portata, ma che mi permettono di fare ritmo e fatica, ciò che mi serve per trovare la condizione. Quindi con questa squadra (che è una della migliori al mondo) avrò possibilità di esprimermi al meglio. La prima vittoria in Belgio è stata una grande impresa perché sinceramente non me l aspettavo, e per questo sono molto soddisfatta perchè inizio, anzi torno a credere nei miei valori.

 

Obiettivi per questo 2016?

Di obiettivi ne ho molti, il primo su tutti è concludere questa campagna del nord nel miglior dei modi, per poi dedicarmi ad altre gare dove mi piacerebbe far bene guardando con interesse al mondiale in Qatar, ovviamente sempre meritandomi la convocazione.

 

Una ciclista che ha già vinto un mondiale ha un sogno nel cassetto?

Ovvio! Il mio è quello di partecipare e magari vincere un Olimpiade: sarebbe l’ultimo gradino per toccare il cielo.

 

fonte  Paolo Mei Copyright © INBICI MAGAZINE

 

Credit foto Bettiniphoto

1  Omloop van Het Hageland
2 Richmond 2015
   

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